La Messa e la festa del PD

La Messa e la festa del PD

Mi ricordo che entravamo in punta di piedi

Anche il tocco delle scarpe sul marmo era di troppo.

Eravamo in Chiesa…il resto rimaneva fuori, il tempo era sospeso e così le parole.

Bambini in fila, un po’ intimoriti e chiamati a crescere in un attimo, varcata quella porta.

Eravamo in Chiesa… e dovevamo starci con la consapevolezza di chi sa che si trova difronte al Dio incommensurabile che ha creato i mondi innumerevoli e forse innumerabili dell’universo, il Dio che regge i pianeti e che, misteriosamente, dona e concerta miliardi di vite.

Eravamo difronte al Mistero incarnato, di fronte al tabernacolo, difronte all’Altissimo fattosi pane.

Eravamo di fronte all’inaudito e di fronte all’inaudito si sta…non si fa.

Allora le suore ce lo insegnavano. Anche molti sacerdoti!Oggi non più!

La Chiesa conciliare, anzi la mala interpretazione del Concilio ha fatto del Grande Sacrificio della Santa Messa, una festa popolare, anzi popolana: entra il vescovo vestito come vuole, applaude la folla e la Chiesa si fa stadio.Il vescovo avanza e dimentica che è di fronte al Re al quale ha votato l’esistenza e davanti a quel Re non s’inginocchia.

Nemmeno i fedeli lo fanno più! In piedi come muli a prendere in mano (mani non consacrate!) la sacra particola. Niente patena e l’Ostia sacra cade!

Un allegro diacono prega per il Ramadam, la festa dei musulmani, storici ed attivissimi nemici della cristianità!

Le offerte all’altare sono una gita al supermercato, tra scatolette di tonno, pacchi di pasta e di riso.

Il Kyrie Eleison è cantato liberamente, versione riveduta e corretta, ma non siamo a Sanremo, siamo a Carnaiola, poco più sotto, a Fabro, c’è la festa del PD, non tanto più scomposta, non tanto più chiassosa di questa Messa ridotta a sagra.

Non la forma per la forma perché il Cristo fu tenace avversario di chi voleva sembrare e non essere, ma in questi tempi di tiepidezza ed ateismo, la forma per mostrare la sostanza della Verità!