Verso un nuovo colpo di Stato in Algeria?

CIA

Ci hanno già provato nel mese di gennaio e nel mese di agosto-settembre 2011.

La crisi libica, l’attacco contro la Siria e le operazioni della NATO nel Sahel hanno semplicemente rimandato le loro operazioni in vista di un colpo di stato filo-occidentale. Queste reti di destabilizzazione non devono essere confuse con le reti jihadiste incaricate, in seguito, di trasformare la rivolta in una guerra civile.

Dietro queste reti si ritrovano gli attivisti arabi addestrati a Belgrado e negli Stati Uniti da OTPOR e CANVAS, la scuola di sovversione finanziata dalla CIA. OTPOR, direttamente finanziata e sostenuta dalla CIA e dalle reti di Soros, sta dietro allo scatenarsi delle cosiddette “rivoluzioni arabe”, attraverso colpi di stato improvvisi che sono un segno distintivo dei mercenari degli Stati Uniti e della NATO. Si tratta puramente e semplicemente, come affermiamo dal primo giorno, di colpi di stato, ben orchestrati e preparati dai servizi speciali della NATO. Con l’aiuto di mercenari dell’Occidente, i professionisti della destabilizzazione Made in NATO, “OTPOR & Co”.

Srdja Popovic, che ora dirige il Center for Applied Nonviolent Action and Strategies (CANVAS), con sede a Belgrado (Serbia), ha confermato tutto ciò a marzo 2011 in un’intervista con la Associated Press. I veterani del movimento OTPOR – che hanno sconfitto Milosevic a Belgrado nell’ottobre 2000 – hanno continuato a creare un’organizzazione che forma in Serbia e negli Stati Uniti dei mercenari filo-occidentali esperti nell’arte della sovversione, con il pretesto della “rivoluzione pacifica” (sic). Hanno formato uno dei principali gruppi di giovani al centro della rivoluzione in Egitto, e precisano di aver “influenzato la ribellione libica.” “È probabile che alcuni gruppi di giovani libici abbiano avuto un’idea su come rovesciare il leader libico Muammar Gheddafi da attivisti egiziani che si sono formati con noi”, ha detto l’ex capo di OTPOR Popovic. OTPOR ha anche organizzato gruppi in Tunisia, Yemen, Bahrein, Marocco. E in Algeria.

Verso un nuovo assalto contro l’Algeria: “Blogger addestrati dalla CIA in Tunisia”

Ed ecco che, a quanto pare, questi mercenari della turbolenza politica s’interessano nuovamente all’Algeria.

Il leader del Partito dei lavoratori algerini (sinistra laica), Louisa Hanoune, ha rivelato che durante una recente manifestazione ad Annaba, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, “una società privata americana ha assunto più di 200 giovani algerini che vivono in Tunisia per utilizzarli nel prossimo episodio della primavera araba atteso a breve in Algeria”. Il numero di blogger algerini coinvolti in questo programma di lavoro è di 200, e lavorano “a determinare le restrizioni alle libertà in Algeria e definire i bisogni sociali della popolazione”. Alcuni hanno la missione di “documentare gli eventi del ‘decennio nero’ in Algeria e gli abusi di potere durante gli anni 90”.

In seguito Louisa Hanoune ha confermato la presenza di altre organizzazioni non-governative appartenenti al servizio di intelligence americano che stanno lavorando per destabilizzare l’Algeria, approfittando delle difficili condizioni socio-economiche delle regioni meridionali, sensibili alla secessione.

Secondo il quotidiano algerino al-Fajr, “sembra che il Movimento della Rinascita operi in coordinamento con la società americana Freedom House per reclutare 200 giovani blogger algerini e per renderli attivi sui siti di social networking o nell’organizzare forum che denuncino una pretesa crisi in Algeria per una contrazione delle libertà nel paese”. Il tutto incorniciato in un programma chiamato “Nuova Generazione di Attivisti per la Democrazia in Algeria”.

Scenario di tipo libico in Algeria

Esiste un programma che mira a destabilizzare l’Algeria, ed è sotto la supervisione del Ministro algerino dei Diritti dell’uomo, nonché membro del Movimento della Rinascita, Samir Dilo. Il cavallo di Troia filo-occidentale è quindi già al suo posto all’interno del regime algerino, che s’è aperto a delle formazioni islamiche cosiddette “moderate”.

Uno scenario che ricorda la Libia di Gheddafi, dove l’ala liberale filo-occidentale, apparsa nel 2003, ha destabilizzato la Jamahiriyya e ha preparato il colpo di stato del CNT. Liberali, ancora una volta, alleati a degli islamisti come Mustapha Abdel Jalil, a capo del CNT.

Anche La Libia, dal 2003, ha avuto un’ala liberale, opposta a quella dei socialisti patrioti, raccolta dietro a Saif al-Islam Gheddafi, che ha portato i liberali e gli islamisti (come il presidente dello pseudo CNT Abdel Jalil) al potere. Bisogna leggere le pagine rivelatrici di Bernard-Henry Levy su Saif al-Islam, nel suo ultimo libro di auto-propaganda personale “La guerra ma senza amarla”, in cui si pone la questione scioccante “come è stato possibile che egli, che era dei nostri, abbia potuto ritornare dalla parte del padre?”.

Il regime libico è stato destabilizzato e attaccato dal di dentro, dal 2003, prima che le bombe, gli eserciti e i mercenari della NATO e degli Stati Uniti venissero a finire il lavoro. Ho vissuto dall’interno questa presa della Libia, a fianco dei nostri compagni socialisti dell’MCR. Ho visto come le illusioni di Tripoli in materia di coesistenza pacifica e di economia globale, ma anche il dialogo con gli “islamisti moderati”, abbiano in realtà permesso ai liberali di fungere da cavallo di Troia libico e di preparare l’assalto esterno. Tutti questi liberali, con l’eccezione del figlio di Gheddafi, che alla fine ha scelto la fedeltà al padre e al suo paese, si sono ritrovati nella Giunta di Bengasi, e poi oggi nelle istituzioni-fantoccio della Libia ricolonizzata.

Ancora e sempre i Fratelli Musulmani

Il quotidiano al-Fajr rivela “che ha avuto luogo una sessione di formazione sulla disobbedienza civile, promossa dal Movimento della Rinascita in collaborazione con la Freedom House”. Ora, il ramo di questa organizzazione in Algeria è guidata da Abdul Razzaq, il Vice-Presidente del Movimento della Società per la Pace, un movimento che è la rappresentanza algerina dei Fratelli Musulmani.

Washington non ha mai rinunciato a imporre la sua cosiddetta “primavera araba” in Algeria. E come dappertutto, la punta di diamante della sua politica imperialista sono i suoi vecchi protetti, i Fratelli Musulmani!

Uso del secessionismo dei Cabili per destabilizzare l’Algeria.

Per uno scenario di tipo libico, è necessaria anche una “Bengasi algerina”. Questo è precisamente il ruolo assegnato alla riattivazione del secessionismo dei Cabili, argomento tabù in Algeria, dove si preferisce parlare di generici “problemi del Sud”.

Il Segretario Generale del Partito dei Lavoratori (PT), Louisa Hanoune, mette in guardia contro una possibile rivolta nel sud dell’Algeria, dove le autorità ufficiali non agiscono velocemente come servirebbe per contenere la situazione e soddisfare le esigenze dei giovani di questa regione. Sempre intervenendo alla riunione pubblica tenutasi ad Annaba, il segretario generale del PT ha rivelato “l’esistenza di alcune segnalazioni da parte di organizzazioni occidentali, che trattano questioni relative al rispetto dei diritti umani, citando la crescita debole nell’area della Cabilia e del sud del paese, e si sorprendono del fatto che non vi sia un legame reale con le velleità separatiste di Ferhat M’henni”.

Il giornale Echorouk on line ha riportato che Louisa Hanoune ha suggerito inoltre che “le ONG che dipendono dal servizio di intelligence degli Stati Uniti mirano a destabilizzare il paese, approfittando delle situazioni difficili vissute dalle sue regioni meridionali, dove si sono sollevate recentemente alcune voci che spingevano alla separazione dal resto del paese”. Nonostante Louisa Hanoune abbia elogiato la posizione eroica e lo spirito nazionalista della popolazione del sud, che si aggrappa saldamente all’integrità territoriale del paese, si è tuttavia soffermata sulle anomalie significative che è necessario colmare, portando l’attenzione generale sui problemi sociali della popolazione del Sud”. Essa ha poi concluso, giustamente, sul “pericolo che incombe sul paese, se Bouteflika non decide urgentemente su tali questioni, al fine di evitare al paese gli orrori della guerra in Mali e un possibile intervento straniero nel paese, intervento che alcuni stati e alcune organizzazioni stanno già preparando”.

Il 2013 sarà un anno molto pericoloso per l’Algeria. Un’Algeria isolata, con dei governi islamisti in Tunisia, Libia ed Egitto; col Marocco, suo nemico tradizionale, in cui gli islamisti sono allo stesso modo al lavoro, e con, infine, un Sahel dove la NATO e l’AFRICOM sono ora molto presenti, grazie all’intervento in Mali.

di Luc Michel

(fonte: europeanphoenix.it)