Il prezzo umano dell’equazione capitalista

(a cura di: Adrian Salbuchi)
I corpi delle vittime decedute in un incendio di una fabbrica d’abbigliamento vengono allineati a Savar, circa 30 Km. A Nord di Dhaka in data 25 Novembre 2012. Il prezzo umano di questo recente incendio in questa fabbrica del Bangladesh è stato di oltre 100 vittime, ricordando al mondo che per “democrazia del libero mercato occidentale”, le parole “prezzo umano” hanno un altro ben diretto significato. Il 24 Novembre 2012 scoppiò un terribile incendio in un maglificio di 9 piani a Dhaka in Bangladesh, di proprietà della Tazreen Fashions Ltd., causando 117 vittime e ferendone 200 su un totale di 1600 lavoratori che producono abbigliamento per prestigiosi marchi internazionali come Wal-Mart, C&A, Sears e altri. Questa tragedia dimostra ancora una volta di come aziende multinazionali approfittano del sistema di sfruttamento di mano d’opera quasi schiavistico del Terzo Mondo, contraddistinto da un totale disprezzo per la vita umana, la dignità e la giustizia. Ma Tazreen non è altro che il primo anello nella catena di forniture globali che riforniscono di vestiario “Made in Bangladesh” magazzini in Europa e negli Stati Uniti. E’ chiaro che la fabbrica non era un luogo sicuro dove lavorare e le sue misure di sicurezza antincendio erano pessime. Il fuoco si è sviluppato in mezzo a cumuli di filati e tessuti altamente infiammabili, immagazzinati illegalmente al piano terra vicino a generatori elettrici. Una volta che il fuoco fu domato, l’avidità di profitto capitalista continuò col suo fare da “gli affari sono affari”. Guardate, il Bangladesh è cresciuto fino a diventare il secondo esportatore mondiale di abbigliamento dopo la Cina e quindi non è più il posto meno caro dove produrre. Molte delle vittime della fabbrica di Tazreen erano giovani donne provenienti dalle zone rurali che guadagnavano 45 Dollari al mese (circa 35 Euro al mese) in quello che è diventato un industria esportatrice da 19 miliardi di Dollari per questo povero paese. Il Bangladesh è sicuramente al primo posto globale per retribuire i lavoratori del tessile con i più bassi salari al mondo. In un articolo pubblicato il 7 Dicembre, il New York Times scrive che i lavoratori morti indicano “uno scollegamento madornale fra i marchi internazionali del vestiario, il sistema di monitoraggio per tutelare i lavoratori e le fabbriche che evadono effettivamente gli ordini. Dopo l’incendio, Wal-Mart, Sears e altri rivenditori fecero la stessa sconcertante ammissione: dissero cioè di non sapere che la Tazreen Fashions producesse i loro vestiti”.
“Non lo sapevamo!”, è sicuramente un campanello d’allarme.
La verità è che la lunga catena che si estende dallo stabilimento di Dhaka per arrivare fino ai negozi outlet di C&A e Sears nelle città americane ed europee, ha moltissimi passaggi; più di una normale catena di fornitura. Spesso assomiglia ad un nodo gordiano. I molti intermediari, appaltatori, sub-appaltatori, distributori, fornitori, terziarizzatori e sub-terziarizzatori coprono varie fasi. Alcuni fanno la parte finanziaria che si avvale dei paesi a manodopera schiavista a basso prezzo. Altri la parte legale, per assicurarsi che siano sempre operative ragionevoli ancore di salvataggio fra gli alti papaveri della C&A and Wal-Mart e la responsabilità legale societaria, da un lato della catena, e le giovani donne diciannovenni la cui vita è stata estinta fra le fiamme nel gioioso Bangladesh, dall’altro.
Nel caso qualcuno dovesse essere ritenuto “responsabile”, il capro espiatorio sarà senz’altro un intermediario lontano cinque o dieci passaggi nella catena domanda-e-offerta, il più possibile lontano dalla sensibilità della C&A, Wal-Mart e Sears.
Il New York Times aggiunge: “ i grandi marchi esigono che le fabbriche vengano ispezionate da società di revisione accreditate così che i marchi possono controllare la qualità. Ma la Tazreen Fashions era una delle molte fabbriche di abbigliamento che si trovano ai margini di questo sistema. I capi degli stabilimenti si sono resi responsabili di molte violazioni durante le ispezioni effettuate a nome della Wal-Mart, ma ciò nonostante la Tazreen Fashions ha continuato a ricevere ordini, scivolando tra le maglie del sistema e continuando a garantire costi bassi e rapide evasioni degli ordini che vengono richieste sia dai compratori che dai consumatori. La C&A, il rivenditore europeo, ha confermato di aver ordinato 220.000 maglioni sportivi da quello stabilimento. Ma gran parte del volume di affari della fabbrica veniva effettuato tramite opache reti di subappalti con fornitori o società d’acquisto locali”
Viene anche citato Richard M. Locke, vice-preside di facoltà alla M.I.T. Sloan School of Management, che dice: “noi come consumatori desideriamo poter comperare una sempre maggiore quantità di merce ad un prezzo sempre più basso, ogni anno. Qualcuno deve sostenere il costo di tutto ciò e noi non ne vogliamo sapere niente. Le persone che sostenevano questo costo erano nell’incendio”.
Suppongo che ciò non sia stato di gran conforto alle famiglie delle vittime, ma è una dichiarazione rivelatrice che è lo sfruttamento, non la democrazia, che è l’avidità, non i diritti umani, a guidare veramente la “democrazia del libero mercato occidentale”.
E’ quando succedono catastrofi come queste che la maschera dell’Avido Capitalismo cade e l’orribile testa di Medusa fissa minacciosamente tutto il mondo. La stessa cosa successe nel 1984 durante l’avvelenamento chimico della Union Carbide nello stabilimento di Bhopal in India. Naturalmente i media globali si sono sperticati nelle solite esclamazioni come: “che tragedia!”, “Oh, la natura umana!”, “perché nessuno lo ha evitato?” e questo per alcuni giorni, versando non più di una o due lacrime di coccodrillo.
Comunque lo sanno e tutti noi sappiamo qual è la verità.
Poiché questi tragici fatti succedono in terre lontane come il Bangladesh o l’India, e poiché le condizioni inumane di questi stabilimenti sono la norma nei “mercati in via di sviluppo”, come Messico, Africa, India e Sud-Est asiatico, tutto ciò non interessa un granché all’Occidente. Ovvio, i lavoratori che ne sono vittime hanno poche o nessuna tutela legale o di carattere sociale-assicurativa, fondi pensione, assicurazioni compensative, licenze di malattia o assicurazioni infortunistiche del datore di lavoro che possano rappresentare una tutela. Ma dopotutto sono gente di carnagione scura, con nomi impossibili da pronunciare, che vivono i quei paesi spaventosi. Sono abbandonati a se stessi in quanto sono “di proprietà” del gigantesco “mercato della manodopera” che detta legge, tutto nel nome della “domanda e dell’offerta”. Quello stesso mercato che premia un dirigente della C&A, un operatore della Goldman Sachs o un azionista della Wal-Mart, con decine, persino centinaia di milioni di dollari in dividendi, bonus e salari alla fine della catena, quando centinaia di milioni di lavoratori super poveri ricevono un “salario” di 45, o forse 50, Dollari al mese. Curiosamente, l’articolo del Times riportava anche come sottotitolo: “ Il Costo Umano” il quale, più di quanto essi possano immaginare, può essere di aiuto a mettere le cose nella giusta prospettiva.
Forse i media occidentali dovrebbero cominciare a citare “Il Costo Umano” nei suoi veri numeri come fanno con le borse di New York, Londra e Francoforte, oppure col costo del barile di petrolio Brent, oppure con i prezzi dell’oro e dell’argento. Concettualmente il metro più logico da applicare per misurare “Il Costo Umano” sono i mercati dei cambi che quotano le valute nazionali. Ne diamo qui un’idea: ogni giorno CNN, Bloomberg, Fox, BBC e tutti i più importanti media globali occidentali ci martellano il cervello informandoci quanti Euro, Yen, Pesos Messicani o Sterline Indiane sono necessari per comprare un Dollaro Americano e vice-versa. Non sarebbe di maggior aiuto promuovere un concetto più onesto di “democrazia capitalista” se cominciassero a quotare i “cambi” nel “Mercato Umano”? Vogliamo dire quanti possono essere i cittadini di vari paesi e regioni che possono avere un valore dal punto di vista dell’Avido Capitalismo, nella sua visione mondiale? Ad esempio, sappiamo bene tutti che “un cittadino Americano” ha una delle più alte quotazioni rispetto agli altri cittadini del mondo, che gli Stati Uniti sono sempre pronti ad invadere interi paesi “per proteggere i cittadini americani”. Anche i cittadini britannici, dell’Unione Europea ed israeliani vengono considerati “Esseri Umani ad Alto Valore”. Ora, siamo onesti, la maggior parte delle costituzioni dei paesi occidentali affermano poeticamente che “tutti gli uomini sono stati creati uguali” ed hanno determinati “inalienabili diritti” ecc. ecc., il che può sembrare bello sulla carta, ma quando veniamo al dunque allora le cose appaiono molto diverse!
Iniziamo quindi con la Quotazione di “Un Cittadino Americano”, dopodiché ci occupiamo della quotazione dei cittadini dei 190 e oltre paesi del nostro pianeta, per vedere che “cambio” otteniamo:
Un Cittadino Americano = 2 Inglesi oppure 4 Canadesi (sembra equo!)
Un Cittadino Americano = 10 Tedeschi (Beh, hanno perso la guerra!)
Un Cittadino Americano = 100 Egiziani oppure 1.000 Messicani oppure 10.000 Irakeni oppure Dio solo sa
Quanti Libici, Siriani o Iraniani (sicuramente centinaia di migliaia!)
Questa scaletta di valutazione potrebbe scendere o salire a seconda di quanto siano incazzati in un particolare giorno la Casa Bianca, il Congresso e l’AIPAC.
Allora ci sarebbe: Un Cittadino Israeliano oppure, meglio ancora, “Un Israelo-Americano con doppia nazionalità e cittadinanza” chevale probabilmente 10 o più Cittadini Americani. Nella scala del “Costo Umano” Israele è in cima! Vale oro e persino platino. Gli Israeliani hanno la più alta valutazione di se stessi. Forse a causa della “domanda e offerta”; voglio dire che ci sono meno di 7 milioni di Israeliani su una popolazione globale di 7 miliardi, il che fa lo 0,01% del genere umano! I numeri sono questi, così irrilevanti che non ci si aspetterebbe mai di sentire parlare di Israele o degli Israeliani, invece….
Cari Americani, spiacente: voi non siete in cima alla scala!
Un Israeliano = 10 Americani almeno
Il punto è che sotto alla “Democrazia Imprenditoriale” Americana/Inglese/Israeliana, “tutti gli uomini sono uguali”, ma, come osservò appropriatamente George Orwell nel “La Fattoria degli Animali”, “alcuni uomini sono molto più uguali di altri…”.
Provate dunque a chiedere a C&A, Wall-Mart e Sears quanto vale una giovane donna di campagna del Bangladesh, che lavora 12 ore al giorno in turni da 7 giorni alla settimana per evadere quei giganteschi ordini di vestiario. La risposta ovvia sarà: 45 bigliettoni al mese, prendere o lasciare! E’ l’1% circa di ciò che essa “varrebbe” se lavorasse a New York, Chicago e Londra!
Un ultimo pensiero che fa riflettere si è fatto strada nella mia mente: riuscite ad immaginare, voi lettori, quale sarebbe il “Valore del Cambio” fra Un Cittadino Israeliano ed Un Entità Vivente Palestinese di un “Non Stato” ?
Oh, accidenti! Il mio calcolatore è andato in tilt!

(Adrian Salbuchi è un analista politico, scrittore, commentatore radio-televisivo in Argentina. Fonte: http://rt.com/tags/scandal/)