Ennesima condanna mediatica ai danni di Putin

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L’ennesimo attacco mediatico dei servi dell’informazione di regime ai danni del Presidente russo Putin, si è dissolto ancora una volta come neve al sole. L’avvocato di Berezovski infatti aveva annunciato ai quattro venti che dietro la morte del magnate russo-israelita (acerrimo nemico di Russia Unita, il partito di Putin) ci fossero i soliti servizi segreti russi. La polizia britannica, così come riportato dall’Ansa (sotto) ha invece smentito tale accusa. Ma i media europei intanto avevano già condannato Putin…

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La polizia scientifica britannica ha confermato di non aver trovato alcuna sostanza sospetta in casa di Boris Berezovski, l’ex oligarca russo anti-Putin trovato morto ieri nel sua residenza di Ascot. La polizia ha svolto accertamenti “precauzionali” per escludere la presenza di agenti chimici o radioattivi.

“Gli investigatori della NRBC (unità specializzate in prevenzione nucleare, radiologica, chimica e biologica) non hanno trovato nulla di sospetto nella residenza e ora conduciamo indagini ordinarie”, si legge in un comunicato ufficiale.

Alla luce di questo, “è stato rimosso gran parte del cordone attorno alla dimora”, precisa la nota, sottolineando che l’inchiesta resta ora nella mani della “polizia criminale della Valle del Tamigi” incaricata di “condurre indagini complete ed approfondite per determinare le circostanze della morte” di Berezovski.

La scomparsa dell’ex magnate 67enne – che in Russia non ha destato in genere grande emozione o rimpianti, anche tra le file dell’opposizione anti-putiniana – è stata presentata come un suicidio da uno dei suoi avvocati, Aleksandr Dobrovinski, mentre la polizia britannica non si è finora sbilanciata. Un amico ed ex socio, Damian Kudriavtsev, ha da parte sua attribuito probabilmente il decesso a “un infarto”.

Secondo Kudriavtsev, Berezovski – che aveva avuto attacchi di cuore in passato, ma si era mostrato pure depresso in questi mesi – era stato di recente in Israele per cure cardiologiche. Un altro amico ed ex collaboratore, Aleksandr Godfarb, ha infine confermato la depressione e “lo stress” manifestati nell’ultimo periodo da Berezovski, ma ha manifestato dubbi sulla lettera di richiesta di perdono a Putin che secondo il Cremlino l’oligarca ormai in disarmo avrebbe inviato due mesi fa al suo ‘nemico giurato’.

(Ansa)