Combattere sotto lo stendardo di Cristo

Giovanna D'Arco

La visione di Costantino e la sua decisione di combattere sotto lo stendardo di Cristo fu una sorta di irruzione del soprannaturale nella storia. La vittoria di Ponte Milvio e la conversione dell’Imperatore alla religione prima perseguitata, trasformarono radicalmente il corso degli eventi e, con l’Editto di Milano del 313 d.C., fu concessa al cristianesimo la libertà, non soltanto di essere una religione lecita come le altre, ma di partire alla conquista dell’impero e di imporsi in maniera esclusiva, perché unica vera in quanto divinamente rivelata.

Qualche decennio più tardi, con l’editto di Tessalonica, il Cristianesimo diviene già la religione ufficiale dell’Impero contribuendo così, sempre più efficacemente, a modellare le istituzioni, le leggi ed i costumi per realizzare il regno di Dio, sulla terra come in cielo.

Siamo perciò agli albori della società cristiana, informata dalla legge naturale e divina, in cui l’autorità civile e quella religiosa cominciano a marciare di pari passo, inseparabili nella ricerca del vero bene della società.

Comincia così quel tempo, di cui ci parla Leone XIII, dove “la filosofia del Vangelo governava la società”, quando “sacerdozio e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare.”1

Oggi il processo inverso, di secolarizzazione e laicizzazione degli stati, realizzato in maniera emblematica dalla Rivoluzione Francese, è stato avvallato dottrinalmente dalle stesse autorità della Chiesa, nell’ultimo concilio. Con la dichiarazione sulla libertà religiosa, si riconosce un falso diritto a qualunque setta di propagare pubblicamente i propri errori. Si rinuncia così implicitamente al principio dello Stato cattolico che infatti si cerca in ogni modo di smantellare ove ancora esiste, come successe in Italia, in Spagna, in Colombia…

Lo stato laico, quindi ateo, voluto dalla nuova “chiesa conciliare”, condannato dai Papi, in particolare quelli del XIX secolo, viene definito di “ispirazione ideale”2 e l’ apostasia delle Nazioni è così favorita ed incoraggiata dagli stessi uomini di Chiesa.

Per non perdersi in questa tempesta, occorre seguire il faro sicuro della Tradizione che illumina la via per conservare la fede e che ci sprona a combattere, come i primi cristiani, per generare nuovamente una società cristiana.

Questa battaglia però comincia nella nostra anima. Nel mondo sempre più materialista, in cui viviamo, per non essere trascinati dalla corrente, è necessario vivere alla luce della fede. Il ricordo e la contemplazione delle verità eterne, conduce inevitabilmente a trasformare la propria vita e renderla sempre più conforme all’insegnamento di Nostro Signore. Tale riforma deve estendersi poi come naturale conseguenza, alla famiglia all’ambiente di lavoro, al mondo politico, per una vera riconquista cattolica della società.

Questo non sarà forse imminente, ci vorranno probabilmente degli anni. Il nuovo trionfo di Cristo sulle Nazioni dovrà sicuramente essere acquisito, anche questa volta, al prezzo del sangue di martiri.

A noi la battaglia, a Dio la vittoria, come diceva S. Giovanna d’Arco. Già grande è per noi l’onore di militare sotto lo stendardo di Cristo Re. In quest’epoca di tradimenti, chiediamo soltanto la grazia di essere fedeli.

(articolo di Don Petrucci – fonte “La Tradizione Cattolica”)

—————————

1.Leone XIII, Lettera Enciclica Immortale Dei

2. Giovanni Paolo II, Osservatore Romano 20/21-7-1984