Energie rinnovabili: le nostre proposte

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Puntualizzazioni e informazioni sul tema a cura del Circolo Ordine Futuro di Pisa –

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un’ accesa disputa sulle energie rinnovabili. Quali siano le migliori e quali le peggiori diventa poi discorso assai complesso e difficilmente liquidabile in poche  righe.   Cerchiamo perlomeno di fare un poco di chiarezza in maniera tale da avere quanto meno un’ idea preliminare di massima su cosa e quali siano queste energie rinnovabili.

Facciamo innanzitutto una panoramica sulle fonti energetiche. Gas, petrolio, carbone, nucleare, rinnovabili. Inutile ricordare che l’ Italia è povera di gas, carbone e petrolio; rimangono pertanto le rinnovabili le fonti energetiche sulle quali puntare per raggiungere la tanto agognata indipendenza energetica.

Scartiamo a priori il nucleare. Perché il nucleare? Semplicissimo, è innanzitutto antieconomico ovvero i costi di realizzazione supererebbero il risparmio energetico rendendo così l’ investimento inutile, sarebbe come comprare un macchinario che non riusciremo ad ammortizzare neanche nel corso della vita produttiva di questo. Nessun imprenditore sano di mente farebbe un investimento del genere. Secondo punto, i tempi di realizzazione: 20 anni. Decisamente troppi visti i tempi repentini di cambiamento nell’ economia e comunque sempre troppi, l’ emergenza energetica è in atto da decenni.  Terzo punto, l’ uranio. Questo tipo di energia ha bisogno di uranio come un motore diesel ha bisogno di gasolio. Ha l’ Italia giacimenti di uranio? No, quindi addio indipendenza energetica grazie al nucleare. Per ultimo e non ultimo, l’ annoso problema delle scorie  alle quali occorrono 100.000 anni per diventare innocue. Di  queste scorie ne abbiamo già e provengono dal settore ospedaliero, di queste non ne possiamo fare a meno ma bastano e avanzano, non occorre un’ altra fonte di approvvigionamento di scorie.

Togliamo anche i termovalorizzatori, come quello di Acerra (NA) tanto per citarne uno famoso. Non è una fonte di energia rinnovabile ma un mezzo per smaltire rifiuti e produrre energia elettrica sì ma inquinando e non poco. Questi termovalorizzatori niente altro sono che inceneritori  differenti da quelli del passato in quanto incenerendo i rifiuti producono anche energia elettrica ma anche polveri sottili del volume di 3 volte superiore a quello che aveva l’ oggetto incenerito allo stato di origine.

Veniamo alle energie rinnovabili pulite, quelle ad emissioni nocive zero o decisamente basse. Eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico e, capitolo a parte, il biogas.

Eolico, moderni mulini a vento che producono energia elettrica. Le dimensioni variano da impianti stile cappa di aspirazione da meno di un kWp a pale gigantesche alte 100 mt da migliaia di kWp. Costano e sono inutili da mettere se l’ area non è sufficientemente ventosa, in zone adatte rappresentano un investimento economico  decisamente redditizio solo grazie agli incentivi dei quali parleremo dopo. Da non sottovalutare poi l’ impatto ambientale visto che a seconda delle zone, questi giganti (nel caso di parchi eolici) potrebbero deturpare l’ ambiente paesaggistico.

Fotovoltaico, la luce diventa elettricità. Sicuramente la più nota e la più diffusa. Rendimenti certi e pianificabili grazie agli ampi studi effettuati sul settore, tecnologia in continua evoluzione, uso di materiali completamente riciclabili anche se non al 100%. Grazie agli incentivi e solo grazie a questi, il fotovoltaico è l’ unico investimento che può dare rese finanziarie oltre il 5% netto. Controindicazioni paesaggistiche nel caso di impianti a terra e in zone abitate a carattere storico. Questa tecnologia trova un ampio campo di applicazione nel settore artigianale e industriale, basta pensare alla superficie che mettono a disposizione tutti i capannoni, nessuna controindicazione paesaggistica ma al contrario una rivalutazione di immagine. In più, il meccanismo degli incentivi premia chi rimuove i tetti in eternit rendendo l’ operazione  rimozione/smaltimento amianto e rifacimento nuovo tetto con impianto fotovoltaico integrato, un’ operazione che vedrà un rientro nell’ arco della durata degli incentivi, 20 anni. Per chiarire, chi deve rimuovere l’ amianto di copertura e fare un nuovo tetto senza impianto fotovoltaico, avrà solo una spesa che mai potrà recuperare.

Idroelettrico. Sfrutta la forza motrice dell’ acqua. Impianti situati sul corso dei fiumi, dighe ed anche in mare sfruttando la differenza di afflusso di acqua fra l’ alta e la bassa  marea. Quindi limitati campi di applicazione.

Geotermia. Esistono due “geotermie” quella classica, relativa allo sfruttamento di anomalie geologiche o vulcanologiche e quella a “bassa entalpia”, relativa allo sfruttamento del sottosuolo come serbatoio termico dal quale estrarre calore durante la stagione invernale ed al quale cederne durante la stagione estiva. Il primo tipo di geotermia, riguarda la produzione di energia elettrica da fonti termiche del sottosuolo come i soffioni boraciferi di Larderello (PI).
La geotermia a “bassa entalpia”, è quella geotermia con la quale qualsiasi edificio, in qualsiasi luogo della terra, può riscaldarsi e raffreddarsi, invece di usare la classica caldaia d’inverno ed il gruppo frigo d’estate; ma ha bisogno di un motore e con che cosa si alimenta questo motore? Gasolio, elettricità? Risiamo punto e a capo quindi. Decisamente migliore la prima, ma bisogna averla nel sottosuolo e in natura.

Prima di parlare di biogas apriamo una parentesi sugli incentivi dello stato erogati in favore della  produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Lo stato finanzia in conto esercizio e non in conto capitale, il che significa che da una sorta di rimborso in base all’ energia che si è prodotto, questo per la durata di anni 20 in modo che chi investe nelle rinnovabili avrà un rientro nei primi 10 anni circa ed in seguito un guadagno. Il problema sta nella parola “investimento”. Questa parola non la possono usare in molti e soprattutto nel settore produttivo sia per la stretta operata dagli istituti bancari nel concedere credito sia per la naturale predilezione a giocarsi la carta finanziamento bancario per necessità relative al proprio core business, o altre necessità. Però abbiamo terminato il conto energia. Il “conto energia” è il nome che prende il finanziamento statale delle energie rinnovabili e viene concesso fino al raggiungimento di un  cumulo di impianti in funzione. Raggiunto questo limite il conto energia finisce e ne viene finanziato uno nuovo ma, come è successo, con cifre inferiori  rendendo così il panorama delle energie verdi meno appetibile. Ma chi le ha installate tutte queste energie rinnovabili? Le industrie ? Le abitazioni civili ? La pubblica amministrazione? No! Gruppi stranieri. I soldi degli italiani sono andati per la maggior parte nelle tasche di gruppi (bancari) stranieri che hanno finanziato la costruzione di mega impianti eolici e fotovoltaici. La Puglia del Rosso e ecologista Vendola è la prima regione d’ Italia in questo.

Veniamo al biogas. Necessita di una “biomassa” come legno, granturco, reflui zootecnici, rifiuti solidi urbani organici. Questi vengono portati tramite un procedimento allo stato di gas, questo gas aziona una turbina che genera energia. Emissioni bassissime. Sarebbe da evitare caldamente l’ uso di alimenti a tale scopo e di utilizzare invece quello che rappresenta il petrolio per l’ Italia, la spazzatura. La spazzatura, passando da una adeguata raccolta differenziata, potrà alimentare in maniera continua e costante una centrale di biogas    unendo all’ opera di smaltimento dei rifiuti quella di produzione di energia a basso impatto ambientale. Fantascienza? No, passato e presente. Il Comune di Peccioli (PI) che  da anni adotta questo sistema, sta già volgendo lo sguardo a nuove tecnologie, sempre in tema di energia dai rifiuti, quando altrove ancora i rifiuti si stivano o si bruciano.  Per rendere l’ idea, un cittadino di Peccioli mediamente paga 10 volte meno di tassa spazzatura di un abitante di un qualsiasi Comune limitrofo, non solo. Il Comune di Peccioli non sa più cosa inventare per fornire servizi ai propri cittadini. Vino e olio a Natale, pista ciclabile, teatro, ristrutturazioni, parcheggi, struttura fissa con cucina per feste e sagre, servizio di baby sitter per gruppi etc. etc.

Se si aggiunge in fine, che i motori degli automezzi potrebbero andare persino ad aria compressa, potremo importare petrolio solo per produrre materie plastiche, il carbone solo per le braciate ed il gas per l’ eventuale parte mancante al fabbisogno.

 

Circolo Ordine Futuro Pisa