Conferenza sui “Cristeros” Sabato 23 Marzo

Cristiada-Film

I «Cristeros», sono i contadini cattolici messicani che negli anni ’20 si ribellarono impugnando le armi contro il governo laicista, in difesa della fede e della libertà.

Cristeros! Il martirio dei messicani cattolici

Introduzione:
don Matteo Graziola
La questione cruciale ieri e oggi

Relatore:
Paolo Gulisano
La storia dimenticata dei Cristeros

Durante la serata verrà proiettato un filmato informativo e presentato il libro Viva Cristo Re! – Cristeros: il martirio del Messico (1926-1929) di Paolo Gulisano

Volano (TN), sabato 23 marzo 2013 – ore 20.30 |

Aula Magna Scuola Elementare, via Raffaelli
ingresso libero

Organizzato da
Associazione culturale “La Torre”
www.associazionelatorre.com

Schuetzenkompanie Roveredo
www.ilmondodeglischuetzen.it

Con il Patrocinio di
Comune di Volano
www.comune.volano.tn.it

In collaborazione con la
Parrocchia di Volano

Paolo Gulisano (Milano, 1959), medico e scrittore, è considerato uno dei maggiori esperti di Letteratura Fantasy, sulla quale ha pubblicato numerosi saggi e articoli. Grande conoscitore della cultura britannica, è autore di saggi su J.R.R. Tolkien, Chesterton, Lewis, Belloc, Oscar Wilde, di testi sull’Irlanda e sul mondo celtico, da Re Artù a Peter Pan, gran parte dei quali costituisce un unicum nella pubblicistica italiana. È anche collaboratore di numerose riviste, radio e siti internet e recentemente ha esordito nella narrativa dando seguito alle avventure di padre Brown.

I MARTIRI DI CRISTO RE – Di Paolo Gulisano – Secondo S.Agostino il destino della Chiesa è quello di proseguire il suo pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio. Uno dei casi più drammatici di persecuzione contro i cattolici nel ‘900 avvenne in Messico, un paese che negli anni di inizio secolo conobbe una Rivoluzione che provocò il martirio di decine di migliaia di cattolici messicani, a causa della persecuzione antireligiosa scatenata dal regime, ossia da quella classe dirigente giacobina (con forti legami con la massoneria e con centri di potere economico-finanziari internazionali) che, liquidatala fase ‘populista’ della Rivoluzione, quella che aveva visto come protagonisti Villa e Zapata e che è stata resa celebre da tanta cinematografia hollywoodiana, venne meno a gran parte delle promesse di giustizia sociale, in particolare nei confronti dei contadini, e instaurò una forma di governo fortemente autoritaria, che preservando gli interessi economici di pochi oligarchi (molti dei quali statunitensi) si attirò comunque il consenso dei ‘progressisti’ attraverso l’attuazione di una politica culturale ferocemente avversa alla Chiesa, o meglio: ad ogni espressione sociale del cristianesimo. Migliaia di vittime che morirono gridando ai propri carnefici “Viva Cristo Re!”, ossia che a Dio solo è consentito rendere culto e onore come di Re, e a nessun potere mondano né ideologia umana che pretenda di essere idolatrata. Quella Chiesa che dalla Rivoluzione fu spogliata, ferita, abbattuta, era ben viva nella Piazza di fronte a Pietro, al Vicario di Cristo Re. Un cristianesimo confinato nella sagrestie e allontanato dalla società era lì, con i suoi canti guadalupani, con la testimonianza vivente che il seme caduto in terra muore ma per dare nuovo frutto. Il Novecento è stato il secolo della lotta contro il Drago, e quello che accadde in Messico stupisce perché non fu l’opera di una dittatura fascista o comunista, ma di un regime ufficialmente e internazionalmente riconosciuto e accreditato, che tuttavia si proponeva, sulla scorta di quanto messo in atto dalla Rivoluzione Francese in poi di relegare Dio in cielo e i credenti nelle chiese; La finalità era costruire l’ ‘uomo nuovo’, violentando quella che è la natura dell’uomo stesso, la sua realtà concreta, in forza delle pretese dell’utopia. Come disse Lenin in uno dei più significativi esempi di questa forma mentis, “se la realtà non corrisponde alle teorie, tanto peggio per la realtà”. Così avvenne per il Messico, che subì il furore ideologico di chi stabilì che il paese andava purgato da ogni segno visibile del cristianesimo, a cominciare dalla società per finire alla coscienza dei singoli. Un’immane opera di scristianizzazione compiuta con la forza. Non una guerra civile, ma il conflitto tra un potere dotato di mezzi economici e di un esercito di leva obbligato a combattere, e dall’altra un popolo intero che combatteva unicamente per difendere le libertà fondamentali: la libertà religiosa, la libertà di educazione per i propri figli, la libertà di vivere secondo i propri princìpi e non secondo l’ideologia imposta dallo stato. Fu una guerra condotta dall’utopia contro il popolo reale, una autentica guerra contro la religione, contro ogni segno della fede incarnata che pure costituiva la più autentica identità del Messico. I martiri della Cristiada furono i sacerdoti morti innocenti, parroci di villaggio che venivano trucidati in quanto rappresentanti delle forze dell’oscurantismo e della superstizione. Erano i giovani militanti cattolici, come Salvador Lara Puente, ucciso a 21 anni, o come Manuel Morales, ventottettenne padre di tre figli, presidente della Lega per la Difesa della Libertà Religiosa, che davanti al plotone d’esecuzione gridò: “io muoio, ma Dio non muore”.