A proposito della marcia su Roma

A proposito della marcia su Roma

(Testo tratto da un intervento di Gabriele Venezi in occasione del 90° anniversario della Marcia su Roma a Lucca. Abbiamo conservato il carattere discorsivo del testo)

EREDITA’ E SIGNIFICATO

La marcia su Roma rappresenta un’occasione per parlare di noi e dei nostri valori. Eredità e significato storico di questo evento si possono affrontare in vario modo e sotto vari aspetti. Io vorrei scegliere due profili, uno più politico e attuale che attiene a quell’humus emozionale che attraversò tutto il primo dopoguerra negli anni venti e che possiamo definire ORGOGLIO NAZIONALE e un secondo profilo che attiene invece alle radici culturali di tutto quel mondo della TRADIZIONE a cui apparteniamo.

ORGOGLIO NAZIONALE

Il collegamento e l’attualità con i giorni nostri sta nel fatto che  l’orgoglio nazionale tradito e infine riaffermato dal movimento fascista, coincide e si fonde nel concetto e nel valore di un altro concetto quello di SOVRANITA’, il tema profondo della Sovranita’ di uno Stato e della Democrazia con la D maiuscola, quella per intenderci che gli avi greci legavano al concetto della politica fatta nell’agora’ con il popolo veramente partecipe delle decisioni vitali di uno Stato.

Perché è’ facile, estremamente facile e se vogliamo redditizio fare dell’antipolitica d’accatto, dolersi del “piove governo ladro” e della Casta Mangiona. Difficile e’ invece avere una visione organica di quello che dovrebbe essere uno Stato Nazionale. Una visione sociale e identitaria, che cresce e prospera  grazie al valore e alle risorse innate del suo popolo e della sua terra. Democrazia proviene da Demos, Popolo; e questo e’ sempre più ignorato. Mai parola fu più violentata di questa. Pensateci. Democrazia: Liberale, Parlamentare, Costituzionale, Rappresentativa; addirittura  con una forzata tautologia, Popolare!

Nessuno ha il coraggio di affrontare il puro concetto di Democrazia perché occorrerebbe tirare in ballo quella cosuccia da niente e molto ingombrante che è il Demos, cioè il Popolo.

E parlare di popolo significherebbe parlare di legami di sangue, di legami alla propria terra e in ultima analisi di Sovranità  e  di un sano nazionalismo che possa far ritrovare identità e orgoglio alle masse popolari.

Oggi non abbiamo Sovranità geopolitica: vi ricordo la vexata questio della ferita dell’occupazione di parti del nostro suolo patrio con basi militari USA a distanza di quasi settant’anni dalla fine della guerra.

Non abbiamo Sovranità monetaria .

E non abbiamo più e non avremo più, visto che il Monti bis e’ lì che ci aspetta, una  Sovranità politica.

Non solo nei confronti di un’ Europa gestita da poteri finanziari che attraverso enti sovranazionali privati cercano di accaparrarsi ciò che resta del nostro patrimonio nazionale. Ricordo la paventata e futura svendita del patrimonio immobiliare (siamo i più ricchi e capienti in Europa) nonché degli ultimi gioielli di famiglia tipo Finmeccanica attraverso il completamento della dismissione grazie all’ultimazione del ciclo di privatizzazioni iniziato dalla banda Andreatta, Amato, Prodi, Ciampi, che terminerà con gli allievi Monti e Passera. Una Sovranità politica abortita, ed ecco la connessione con il concetto di Democrazia profonda, non solo verso l’Europa ma anche e soprattutto all’interno della Nazione.

Una intera classe politica ha fallito nel suo percorso di rappresentatività degli interessi del popolo e ha delegato interamente a chi non ha mai avuto una legittimazione costituzionale attraverso il voto popolare, la gestione dello Stato.

Una Classe politica che si meriterebbe un’altra Norimberga per le sofferenze inflitte a noi cittadini, ai giovani senza lavoro né speranza, agli anziani che vivono nella disperazione dell’indigenza, agli imprenditori che si suicidano perché il circuito del credito e’ loro negato da quell’infamia del trattato detto Basilea 2/3, (mentre le banche ricevono a piene mani carta stampata dalla BCE per mettere al riparo i loro buchi di bilancio prodotti dal finanziamento delle varie bolle speculative) ai disabili e ai malati che vedono uno Stato Sociale faticosamente conquistato dal popolo nelle generazioni precedenti, smantellato pezzo per pezzo.

Una classe politica vecchia e infame che è solo preoccupata dalle logiche affaristiche di casta e che non ha trovato niente di meglio che affidarsi ai delegati dei fondi internazionali di investimento pur di mantenere i propri privilegi.

Una storia che ricorda purtroppo il declino di Roma repubblicana quando la classe senatoriale pur di mantenere i privilegi di casta incominciò ad accettare di non contare più niente e di delegare ai singoli uomini della provvidenza la gestione dello Stato. Sappiamo come e’ andata a finire.

Pertanto, credo che l’unica strada per uscire da un cul de sac di queste dimensioni sia veramente quella di recuperare e prendere in mano i nostri destini di popolo e di Nazione attraverso una sinergia forte tra le forze produttive e quelle sociali, con uno Stato che faccia della Sovranità, dell’orgoglio nazionale, dei valori di Tradizione identitaria del nostro popolo, una missione morale. Se ne esce con una attenzione al sociale quale unico scopo della politica e con un nazionalismo che – attenzione! – non è il concentrato di disvalori paventati da oltre un secolo dagli internazionalisti, ma è’ il sano humus di crescita sociale e spirituale di un popolo e che permette a TUTTI i popoli di sedersi assieme ad un unico tavolo in modo veramente paritario, tutti orgogliosi della propria terra e dei propri valori identitari.

IDEALITA’

C’e’ un altro portato ideale della marcia su Roma che è sicuramente un aspetto più emozionale  e che possiamo definire come “il senso di CAMERATISMO “

Oggi possiamo definirci nella realizzazione dei nostri obiettivi e progetti politici in vario modo ….  Forzanovisti, Futuristi, Tradizionalisti, Nazionalpopolari, e così via… Ma c’è un senso che lega tutti noi. Perfino la parola fascista alcuni di noi l’hanno abrogata o tentano di edulcorarla, ma non quella di CAMERATA.

Cameratismo viene dalla nostra tradizione guerriera, rinverdita nelle trincee dove oltre un milione di nostri padri dette il sangue per la nostra patria.

E poi ancora nel mito dell’arditismo e in un senso di appartenenza ad una storia che ci ha travolto nei sentimenti e nei progetti.. Ma cos’è il senso del nostro cameratismo?

Non è solo  quella bellissima immagine di D’Annunzio dove la sua estetica  si fondeva al reale significato di un’appartenenza…”Arditi! non eravamo una moltitudine grigia; eravamo un giovane Dio che ha rotto la catena foggiata col ferro delle cose avverse. Spalla contro spalla, gomito contro gomito, un volere proteso, una fede compatta e la stessa passione disperata del destino…

Non è un’appartenenza ad una categoria per il solo fatto di avere una tessera di partito o per il solo fatto di frequentare una cerchia di amici..

E’ molto di più. Se ci guardiamo  intorno cosa ci accomuna?

Possiamo e dobbiamo rifletterci per dare un senso al nostro essere più profondo, per cercare di capire da dove veniamo e a quali valori siamo ancorati.

Io credo che ci sia una consapevolezza, che in alcuni di noi è sopita, latente, e magari in altri è più consapevole e si tratta della coscienza di sé e dell’importanza che ha lo Spirito nell’uomo.

Perché parlare di Spirito e spiritualità credo profondamente che significhi parlare di Tradizione; e cioè la consapevolezza di passare alle altre generazioni, a chi verrà dopo di noi, i valori che riteniamo essenziali alla nostra umanità.

Vi ricordate queste parole?

« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi,

 navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,

 e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.

 E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo

 come lacrime nella pioggia.

È tempo di morire. »

…. E’ l’androide, il replicante di Blade Runner – ragazzi guardatevi quel film perché è bellissimo, quel film parla di Dio anche se non lo nomina mai – la macchina fatta a somiglianza dell’uomo ma con la consapevolezza dell’impossibilità della sua spiritualità che si tramanda.

La profondità del nostro essere umano è la sua spiritualità, quella che ci fa dire che possiamo tramandare idee, valori, sentimenti. Un senso di essere profondo che si trasmette e si perpetua nelle generazioni a venire.

In noi non c’è il senso dell’inutilità di una vita da androide, bensì la consapevolezza perfino nelle menti più agnostiche, razionaliste e laiche, di uno spirito che si tramanda attraverso il tempo, come un vento che soffia continuamente a darci il senso della nostra umanità.

Qualcuno potrebbe obiettare: “che cosa centra tutto questo con la  memoria della Marcia su Roma?”.

Invece c’entra perché Tra-mandare, con la T maiuscola, cioè inviare attraverso il tempo, lo spazio, ha la stessa origine etimologica di Tra-dizione, cioè  consegnare, trasmettere.

E’ il senso del cameratismo che lega generazioni di uomini, non è un fatto estetico o meramente sociologico.

C’è un terreno di coltura, un humus profondo che fermenta i cuori e le menti.

La nostra Tradizione  non è altro che il valore delle nostre vite, ancorate a principi e ideali che pervade le nostre esistenze, spesso senza neanche che ce ne accorgiamo.

Noi che crediamo in valori identitari immutabili veniamo da molto lontano,  veniamo dalla notte dei tempi  quando guardavamo le stelle nella notte, quando la luna comandava le fasi della nostra vita e le maree ci insegnavano a convivere con le acque sconfinate. Quando vivevamo nel rispetto delle forze della natura, trasformate prima in dei e dopo rapportate all’unico Dio creatore, man mano che l’umana consapevolezza faceva maturare all’umanità il senso dell’eterno e della spiritualità. Abbiamo adorato dei e abbiamo amato un Dio unico  e abbiamo capito e parallelamente convissuto con il senso dell’eternità e del mistero dell’anima.

Poi improvvisamente una parte dell’umanità si è ubriacata del sapere razionale e ha creduto di potere capire tutto attraverso il sapere illuminato.

Qualcuno ricorderà il grido di Kant SAPERE AUDE!  Gli strali della nuova intellighenzia settecentesca alla metafisica scolastica e alle idee innate, la ridicolizzazione della dottrina del diritto naturale………

E a ben vedere c’è un paradosso in tutto questo: oggi parliamo con i camerati dei valori della nostra Tradizione proprio  grazie all’avvento del pensiero illuminato, razionalistico, quello che  ai giorni nostri ha prodotto  quello relativistico e quello debole da Kundera a Vattimo.

Senza lo scempio che è stato fatto negli ultimi due secoli di tutta la Tradizione umana oggi daremmo per scontati i nostri valori, ma non renderemmo loro quella importanza che meritano; quasi come quando da ragazzini si andava all’oratorio e tutto ciò che ti veniva riversato quanto a concettualita’ religiosa ti passava sopra e la davi per scontata, quasi come se quei principi religiosi profondi fossero una semplice ritualità.

L’illuminismo, come ogni corrente di pensiero rivoluzionaria, sconvolse  menti e corpi in modo dirompente e si trasformò  alfine  in sistema politico, attualizzandosi e realizzando nel mondo movimenti, istituzioni, Stati.

Dalla Francia rivoluzionaria a Bonaparte, fino agli stati moderni il pensiero razionalista ha pervaso il mondo occidentale della sua cultura e dei suoi principi, diventando una religione inversa, a cui tutta la nostra vita si è lentamente assuefatta. Guardiamoci intorno: Costituzione, assetto dello Stato, metodologie culturali e quindi pensiero filosofico, politico, giuridico, Università, struttura mentale delle classi dirigenti e soprattutto perpetuazione del pensiero razionale, laico, relativistico  attraverso le metodologie di insegnamento sulle giovani generazioni.

Tutto iniziò in Francia se vi ricordate, ma forse ancora oggi l’occultamento culturale di ciò che successe produce ancora generazioni inconsapevoli di ciò che avvenne in Francia e  in Europa in quei tempi bui e oscuri.

Altro che illuminati!

Quello che successe  dimostra che l’uomo quando pensa di assurgere ad una specie di sostituto di Dio grazie al solo potere del pensiero, non solo commette una bestemmia per chi crede, ma le sue opere sono inficiate dai più bassi istinti che solo il riferimento ai valori morali innati riuscirebbe a contenere.

Furono eretti gli alberi della Ragione e i popoli soggiogati dalla prima ondata rivoluzionaria dovevano ballarvi intorno pena la baionetta a uomini, donne e bambini.

Nella Vandea in Fiamme si facevano pantaloni per l’esercito conciando la pelle dal busto in giù di coloro che non rinnegavano la Tradizione. Barche inzeppate di poveri cristi  affondate nella Loira per ammazzarne il più possibile in tempi rapidi. Addirittura (loro si i liberali illuminati!) crearono esperimenti di gas tossici da esalare nelle stive delle barche, primordiali camere a gas!

E poi ancora, per anni e anni, le cosiddette insorgenze italiane, dove i resistenti della nostra tradizione passavano per briganti….hanno contato gli storici  oltre 600.000 morti italiani nostri avi che difendevano il diritto di un popolo, dal Piemonte alla Sicilia, alla propria religione e alle proprie tradizioni.

Noi veniamo da lì,  da una tradizione che si perpetua e quello che  dirò non ha niente di dottrinario né di ecclesiale ma è una riflessione su ciò che siamo e che spero trasmetteremo ai nostri figli.

Tempo fa sono rimasto colpito da tre immagini poetiche  che ho letto non so quando e non so dove:

“Abbiamo perso il cielo sulla nostra testa, la terra sotto i nostri piedi e il sangue dentro il nostro cuore.”

Tre  emozioni profonde per significare  la perdita reale dei principi di vita su cui si fondava il mondo di ieri fatto di Dio, Patria e Famiglia.

Ho voglia di riflettere sul loro ricordo e su ciò che hanno significato e significano per tutti noi.

Di fronte alla loro evidente scomparsa cosa può sostituirli? Che cosa può riempire nelle nostre menti e nei nostri cuori quel vuoto?

Vorrei parlarvi di Dio, Patria e Famiglia non come si potrebbe fare in un saggio filosofico ma con tutta quell’emozionalità che coinvolge spirito e cuore, anima e sentimenti, aborrendo i luoghi comuni di chi in nome di una memoria antica li elogia acriticamente e di chi invece, in nome della modernità, li disprezza.

E vorrei capire  cos’è che spinse l’umanità ad aggrapparsi così pervicacemente a quella trinità così integralmente amalgamata e poi il  suo tracollo, l’affossamento, l’oblio nella razionalità; ma anche capire cosa resta ora, e cosa potrà esserci oltre il loro declino.

Parlare di Dio, Patria  e Famiglia è parlare a ciascuno della propria vita, è raccontare della scommessa  personale su Dio e sulla fede, su una religione fatta di atti e devozioni. E’ sentirsi parte della propria terra, del suolo patrio, dei legami di comunità e dell’attaccamento alla propria casa e alle proprie origini. Ed è parlare dei propri legami di sangue, della propria infanzia, degli amori e degli affetti, delle felicità e dei lutti.

Tutto ma proprio tutto il nostro vissuto passa attraverso questa trinità. In  Dio, Patria e Famiglia sta la nostra esistenza nel mondo; da lì, da quei tre riferimenti scorrono e fluiscono la vita e la morte, corre la nostra vita tra sentimenti e pensiero, la parabola dei nostri anni, delle nostre immagini allo specchio, delle paure e delle gioie, la nostra interazione con ciò che ruota intorno: comunità, patria e legami di sangue.

Non si tratta di un discorso politico, di una bandiera da sventolare; è il nostro destino di uomini e donne, della nostra vita che nel cielo, nella propria terra e nel proprio seme affida il senso della propria Umanità.

Certo si potrà dire che mille altre cose non passano attraverso Dio, Patria e Famiglia.

Ma è il nostro sé originario che farà per sempre i conti con i luoghi dove è nato e cresciuto, con i geni del suo sangue, il padre, la madre, i figli. E infine con la domanda che ci attanaglia fin dai primi anni della nostra maturità di uomini; chi siamo, cosa ci sarà dopo la morte, se finirà tutto o ci sarà qualcosa d’altro oltre noi stessi. Se siamo frutto del caso o di un disegno provvidenziale ……

Oggi molti si sentono superiori a questi valori ritenendoli, quando va bene, stupidi pregiudizi sorpassati dalla modernità dei tempi nostri. Ma credo che non ci sia la piena consapevolezza di quanto questi giganteschi fantasmi pesino sulle nostre vite, sulle nostre solitudini. Il mondo moderno, razionale e laico, positivista e relativistico, si è liberato di questi ”pregiudizi” con la convinzione che fossero semplicemente convinzioni “superate” dalla storia. Ma non si possono evitare le ombre. Noi siamo destinati a convivere profondamente con il senso di questa trinità  talmente connessa al nostro intimo umano, che nei momenti in cui ci ritroviamo soli con noi stessi non possiamo fare a meno di pensarla come le coordinate essenziali della nostra vita terrena.

E’ come guardare affascinati le stelle, e credere o non credere agli extraterrestri;  ma il cielo comunque sta lì, avvolgendoci e dando un senso alla nostra vita. Inconsapevolmente forse, ma sentiamo che c’è …..

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