Mali, perchè la guerra

Francia

Il paese africano del Mali è improvvisamente assurto all’onore delle cronache quando, l’11 gennaio scorso, la Francia ha deciso di lanciarvi una campagna militare con il ptretesto di sostenere il governo di Bamako contro I cosidetti ribelli islamisti del Nord. Parigi ha incassato il sostegno morale dei quattordici membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e ora sta raccogliendo anche quello pratico d’alcuni Stati africani e della NATO.

Il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi di Sant’Agata e quello della Difesa ammiraglio Giampaolo di Paola hanno annunciato che pure l’Italia darà il suo contributo, per ora sotto forma di «sostegno logistico» alle operazioni francesi.

Dopo la presa della città di Konna, sulla riva destra del Niger, da parte dei ribelli il 10 gennaio scorso, i Francesi hanno deciso di passare all’azione in prima persona, pare per il timore di perdere l’importante aeroporto militare di Sévaré. L’11 gennaio è stata dunque lanciata la Opération Serval, una campagna d’attacchi aerei contro le postazioni dei ribelli cui segue l’impiego di truppe terrestri.

Ufficialmente, l’intervento francese è motivato dalla volontà di tutelare l’integrità territoriale del Mali e combattere il terrorismo. Il presidente francese François Hollande, nella sua conferenza stampa, ha fatto un punto d’orgoglio del fatto che Parigi stia agendo in maniera del tutto disinteressata. Sono però millenni che le guerre si combattono, si dice, per una giusta causa, e la giusta causa più gettonata negli ultimi decenni è quella della liberazione e protezione dei paesi interessati. Appare più credibile ipotizzare che l’intervento della Francia s’inserisca nel quadro dell’attivismo che la NATO, e al suo interno in particolare Washington, Parigi e Londra, stanno dimostrando in Africa negli ultimi anni, ossia da quando è divenuta chiara e palese la penetrazione economica e diplomatica della Cina nel continente nero, tradizionalmente nella sfera d’influenza occidentale. Nel 2007 gli USA hanno per la prima volta istituito un apposito comando militare per l’Africa, l’AFRICOM. Questo comando ha gestito sia la campagna di bombardamenti di droni ancora in corso in Somalia, sia l’Operazione Odissey Dawn culminata nel rovesciamento di al-Qaddāfī in Libia, in cui Francesi e Britannici hanno avuto un ruolo di rilievo. Recentemente gli USA hanno aumentato il loro coinvolgimento militare anche in Uganda Le pressioni occidentali sono state inoltre decisive per permettere, nel 2011, la secessione del Sud Sudan dal Sudan. Proprio la Francia nel 2011 è intervenuta militarmente per deporre il contestato presidente della Costa d’Avorio. A tale proposito non va dimenticato che il Mali è il terzo maggiore produttore africano di oro, e nel suo territorio si trovano anche vari minerali tra cui l’uranio. Miniere d’uranio sfruttate dalla francese Areva si trovano nel vicino Niger. Recentemente si è ipotizzata la presenza di petrolio e gas naturale nella parte settentrionale del Mali.

L’esigenza per i Francesi, il governo del Mali e i paesi dell’ECOWAS che stanno inviando un proprio contingente militare, è di completare le operazioni prima dell’inizio della stagione delle piogge in primavera. Le dimensioni del paese, le vaste aree desertiche, i confini porosi, sono tutti elementi che agevolano le tattiche di guerriglia adottate da ʾAnṣār ad-Dīn. Le poche migliaia di soldati che il Mali e l’ECOWAS possono mettere assieme sono insufficienti per controllare tutto il paese, e soprattuto i suoi confini eccezionalmente estesi (molto delicati quelli col Niger, dove esiste una radicata – e ben armata – comunità tuareg). L’Unione Europea per ora garantisce solo qualche centinaio d’istruttori, e gli USA difficilmente impiegheranno truppe sul terreno. I Francesi potrebbero dunque essere costretti a un impegno molto oneroso, senz’altro al di là di ciò che auspicano. Il modello che presumibilmente vuole seguire Parigi è quello della Somalia, un altro «Stato fallito» caduto in mano ai ribelli, ma in cui gli USA, armando forze locali e convincendo i paesi vicini a inviare proprie truppe, supportate coi loro droni, sono riusciti a raccogliere buoni risultati. Per tale ragione, sarà presumibilmente decisivo l’atteggiamento che i Tuareg manterranno, vista la loro capacità di controllo sulle aree desertiche. Il MNLA si è schierato coi Francesi: bisognerà verificare se tale scelta sia rappresentativa o meno della popolazione tuareg. Soprattutto perché, come Afghanistan e Iraq dimostrano, la superiorità militare permette di vincere rapidamente le guerre, ma per vincere la successiva pace serve una politica lungimirante sul terreno.

 

Tattato dall’articolo” Mali: perché la guerra” di Daniele Scalea