La verità del linguaggio

In questi giorni l’Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Carlo Caffarra, compiendo il suo dovere di pastore ha dato alcune importanti indicazioni relative alle imminenti elezioni, politiche ed amministrative.

Di questi tempi, il fatto che un importante membro della gerarchia ecclesiastica richiami pubblicamente il dovere dei cristiani in politica ed il rispetto dei principi non negoziabili, è cosa certamente apprezzabile, abituati come siamo a sentire eresie, stupidaggini o banalità di ogni tipo, pronunciate col chiaro intento di non offendere il mondo con il quale si vuole a tutti i costi dialogare e non guerreggiare.

Non si può, però, ignorare come una certa ambiguità e imprecisione del linguaggio – della modalità in cui si esprimono concetti di fondamentale importanza – caratterizzi alcuni passaggi, presenti non solo nel testo di S. E. il Card. Caffarra ma in molti altri scritti e discorsi di uomini di Chiesa.

L’esempio più evidente di ciò, a nostro giudizio, è costituito da due punti in particolare, contenuti nel documento diffuso dalla diocesi bolognese: la difesa della vita umana e la libertà di educazione.

Relativamente al primo punto, lo scritto dell’Arcivescovo di Bologna si esprime così: “rispetto assoluto di ogni vita umana”.

Rispetto assoluto di ogni vita umana, cosa significa? Certamente nelle intenzioni del presule si intende ogni vita umana innocente, soprattutto in considerazione dell’abominio costituito dall’aborto di Stato (legge 194), dalla manipolazione genetica e dal tentativo di imporre anche in Italia l’eutanasia. Assoluto, però, è l’aggettivo che si utilizza per identificare qualcosa che non ha alcun tipo di limitazione. Ora affermare il rispetto assoluto di ogni vita umana, può essere inteso come la pretesa di porre sullo stesso piano la vita umana innocente e quella colpevole. Per esempio, tenere nel medesimo conto la vita di un bambino nel grembo materno, o di un malato, e quella di un pluriomicida. Se per rispetto assoluto della vita umana, si intende l’impossibilità di chiunque, anche dello Stato, di limitare in alcun modo la libertà ed il diritto a vivere di tutti, indiscriminatamente, allora bisogna ammettere la necessità di abolire le pene previste per i malfattori: da quelle detentive alla pena capitale. Il che è evidentemente assurdo, in quanto verrebbe leso il principio di giustizia e, con esso, la possibilità di vivere in un contesto civile che metta gli onesti al riparo dai soprusi dei malvagi.

Per quanto concerne il secondo punto, invece, l’Arcivescovo si esprime in questi termini: “affermazione di una vera libertà di educazione”.

Anche in questo caso pensiamo che l’idea sostenuta dal Cardinale, sia la seguente: lasciare alle famiglie la possibilità di scegliere se avvalersi della scuola pubblica di Stato, oppure di quella privata cattolica, capace (si spera) di dare un’offerta formativa alternativa a quella di impronta laicista, tipica della scuola statale italiana. Riteniamo, però, che l’espressione utilizzata nel documento presti il fianco ad interpretazioni erronee e fuorvianti. Rivendicare, infatti, la libertà di educazione in maniera così generica, potrebbe essere inteso come la pretesa di dare a tutti, indiscriminatamente, la possibilità di fondare scuole, e promuovere offerte formative garantite dal riconoscimento dello Stato. Per esempio, anche da parte di satanisti o seguaci delle più strampalate dottrine. Gli uomini della gerarchia ecclesiastica, a nostro avviso, dovrebbero rivendicare i diritti della Verità oggettiva, della quale la Chiesa è stata fatta custode e divulgatrice dal Suo divino fondatore, non chiedere un generico e indefinito diritto alla libertà di educazione per tutti. Se da un lato è sacrosanta la pretesa di poter dare la possibilità alle famiglie di sottrarre i propri figli a programmi scolastici pregni di laicismo, dall’altro è necessario mantenere la massima chiarezza sul perché lo si vuole: dare ai giovani un’educazione cristiana.

Una delle caratteristiche fondamentali del processo di distruzione della società, e dell’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio (ossia capace di farsi guidare dalle superiori facoltà spirituali: l’intelligenza e la volontà orientate al bene oggettivo), è la sovversione del linguaggio. L’uso distorto ed improprio delle parole, lo stravolgimento del loro significato, l’imprecisione del linguaggio parlato e scritto, sono causa ed effetto del caos dominante. Chiunque voglia opporsi al processo di sovvertimento in atto, ha il dovere di non adeguarsi a questo stato di cose. Alla confusione occorre, dunque, opporre l’ordine; all’imprecisione ed all’ambiguità, la precisione, la chiarezza e la semplicità della Verità.

 

MS