“Distruggete totalmente questa orribile Vandea!” (Comitato di Salute Pubblica, 1794)

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Nella repubblica francese sta crescendo la repressione nei confronti dei cattolici che difendono i principi cristiani e naturali, con una serie di provocazioni, intimidazioni e arresti. Del resto l’eliminazione fisica o morale dell’avversario è un fiore all’occhiello del totalitarismo massonico-laicista.

In Francia l’emarginazione delle famiglie “normali” è già cominciata
Nel Mondo nuovo Aldous Huxley descrive, nella Londra del futuro, le modalità di concepimento e di formazione degli embrioni, sulla base dei lavori che gli esseri costruiti artificialmente dovranno svolgere una volta venuti alla luce. Indica pure la sorte di coloro che si ostinano a fare figli come una volta: sono i selvaggi, che vengono chiusi in una riserva perché non contagino chi vive nella civiltà. Ottant’anni dopo ci siamo: l’emarginazione dei retrivi affianca l’abuso della genetica. Non a Londra, ma nella Parigi di Hollande. Dall’inizio del 2013 per due volte oltre un milione di persone sono scese in strada nella capitale gallica contro il progetto del presidente francese del matrimonio fra persone dello stesso sesso, con annesse adottabilità e fecondazione artificiale. Qualche giorno fa un uomo passeggiava per i giardini del Lussemburgo indossando una felpa con la scritta “Manif pour tous” e il disegno di una famigliola che si tiene per mano, nome e logo delle manifestazioni contro le nozze gay. È stato fermato dalla polizia e costretto a togliere la felpa: si tratta di «un indumento contrario ai buoni costumi»! Quale sarà il passo successivo? Vietare che papà uomo, mamma donna e figli come sono venuti al mondo passeggino tenendosi per mano perché «contrario ai buoni costumi»? Quando, qualche decennio fa, si leggeva Huxley si pensava che era il caso di stare attenti, ma in fondo era un romanzo; e quando i vari Gay pride hanno alzato il livello della provocazione, si è bollato come intollerante chiunque obiettasse qualcosa; né si è reagito quando, fra tribunali europei e nazionali, si sono demolite le leggi che ponevano argini ragionevoli alle biotecnologie. La felpa vietata chiude il cerchio. E proprio in un cerchio confina i “selvaggi” che osano criticare il Progresso. Svegliamoci nel poco tempo che ancora abbiamo!
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Manifestano in silenzio contro il matrimonio gay seduti vicino al Parlamento francese: arrestati 67 giovani
Sono stati rilasciati ieri sera i 67 giovani sostenitori della Manif Pour Tous contro la legge sul matrimonio gay che dall’una di notte di ieri sono stati detenuti in un commissariato di Parigi. I giovani francesi, riuniti nel gruppo Camping Pour Tous, avevano deciso di protestare sedendosi in totale silenzio vicino al Parlamento francese. Insieme a loro, c’era anche il senatore Pozzo di Borgo. Secondo un comunicato della Manif Pour Tous uscito ieri pomeriggio «non hanno fatto niente che giustifichi la loro detenzione da oltre 12 ore. La democrazia e la libertà di espressione sono di nuovo minacciati. La Francia è evidentemente governata da un gruppo che usa metodi da regime di polizia». Il loro caso ricorda quello di Franck Talleu, fermato e multato solo perché portava la maglia con il logo di una famiglia. I giovani hanno rischiato secondo gli avvocati un anno di prigione e 15 mila euro di ammenda per «non essersi dispersi dopo l’avviso» della polizia, anche se non turbavano in nessun modo la quiete pubblica manifestando da seduti in totale silenzio. Uno degli avvocati ha dichiarato riguardo all’arresto: «Si tratta di una reazione sproporzionata. È un abuso, un’intimidazione che ha come obiettivo quello di sradicare alla radice ogni tipo di protesta». Un altro avvocato: «In 20 anni di lavoro non ho mai visto niente del genere». Il senatore Pozzo di Borgo, che non è stato arrestato insieme ai giovani, ha dichiarato ieri: «Apprendo che i giovani che sono stati arrestati sotto i miei occhi nonostante fossero calmi e pacifici sono ancora in detenzione. In piazza Edouard Herriot (dove si trovavano, ndr) tutti i giorni ci sono manifestazioni rumorose di sindacati, di stranieri di ogni tipo, di associazioni diverse e mai nessuno è stato arrestato. Loro, che stavano in silenzio, li hanno subito portati via». Conclude Pozzo di Borgo: «Questa è repressione politica».
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“Io, tra i 67 francesi arrestati perché manifestavo in silenzio per la famiglia. Ecco come è andata”
Hanno cercato di intimidirci, trattandoci male e infrangendo la legge. Questo ci ha stupiti e demoralizzati. La polizia ascolta la politica, invece della giustizia: ci hanno tenuto 17 ore in prigione contro la legge, perché prima di poter contattare un avvocato sono passate 14 ore». David van Hemelryck è un imprenditore di 30 anni di Orléans, laureato al Politecnico, ha due decorazioni ricevute in marina. Ex ufficiale di marina, non era mai stato in prigione. Almeno prima del 14 aprile, quando insieme ad altre 66 persone che manifestavano vicino all’Assemblea nazionale contro la legge sul matrimonio e adozione gay è stato arrestato solo perché «lo Stato francese non sopporta che noi giovani protestiamo pacificamente e ci opponiamo alla sua legge. Chi si oppone deve essere per forza un fascista, ma noi difendevamo la famiglia e lo Stato questo non lo tollera».

Che cosa è successo verso l’una di notte del 14 aprile?
Sono stato arrestato e portato in commissariato insieme agli altri 66. Prima di domenica sera, noi del Camping Pour Tous (associazione collegata alla Manif Pour Tous) per 19 giorni ci siamo trovati a fare pic-nic nei giardini del Lussemburgo, davanti al Senato. Portavamo le maglie con il logo della Manif e appena la polizia le vedeva ci prendeva e ci portava fuori [come avvenuto a Franck Talleu, ndr]. Ora che la legge è tornata all’Assemblea nazionale, abbiamo cambiato postazione e ci siamo messi con le tende vicino alla Camera. Siamo rimasti così, a fianco delle nostre tende, in silenzio e la polizia ci ha trascinati dentro a camionette verso un commissariato.

Perché?
Perché disturbavamo, ma in realtà quello è un luogo dove moltissimi manifestanti hanno l’abitudine di piantare le loro tende. Ci sono state madri che sono rimaste lì 250 giorni, ivoriani che chiedevano che la Francia intervenisse in difesa dell’ex presidente Laurent Gbagbo sono rimasti lì per dei mesi. Insomma, è il luogo dove abitualmente i manifestanti si accampano. Noi abbiamo piantato le nostre tende, e nel giro di venti minuti è arrivata la polizia e in pochi minuti ci ha portato via. Lo Stato francese non sopporta che noi giovani ci opponiamo pacificamente alla sua legge, perché chi si oppone deve essere un fascista che si comporta come tale e lo Stato lo deve bloccare e tutto finisce lì. Ma stavolta c’erano dei giovani che avevano piantato le loro tende per difendere la famiglia, lo Stato non sopporta questo e ci ha portato tutti in commissariato.

Vi era mai successo?
In passato, quando siamo stati portati al commissariato, si trattava di un semplice accertamento dell’identità. Ci chiedevano la carta d’identità, la controllavano e dopo due ore ci lasciavano andare. Stavolta hanno posto in stato di fermo 67 giovani, cioè in stato di prigionia, e la Costituzione prevede che un detenuto abbia diritto a ottenere la lettura dei suoi diritti entro tre ore e subito dopo di avere un avvocato. Noi siamo rimasti là 4 ore senza conoscere i nostri diritti e 14 ore senza vedere un avvocato. Quindi si è trattato di un arresto irregolare, lo Stato si è permesso di infrangere la legge, solo per detenere dei giovani manifestanti la cui unica colpa era di starsene seduti ordinati.

Le forze dell’ordine vi hanno spiegato qual era la vostra colpa?
Il motivo ufficiale è di non aver obbedito alla seconda intimazione, al secondo ordine della polizia di andarcene. Noi non abbiamo obbedito a quella richiesta perché ogni giorno ci sono manifestanti che hanno il diritto di restare là con le loro tende e noi invece ce ne saremmo dovuti andare. Non abbiamo ascoltato, abbiamo fatto finta di niente e siamo restati in silenzio. Ci hanno portati al commissariato e siamo rimasti una giornata intera senza poter comunicare coi nostri avvocati. Ci sono volute dodici ore perché potessimo parlare con loro, che hanno contattato la stampa e che hanno fatto emergere lo scandalo, ed è così che siamo potuti uscire liberi.

Siete rimasti sorpresi o spaventati dalle misure prese dalla polizia?
Io non sono rimasto sorpreso che ci portassero al commissariato, perché noi diamo fastidio e perché lo Stato fino ad ora ha scelto sistematicamente di farci sparire e di farci tacere. E quando siamo stati arrestati ci hanno ammucchiati nelle celle, è stato solo il medico legale a imporre di farci uscire. Così alcuni di noi sono stati messi nel corridoio, perché eravamo 20 o 30 in celle di pochi metri quadrati. Siccome il commissariato non era molto grande ci hanno lasciati lì, seduti per terra nei corridoi: lo Stato non aveva previsto che fossimo così tanti! Eravamo accovacciati, comprese le ragazze, in una condizione inaccettabile, contraria alla dignità umana. Questo ci ha sorpreso e ha demoralizzato le ragazze e ha scioccato la Francia e la stampa francese. È stato un tentativo di intimidirci, siamo stati perseguitati dai poliziotti mentre eravamo nel commissariato, non abbiamo avuto accesso agli avvocati e alla fine ci hanno liberato dandoci un foglio dove era scritto che se fra noi c’era un recidivo, si sarebbe fatto tre anni di carcere. Ma stasera faremo il nostro camping davanti all’Assemblea nazionale.

Siete stati multati?
Nessuna sanzione economica ma un richiamo alla legge che ci farà andare in prigione in caso di recidiva se verremo arrestati per lo stesso motivo.

Dopo il caso di Talleu, siete preoccupati da quanto è successo, dalla linea di Hollande e del governo?
Moltissimo. Abbiamo l’impressione che la giustizia e la polizia siano al servizio della politica e non della giustizia.

Perché è successo tutto questo?
Hollande sta calando nei sondaggi e ha molto a cuore questa legge dietro alla quale si muovono lobby potenti. È un tema diventato sensibile e non si può permettere di perdere la faccia su questa legge. Ma davanti a noi giovani che protestiamo in modo pacifico non sa cosa fare: non ci può ignorare, non ci può ridicolizzare perché la nostra è una protesta calma, non abbiamo rotto nulla, nessun eccesso, manifestiamo cantando allegramente per il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre. Il governo ha paura di questo, e quando si vede il logo della famiglia per le strade, arriva la polizia e si informa se c’è una manifestazione.

Che lavoro fa?
Ho 30 anni e faccio l’imprenditore ma non lavoro più con altri miei amici perché manifestiamo tutti i giorni in difesa della famiglia. Tanti di noi sono disoccupati, imprenditori, diplomati. In media l’età è compresa tra i 16 e i 30 anni.

Era mai stato in prigione?
Sono un laureato al Politecnico, ho due decorazioni ricevute in marina. Sono stato ufficiale di marina. Non ero mai stato in prigione.

Avete parlato con i poliziotti, erano convinti dell’arresto?
No, molti poliziotti che ci hanno interrogato e letto i nostri diritti mostravano disgusto per quello che stavano facendo ritenendo fosse solo un lavoro politico. Non possono naturalmente dirlo apertamente, perché sono addestrati a farci confessare il nostro delitto e strapparci qualche segreto, ma molti di loro avevano l’aria di chi disprezza ciò che sta facendo, perché questa è politica e non giustizia.
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(Articolo pubblicato dal Centro Studi Federici)