Intervista a Roberto Fiore, candidato premier

Roberto Fiore (nato a Roma nel 1959), è stato da giovane tra i fondatori del movimento nazional-rivoluzionario Terza Posizione. Fuggito in Inghilterra per scampare alla repressione “democratica”, insieme al cantautore Massimo Morsello ha messo su l’agenzia di viaggio e lavorativa “Easy London”, dando vita ad una fiorente attività commerciale. Tornati in Italia, Fiore e Morsello hanno fondato insieme il movimento politico Forza Nuova (1997), di cui, dopo la morte per cancro di Morsello nel 2001, Fiore è stato l’unico leader. È stato parlamentare europeo tra 2008 e 2009, subentrando ad Alessandra Mussolini, eletta nel 2004 nella lista Alternativa Sociale (2004-2006) che rappresenta l’unico apparentamento elettorale di Forza Nuova con altri partiti e movimenti. Roberto Fiore è cattolico, sposato e ha 11 figli.
 
La prima domanda è sul Suo percorso personale di fede, anche tenendo conto del passaggio da una militanza politica in un movimento con venature pagane come Terza Posizione a un movimento compiutamente cattolico come Forza Nuova.

Terza Posizione, anche se non aveva posizioni cattoliche e rifletteva in realtà lo stato culturale e spirituale della mia generazione, aveva una serie di riferimenti sicuramente vicini al cristianesimo – come ad esempio Codreanu, che era considerato un punto di riferimento della nostra dottrina –, e poi le nostre posizioni strettamente antimassoniche e antiliberali che, in un certo senso, più in là nel tempo, avrebbero formato la base sostanziale per un’adesione alla fede cattolica.
E quindi, invece, qual è ora il rapporto che si vuole porre tra la dottrina sociale della Chiesa e il programma politico di Forza Nuova?

Negli stessi Otto Punti fondamentali e nella formazione di Forza Nuova è chiara la matrice cattolica, non solo per il giorno che venne scelto per la fondazione, che è il 29 settembre (S. Michele Arcangelo), ma anche per tutti gli Otto Punti che in un modo o nell’altro riflettono pienamente quella che è la dottrina sociale. Non solamente nel primo punto, che è il diritto inalienabile alla vita, ma anche in quello della difesa della famiglia e della spinta demografica. Lo è, secondo me, anche il punto sull’immigrazione, proprio perché respinge una possibile deriva razzista e parla del Continente Nero, come una necessità da affrontare in modo serio e strutturale da parte dell’Europeo. Oppure anche il riferimento ai corpi intermedi, o chiaramente il sesto punto che richiama proprio il fatto che lo Stato deve tornare ad avere un rapporto di Concordato come fu quello del ’29, di stampo cattolico. In tutti gli Otto Punti, si riflettono pienamente la dottrina sociale e l’adesione al cattolicesimo.
Molti cattolici apprezzano molto la lotta di Forza Nuova contro l’aborto, ma rimangono più scettici sulle politiche economiche che non tutti, in ambito cattolico, condividono, oppure condividono ma ritengono difficilmente realizzabili. Questo uno è dei dubbi che sorgono.

In realtà, uno dei Punti fa un chiaro riferimento all’usura, che come sappiamo è uno di quei peccati che sono condannati con veemenza dalla Chiesa. Inoltre, se andiamo ad analizzare le politiche attuali di Forza Nuova, sono sostanzialmente contrarie alle banche. Questo perché la banca oggi è diventata non il luogo pubblico dove si incentivano e si aiutano le attività, ma è diventato il luogo di speculazioni rischiosissime e dolorosissime per il corpo sociale. Pertanto anche la nostra posizione sulla sovranità monetaria, che in questa campagna elettorale è fondamentale, fa riferimento a uno studioso cattolico, perché Giacinto Auriti questo era, e a tutto un filone che è quello derivante dalla dottrina sociale, e che vuole che la moneta e gli strumenti finanziari siano nelle mani della comunità e quindi dello Stato.

Un altro dei punti che spesso desta lo scetticismo dell’elettorato cattolico più conservatore è il fatto che siano comunque presenti richiami sia al Ventennio fascista, sia al neofascismo come movimento nelle sue varie declinazioni, fino ad oggi.

Dunque, anche qui ci sarebbe da ridire: neofascismo non direi tanto, nel senso che noi abbiamo cercato e, penso, anche ottenuto il distacco dal neofascismo – come si è espresso –, che non è certamente molto coerente col fascismo. Per quanto riguarda il fascismo, io direi che c’è tutto un pensiero che, con molta competenza e con molto pragmatismo, riconosce nel fascismo una reazione al mondo liberale e al marxismo, che furono proprie di un mondo cattolico che in quel momento non trovava un punto di riferimento nell’Azione Cattolica o negli altri movimenti che avrebbero dovuto resistere al liberalismo e al marxismo. Diciamo che, in quel senso, del fascismo va salvato proprio, a parte il carattere eminentemente sociale e di terza via, anche il fatto che esso rese questa nazione nuovamente in simbiosi con la sua tradizione e la sua essenza cristiana.
Un altro punto interessante viene espresso in alcune Sue interviste è quello di una Rivoluzione all’interno della Chiesa, o meglio del cattolicesimo, che dovrebbe corrispondere alla Rivoluzione forzanovista in ambito politico.

Diciamo questo: qui i paralleli non possono essere fatti in senso stretto, ma sicuramente per chi, come noi, ha sempre avuto una posizione, possiamo dire, antisistema o radicale, è facile fare un riferimento con quella che è la lotta, per esempio, di un mondo ancorato alla Tradizione che vuole radicalmente tornare a quella che è la visione tradizionale della Chiesa. È ovvio che, se noi vogliamo andare contro la massoneria nella società, vieppiù vogliamo andare contro la massoneria eventualmente o possibilmente infiltrata dentro la Chiesa.
Un autore cattolico che Lei trova particolarmente interessante, non necessariamente sul piano politico.

Se vogliamo parlare anche degli autori attuali, moderni, italiani, io parlerei sicuramente di un Piero Vassallo, la cui produzione è importante, perché probabilmente è l’unico o uno degli ultimi fautori di un tomismo italiano. Diciamo che sono sempre attento a quel mondo culturale italiano, che possiamo definire tradizionalista, che ha trovato in alcuni studiosi degni di nota degli epigoni interessanti. Tutto ciò che si allinea a un pensiero filosofico tomista o a una visione politica che non definirei controrivoluzionaria – altrimenti entrerei in contraddizione con la mia posizione rivoluzionaria – ma piuttosto tradizionalista, lo trovo sicuramente interessante.
Questo è un punto interessante, che lascerei come ultima domanda: il fatto che il concetto di “Rivoluzione”, che è stato spesso inteso in maniera puramente negativa in ambito cattolico tradizionale, ma che invece è stato riscoperto in maniera positiva da tutto quel filone, si può dire, terzaposizionista in senso ampio, dalla fine dell’Ottocento fino ad oggi.

Questo è vero, ed è un punto molto importante che, direi, appartiene più alla psicologia politica che alla politica vera e propria, laddove ci ricorda che, negli anni ’70, istintivamente cercammo il termine “rivoluzionario” proprio perché vedevamo che in fondo, e qui il tempo e la storia ci han dato ragione, tutte le teorie liberali e le teorie marxiste, dal punto di vista della realtà dei fatti e della natura del Sistema, erano diventate essenzialmente conservatrici. Pertanto, mentre un discorso tradizionalista aveva senso e ha sempre senso, finché si riferisce a una realtà quasi atemporale, la necessità di noi giovani in quel momento – ma penso sia la necessità, in realtà, anche di un movimento come Forza Nuova – fu quella ed è quella di definirsi rivoluzionari, proprio perché si vuole un cambiamento radicale di tutti i postulati, di tutta l’organizzazione, ma direi anche dei punti fondamentali che sono alla base del Sistema. I principi spirituali che generano il Sistema attuale vanno rivoluzionati e vanno appunto sostituiti con i nostri principi, che sono poi i principi della Tradizione del cattolicesimo, e in questo senso siamo rivoluzionari: direi che non c’è assolutamente contraddizione, anzi c’è una consequenzialità logica.
Intervista di Andrea Virga (fonte campariedemaistre.com)