Finti dualismi e vere alternative

La narrazione vendoliana di un mondo nuovo che avanza sulle rovine del liberismo ha sicuramente una capacità suggestiva. L’Imputato Universale Berlusconi, le tante “destre”, Bush e il Capitalismo soprattutto in chiave anarco-finanziaria, formano un pacchetto di Cause metafisiche del Male civile, politico, sociale, economico e morale contro cui scagliare le masse oggi “indignate”. Peccato però che nella sparuta manifestazione della FIOM a Roma, lo stesso Niki Vendola sia stato aggredito per aver osato distinguere la “piazza degli indignati” con il teppismo dei black-bloc “fascisti”. Masse di Indignati composte da quaranta anni più o meno dalle stesse persone, anche se cambiano nome ogni anno e magari se la prendono con un Marco Pannella definito dalla sedicente cattolica Rosy Bindi “stronzo”, non perchè vuole l’eutanasìa, ma perchè ha osato distinguersi dal farsesco aventinicchio in occasione dell’ultimo voto di fiducia al governo. A poco è servito ascoltare le dichiarazioni di smentita riguardo l’origine fascista dei black-bloc: Andrea “Tarzan” Alzetta, militante del collettivo Action, al Corriere della Sera ha confessato: «Io non faccio la spia, e i conti preferisco regolarli dentro casa ma quei ragazzi incappucciati che hanno fatto gli scontri sono i nostri figli e fratelli minori». Simili le dichiarazioni da parte del figlio di Massimo Cacciari che frequenta centri sociali veneziani. Il centro sociale torinese Askatasuna, per esempio, scrive sul suo sito: «La giornata di oggi, piazza San Giovanni nella fattispecie, si è trasformata in ore di resistenza di massa alle forze dell’ordine, chiamate a respingere una rabbia sacrosanta verso un presente di austerity». Il collettivo romano Militant, dal canto suo, rispedisce al mittente le teorie sull’origine “altra” dei teppisti: «Cominciamo col dire che in piazza non c’erano né buoni né cattivi. Così come non c’erano i black bloc infiltrati, i poliziotti provocatori, gli ultras fascisti… o gli extraterrestri venuti da Marte a rovinare il corteo […]. In realtà, almeno per come la vediamo noi, è accaduto quello che era già successo il 14 dicembre scorso. La piazza ha esondato e scavalcato ogni struttura, gruppo, sindacato o partito; ha ignoranto accordi presi in riunioni o assemblee di cui forse neppure era a conoscenza e ha praticato la propria rabbia spontaneamente e nell’unica forma concreta in cui gli era possibile».Ma torniamo al punto e cioè ai riferimenti ideologici degli Indignati.

Ogni propaganda necessita di semplificazioni e forzature che hanno lo scopo di alterare la percezione della realtà, facendo coincidere la realtà stessa con la sua rappresentazione. Chi sono i padrini del “nuovo ordine vendoliano” che dovrebbe superare il trentennio liberista trascorso?
Il riferimento prossimo degli “indignati” è Stephane Hessel, autore del pamphlet Indignez-vous! che è diventato un brand planetario col solito armamentario: mito della Resistenza tradita, populismo pauperistico e l’immancabile “pace-nel-mondo”. Si ripropone la solita ricetta dei modelli scandinavi, dimenticando magari che lì si va in pensione tardissimo. Il vecchio comunista Pietro Ingrao risponde al compagno Hessel col suo Indignarsi non basta e lo induce a pubblicare Engagez-vous! (Impegnatevi!) che lo avvicina alle teorie del noto “filantropo” Gorge Soros teorizzatore del “capitalismo dal volto umano” e finanziatore di tanti movimenti mondiali per un nuovo sistema politico ed economico. Si immagina un mondo in cui i governi nazionali perdono sempre più potere nei confronti dei poteri sovranazionali burocratici e finanziari, ai quali fa da contraltare la democrazia globalizzata delle piazze: vero braccio di ferro tra Mercato e Popolo che si autoregolamentano sulle rovine della Politica. Ovvio che la piazza degli Indignati confluisca nell’ondata anti-casta tanto cara ai salotti della grande stampa. Il sociologo Alessandro Orsini ha studiato questa “dissonanza cognitiva” dei marxisti da salotto offrendo nel suo Il rivoluzionario benestante, i metodi per ridicolizzare i fomentatori di rivolte che però se ne stanno beati a godersi i frutti opulenti della società capitalista. Si vuole davvero un “mondo migliore” nel senso della giustizia sociale e dell’emancipazione dei popoli dalla tirannìa delle oligarchìe finanziarie?La narrazione vendoliana della sinistra che si appresta a “cambiare” il mondo contrassegnato dal liberismo, si fonda sulla necessità di rimuovere la storia recente che ha già espresso dei giudizi precisi. Gli artefici principali della direzione economica mondiale, europea e nazionale sono stati Bill Clinton, Tony Blair e Romano Prodi che hanno inaugurato dopo la Caduta del Muro il sistema oggi vacillante di turbocapitalismo finanziario. Rimando per esigenze di spazio a questo link che offre in proposito abbondanti dati e argomentazioni: http://lavocedelcorsaro.myblog.it/archive/2011/10/18/operazione-ulivo-international-gli-anni-rampanti-della-terza1.html utili per smascherare la tentata truffa che stiamo subendo.

Insomma chi è senza peccato scagli la prima pietra….Vogliamo uscire sul serio dal “veltrusconismo” con tutti i pregi e i difetti tentando nuove strade?
Le vere alternative a quello che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere ci sono ma non devono fare notizia e si chiamano Argentina: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=40834 e Islanda: http://www.area-online.it/articoli/politica/370-la-lezione-islandese.html

Pietro Ferrari