Il nemico dell’Europa

Il nemico dell’Europa

La prima comunità nella quale l’uomo si trova a vivere, appena nato, è la famiglia. Un uomo ha naturalmente un padre e una madre e, spesso, dei fratelli. Se poi ha fortuna, ha dei nonni, ha degli zii, ha dei cugini. Un uomo sfortunato può dover affrontare la vita senza padre né madre: orfano, abbandonato, perduto. Però nessuno cresce solo. Accanto a una famiglia ce n’è un’altra, e quindi altre ancora: c’è un villaggio, c’è un borgo, c’è un paese, c’è un quartiere, c’è una città. E accanto a una città ci sono altre città, paesi, borghi, villaggi, dove gente affine – con una storia comune, con inclinazioni ed esigenze comuni – parla la stessa lingua e lo stesso dialetto. In ogni città, o paese, o villaggio, c’è una chiesa, c’è almeno una piazza, c’è una scuola. Attraverso di esse, col latte e con il primo pane, un uomo impara a convivere con gli altri. Apprende ogni giorno qualcosa: la sua società – che egli lo voglia o meno – persegue l’educazione del suo intelletto e gli insegna, in qualche misura, una disciplina morale. Una disciplina morale che rappresenti un freno agli istinti: giacchè gli istinti senza morale distruggerebbero la civiltà – così come la morale senza istinti distruggerebbe la vita. È quindi l’autorità della famiglia che rappresenta l’elemento vitale per l’ordine e la morale di una comunità e la barriera difensiva a tutelare la necessaria innocenza infantile. E tuttavia anche quest’autorità crolla quando debba affrontare istinti primordiali e violenti – come quelli del sesso nell’adolescente – se non è rafforzata profondamente da una fede religiosa inculcata nel fanciullo. Quindi la famiglia e la Chiesa. Ma è necessaria anche la scuola, oggi strumento formidabile di larga e generalizzata pressione sui giovanissimi – che dalla disciplina morale alle tradizioni civili, all’educazione storica, deve concorrere a mantenere intatto il patrimonio culturale di un popolo attraverso le generazioni. Ma oggi la scuola non fa più questo, come non lo fa nel suo insieme la televisione: esse manipolano la storia e non la insegnano e diseducano moralmente i fanciulli ponendoli contro i padri, contro le naturali gerarchie della vita e contro la saggezza antica della Chiesa. E tuttavia i popoli d’Europa sono ancora europei perché ognuno di essi parla ancora la stessa lingua, perché essi amano naturalmente la loro libertà nell’attaccamento all’etnia, perché crescono in mezzo allo splendore delle cattedrali romaniche e gotiche, alle superbe tracce medioevali e rinascimentali, agli orgogliosi castelli, ai templi classici, agli acquedotti, ai ponti, alle strade romane. Sono europei perché la loro cultura viene da università che hanno quasi mille anni e le scuole di Roma e i monasteri cristiani hanno propagato per l’Europa il senso del diritto nelle menti più nobili dei vari popoli, e perché i proverbi e le canzoni dei loro campi e delle loro osterie ripetono – come molte processioni religiose – profondi miti pagani che la Chiesa e le tradizioni popolari hanno iscritto nei loro Santi e nei loro Eroi. Da Omero a Dante, da Alessandro a Cesare, da Carlo Magno a Napoleone, da Machiavelli a Nietzsche, è un trionfo di grandezze che onora e che difende la civiltà europea.

L’America non conosce tutto questo. Popoli diversi per sangue, per tradizione, per religione, senza un passato storico comune, senza nobiltà e senza gerarchie sociali, gli americani conoscono solo cose appena nate e già pronte a morire. L’unico grande che nacque in America, Ezra Pound, l’abbandonò per scegliere come patria l’Europa. Fu fascista, e dopo il conflitto venne buttato, senza una diagnosi, in un manicomio criminale per tredici anni. Tornò in Italia, dove morì senza pentirsi e dove ora è sepolto. Ma è dell’America, che egemonizza l’intero mondo con la sua potenza aereonavale e con l’arroganza della sua plutocrazia finanziaria, che nasce dalla minaccia per l’Europa. Vista la resistenza dei popoli europei, il loro senso sociale, la loro forza tecnologica e produttiva, la loro capacità di rinascere e di riaffermarsi in termini economici e politici, la decisione dell’imperialismo statunitense e mondialista è quella di trasformare i paesi più forti e resistenti in realtà biologicamente e culturalmente diversi: questa è la radice dei grandi fenomeni migratori cronici e selvaggi verso le nazioni europee. Un paese nato multietnico, multiculturale e multi confessionale come gli Stati Uniti d’America, strozza finanziariamente i popoli dell’Africa, dei Balcani e dell’Oriente perché a milioni gettino i propri figli nell’avventura migratoria che cancellerà, alla fine, i grandi popoli europei trasformandoli in quel che non sono mai stati: società nelle quali la componente europea sarà una minoranza fra le tante, con una cultura silenziosa per i milioni di immigrati e con tanti credi religiosi, società nelle quali nessun Dio darà più regole morali a nessuno. E su questo terreno i popoli europei dovranno combattere la battaglia per la propria sopravvivenza nei prossimi decenni.

Sergio Gozzoli