Energie rinnovabili, ampliamento del concetto

Energie rinnov
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un’ accesa disputa sulle energie rinnovabili. Quali siano le migliori e quali le peggiori diventa discorso assai complesso e per il quale cercheremo di fare un poco di chiarezza.
Facciamo innanzitutto una panoramica sulle fonti energetiche. Gas, petrolio, carbone, nucleare, rinnovabili. Inutile ricordare che l’ Italia è povera di gas, carbone e petrolio; povera, non senza. Il petrolio viene regolarmente prelevato in alcune parti della penisola, ma stranamente senza che questo abbia positivi effetti a cascata sulla popolazione locale, poiché l’ estrazione e la commercializzazione di questo petrolio va ad arricchire chi estrae e chi commercializza senza lasciare niente di significativo agli abitanti dei territori sfruttati. Si potrebbe anche ipotizzare la presenza di altri giacimenti petroliferi in Italia ( anni fa si mormorava di sondaggi da parte di agenzie inglesi nel terreno senese, tanto per fare un esempio) forse non adeguatamente cercati, proprio come quando il territorio Italiano comprendeva anche la Libia, terra dove si credeva esistessero materie prime tanto che Mussolini creò l’ AGIP ad hoc. Stranamente le materie prime furono trovate solo nel dopoguerra.
Rimarrebbe pertanto da puntare sulle energie rinnovabili quali fonti energetiche adeguate al raggiungimento della tanto agognata indipendenza energetica, anche avendo il petrolio che comunque rimane un combustibile altamente inquinante e l’ inquinamento, oltre ad uccidere, crea anche danni alle casse dello Stato in termini di assistenza sanitaria per patologie derivanti dallo stesso inquinamento. Scartiamo a priori il nucleare. Perché il nucleare? Semplicissimo, è innanzitutto antieconomico, ovvero i costi di realizzazione supererebbero il risparmio energetico rendendo così l’ investimento inutile, sarebbe come comprare un macchinario che non riusciremo ad ammortizzare neanche nel corso della vita produttiva di questo. Nessun imprenditore sano di mente farebbe un investimento del genere. Secondo punto, i tempi di realizzazione; 20 anni. Decisamente troppi visti i tempi repentini di cambiamento nell’ economia e comunque sempre troppi, l’ emergenza energetica è in atto da decenni. Terzo punto, l’ uranio. Questo tipo di energia ha bisogno di uranio come un motore diesel ha bisogno di gasolio. Ha l’ Italia giacimenti di uranio? No, quindi addio indipendenza energetica grazie al nucleare, senza pensare a l’ ovvietà che l’ uranio è esauribile e in esaurimento. Per ultimo e non ultimo, l’ annoso problema delle scorie alle quali occorrono migliaia di anni per diventare innocue. Di queste scorie ne abbiamo già e provengono dal settore ospedaliero, di queste non ne possiamo fare a meno ma bastano e avanzano, non occorre un’ altra fonte di approvvigionamento di scorie. Inoltre non esiste posto sul pianeta dove stivare questo materiale in totale sicurezza. La tragedia Giapponese lo ha evidenziato, oltre a non esistere posto sulla terra per sistemare le scorie, le centrali stesse possono rivelarsi letali per il pianeta stesso.
Togliamo anche i termovalorizzatori, come quello di Acerra (NA) tanto per citarne uno famoso. Non è una fonte di energia rinnovabile ma un mezzo per smaltire rifiuti e produrre energia elettrica sì ma inquinando e non poco. Questi termovalorizzatori niente altro sono che inceneritori differenti da quelli del passato in quanto incenerendo i rifiuti producono anche energia elettrica ma anche polveri sottili del volume di 3 volte superiore a quello che aveva l’ oggetto incenerito allo stato di origine. Gli inceneritori non generano quindi diossina (cancerogena) che si sprigiona nella comune combustione ( cassonetti a fuoco) ma queste polveri sottili, ugualmente dannose per l’ apparato respiratorio.

Veniamo alle energie rinnovabili pulite, quelle ad emissioni nocive zero o decisamente basse. Eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico e capitolo a parte, il biogas.
Eolico, moderni mulini a vento che producono energia elettrica. Le dimensioni variano da impianti stile cappa di aspirazione da meno di un kWp a pale gigantesche alte 100 mt da migliaia di kWp. Di diverso tipologia poi sono queste pale applicate a delle torri di varia altezza. Monopala, bipala, tripala, multipala e ad asse verticale; ogni zona ventosa ha la pala più indicata.
Costano e sono inutili da mettere se l’ area non è sufficientemente ventosa, in zone adatte rappresentano un investimento economico decisamente redditizio solo grazie agli incentivi dei quali parleremo dopo. Da non sottovalutare poi l’ impatto ambientale visto che a seconda delle zone, questi giganti (nel caso di parchi eolici) potrebbero deturpare l’ ambiente paesaggistico. Vero è che siamo talmente abituati ai tralicci dell’ alta tensione che neanche più ce ne accorgiamo, queste torri con annesse pale non saranno certo bellissime ma anche i tralicci non scherzano. Diciamo che nella maniera adeguata possono rappresentare una valida soluzione ed un buon compromesso paesaggistico.
Fotovoltaico, la luce diventa elettricità. Sicuramente la più nota e la più diffusa. Rendimenti certi e pianificabili grazie agli ampi studi effettuati sul settore, tecnologia in continua evoluzione, uso di materiali completamente riciclabili anche se non al 100%. Grazie agli incentivi e solo grazie a questi, il fotovoltaico è l’ unico investimento che può dare rese finanziarie oltre il 5% netto. Controindicazioni paesaggistiche nel caso di impianti a terra e in zone abitate a carattere storico. Nei borghi medievali non sono certo l’ adeguata alternativa alle tegole secolari, ma in altre aree nessun problema estetico anche perché a seconda delle zone, le superfici dei tetti neanche si vedono. Sui terreni invece occorrerebbe darsi una regolata. Fino a che si vanno ad installare questi mega impianti in aree da recuperare (ex cave, ex discariche) nessuna opposizione può essere mossa ad una soluzione che va a rivalutare un terreno decisamente compromesso sia dal punto di vista agricolo che paesaggistico. Diversa e non facile la questione per i campi destinati ad uso agricolo. Destinare vaste aree a questo scopo non può essere la soluzione né al problema energetico né a quello dello scarso rendimento dei terreni agricoli. La terre devono essere coltivate e devono essere poste in essere condizioni perché questa attività torni ad essere giustamente redditizia per coloro che la intraprendono, ovvero le piccole e medie imprese agricole che oggi sono strozzate dalle logiche di mercato imposte dalla grande distribuzione che stabilisce prezzi che neanche pareggiano i costi. Ecco perché taluni agricoltori vorrebbero affittare parte delle loro terre per impianti fotovoltaici, per rientrare dei costi e riuscire a sopravvivere.
La tecnologia fotovoltaica trova un ampio campo di applicazione nel settore artigianale e industriale, basta pensare alla superficie che mettono a disposizione tutti i capannoni, nessuna controindicazione paesaggistica ma al contrario una rivalutazione di immagine. In più, il meccanismo degli incentivi premia chi rimuove i tetti in eternit rendendo l’ operazione rimozione/smaltimento amianto e rifacimento nuovo tetto con impianto fotovoltaico integrato, un’ operazione che vedrà un rientro nell’ arco della durata degli incentivi, 20 anni. Per chiarire, chi deve rimuovere l’ amianto di copertura e fare un nuovo tetto senza impianto fotovoltaico, avrà solo una spesa che mai potrà recuperare. Al fotovoltaico si potrebbe aggiungere il moderno solare termico, che sfrutta l’ essenza del fotovoltaico (il silicio) per produrre acqua calda. In questo caso sono gli sgravi fiscali ed i grandi vantaggi in termini di risparmio di gas che fanno del solare termico una delle soluzioni migliori, anche se poco conosciuta.
Idroelettrico. Sfrutta la forza motrice dell’ acqua. Impianti situati sul corso dei fiumi, dighe ed anche in mare sfruttando la differenza di afflusso di acqua fra l’ alta e la bassa marea. Quindi limitati campi di applicazione.
Geotermia. Esistono due “geotermie” quella classica, relativa allo sfruttamento di anomalie geologiche o vulcanologiche e quella a “bassa entalpia”, relativa allo sfruttamento del sottosuolo come serbatoio termico dal quale estrarre calore durante la stagione invernale ed al quale cederne durante la stagione estiva. Il primo tipo di geotermia, riguarda la produzione di energia elettrica da fonti termiche del sottosuolo come i soffioni boraciferi di Larderello (PI).
La geotermia a “bassa entalpia”, è quella geotermia con la quale qualsiasi edificio, in qualsiasi luogo della terra, può riscaldarsi e raffrescarsi, invece di usare la classica caldaia d’inverno ed il gruppo frigo d’estate; ma ha bisogno di un motore e con che cosa si alimenta questo motore? Gasolio, elettricità? Risiamo punto e a capo quindi. Decisamente migliore la prima, ma bisogna averla nel sottosuolo e in natura.
Prima di parlare di biogas apriamo una parentesi sugli incentivi dello stato erogati in favore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Lo stato finanzia in conto esercizio e non in conto capitale, il che significa che da una sorta di rimborso in base all’ energia che si è prodotto, questo per la durata di anni 20 in modo che chi investe nelle rinnovabili avrà un rientro nei primi 10 anni circa ed in seguito un guadagno. Il problema sta nella parola “investimento”. Questa parola non la possono usare in molti e soprattutto nel settore produttivo sia per la stretta operata dagli istituti bancari nel concedere credito sia per la naturale predilezione a giocarsi la carta finanziamento bancario per necessità relative al proprio core business, o altre necessità. Però abbiamo terminato il conto energia. Il “conto energia” è il nome che prende il finanziamento statale delle energie rinnovabili e viene concesso fino al raggiungimento di un cumulo di impianti in funzione. Raggiunto questo limite il conto energia finisce e ne viene finanziato uno nuovo ma, come è successo, con cifre inferiori rendendo così il panorama delle energie verdi meno appetibile. Ma chi le ha installate tutte queste energie rinnovabili? Le industrie ? Le abitazioni civili ? La pubblica amministrazione? Gruppi stranieri. I soldi degli italiani sono andati per la maggior parte nelle tasche di gruppi (bancari) stranieri che hanno finanziato la costruzione di mega impianti eolici e fotovoltaici. La Puglia del Rosso ed ecologista Vendola è la prima regione d’ Italia in questo.
Veniamo al biogas. Necessita di una “biomassa” come legno, granturco, reflui zootecnici, rifiuti solidi urbani organici. Questi vengono portati tramite un procedimento allo stato di gas, questo gas aziona una turbina che genera energia. Emissioni bassissime. Sarebbe da evitare caldamente l’ uso di alimenti a tale scopo e di utilizzare invece quello che rappresenta il petrolio per l’ Italia, la spazzatura. Usare il granturco per fare energia è a dir poco una bestemmia, se si pensa a quante persone muoiono per mancanza di alimenti.
La spazzatura invece, passando da una adeguata raccolta differenziata, potrà alimentare in maniera continua e costante una centrale di biogas unendo all’ opera di smaltimento dei rifiuti quella di produzione di energia a basso impatto ambientale. Fantascienza? No, passato. Il Comune di Peccioli (PI) che da anni adotta questo sistema, sta già volgendo lo sguardo a nuove tecnologie, sempre in tema di energia dai rifiuti, quando altrove ancora i rifiuti si stivano o si bruciano. Per rendere l’ idea, un cittadino di Peccioli mediamente paga 10 volte meno di tassa spazzatura di un abitante di un qualsiasi Comune limitrofo, non solo. Il Comune di Peccioli non sa più cosa inventare per fornire servizi ai propri cittadini. Vino e olio a Natale, pista ciclabile, teatro, ristrutturazioni, parcheggi, struttura fissa con cucina per feste e sagre, servizio di baby sitter per gruppi etc.etc.
Se si aggiunge in fine, che i motori degli automezzi potrebbero andare persino ad aria compressa, potremo importare petrolio solo per produrre materie plastiche, il carbone solo per le braciate ed il gas per l’ eventuale parte mancante al fabbisogno. Ma non ci si può aspettare da una classe politica serva di poteri forti un’ autentica rivoluzione che potremmo definire IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Questa rivoluzione verde potrebbe riposizionare l’ ordine delle potenze industriali sullo scacchiere internazionale. Non sarà più il possesso di petrolio, carbone e gas a determinare il peso di uno Stato sull’ economia mondiale. Non ci saranno più i pretesti per fare guerre come ad Afganistan, Iraq, Libia. L’ economia viziosa mossa dalla guerra dovrebbe lasciare il posto a quella mossa dalle bucce di banana, dagli scarti di potatura, dalle giornate si sole e vento e una moltitudine di cose che possono creare energia e delle quali ogni nazione dispone.

Quel’è la soluzione migliore quindi in considerazione di costi e ricavi. Difficile e variabile calcolo per quello che riguarda le misure da prendere in ambito istituzionale. Le centrali a biogas devono essere realizzate tenendo in considerazione una moltitudine di fattori come la conformazione del territorio, la quantità di spazzatura da smaltire; i preventivi quindi variano da Comune a Comune. Trattandosi poi di tecnologie in evoluzione e con un mercato non sviluppato anche le informazioni in merito possono essere discordanti e poco certe, visti gli interessi economici in ballo. Così pure per il nucleare. Ma una cosa è certa e va ribadita. Il nucleare è un energia alternativa solo in senso lato, pulita solo perché nella produzione di questa non ci sono emissioni di Co2 ma inquinante per le scorie che produce e con un ritorno economico poco certo, visto l’ elevato costo di realizzazione, manutenzione e cosa non ancora quantificata da nessuno, di dismissione. Quanto costa chiudere una centrale atomica? Non si sa e neanche viene posto il problema. Ma prima o poi verrà il momento di fare questi conti.
Limitiamoci al logico, ragionevole e possibile facendo un po’ di fantapolitica e parliamo di come dovrebbe alimentarsi da un punto di vista energetico una società evoluta in senso ecologico. Dalla spazzatura adeguatamente selezionata avremo energia da utilizzare per vari scopi; industriale, pubblico, privato. Quanto costa una centrale di questo tipo è relativo poiché rappresenta non un costo ma un investimento che nell’ arco di pochi anni (Peccioli l’ ha dimostrato) genera ricavi, l’ attuale sistema di smaltimento dei rifiuti solo costi. L’ illuminazione sfrutterà lampade a led, più care sì ma che permettono un risparmio energetico dell’ 80%. Automezzi alimentati ad acqua che potrebbe essere attinta ad esempio dal mare utilizzando appositi desalinatori, le raffinerie adicenti ai porti (vedi Livorno) verrebbero riconvertite a questo scopo. Energia eolica, fotovoltaica, geotermica, idroelettrica andrebbe a completare il quadro. Gas per coprire eventuali ammanchi energetici, il gas non è rinnovabile ma è considerata un’ energia pulita.
Il controllo del mercato del petrolio avrebbe così poco senso poiché l’ utilizzo di questa materia sarebbe decisamente ridimensionato e limitato ad alcuni tipi di produzione industriale. Avremmo evitato le 2 guerre all’ Iraq e quella alla Libia. Pure quella all’ Afganistan, luogo destinato ad essere attraversato da un importante gasdotto. Addio inquinamento atmosferico e monopoli energetici. Vento, sole, spazzatura ed acqua di mare sono fonti diversificate e che in diverse misure tutte le nazioni possono avere. Nuovi settori, nuovi prodotti, nuovi mercati. Nuovo impulso ad un economia statica che ad oggi viene mossa solo dall’ industria bellica.
Ma per questo ci dobbiamo affidare ai nostri governanti i quali sono di tutt’ altro avviso. Ma noi, nel nostro piccolo che possiamo fare? Qualcosa possiamo, se le condizioni varie lo consentono. Pensiamo ad esempio che in Italia il 65% dell’ energia serve al comparto industriale e il restante 45% al domestico. Quindi dovremmo cercare di capire come rendere indipendente da un punto di vista energetico almeno quel 45% il che significherebbe quasi dimezzare le importazioni di energia.
Casa tipo. Tetto con impianto fotovoltaico e solare termico. Il primo produce energia elettrica il secondo acqua calda. Una casa usa elettricità e gas. Il gas serve al 45% per l’ acqua calda, al 50% per il riscaldamento, al 5% per cucinare. Convertiamo ad elettricità il riscaldamento usando climatizzatori e una cucina elettrica al posto di quella a gas. Il nostro impianto fotovoltaico, appositamente dimensionato, produrrà l’ energia elettrica necessaria. Rimane l’ acqua calda che il nostro moderno impianto solare termico ci darà 25 ore su 24.
La nostra casa non paga così né luce né gas. Il 45% dell’ Italia si produce da sola l’ energia di cui ha bisogno. Ovviamente con i dovuti distinguo (condomini o case non idonee ).
Parliamo di come può essere possibile da un punto di vista strettamente economico. Esempio di casa unifamiliare, 4 persone. Impianto fotovoltaico da 3 kWp, circa 18.000,00 €; solare termico, 5.000,00€. Il fotovoltaico usufruisce di incentivi il solare termico no. Grazie agli incentivi in 20 anni il fotovoltaico ci restituisce l’ equivalente lordo di 45.000,00€; tolto l’investimento iniziale avremo un guadagno netto di circa 20.000,00€. Vita dell’ impianto almeno 30 anni.
Il solare termico usufruisce di una detrazione fiscale del 55% e permette un risparmio sulla bolletta del gas del45% l’equivalente cioè dell’ incidenza dell’ acqua calda sulla stessa. Facendo una media di € 1000 l’anno di bolletta del gas, si anno 450 € di risparmio. Togliendo la detrazione (in 10 anni) fiscale l’ impianto verrebbe a costare 2300 €. Durata ammortamento 5 anni, vita impianto almeno 30 anni. 450€ x 25 anni = € 11.250,00 guadagno netto.
Concludendo; gli incentivi da un lato, le detrazioni ed il risparmio dall’ altro, rendono l’ operazione indipendenza energetica un’ operazione a costo zero. Un po’ come mettere un impianto a gas su un’ automobile a benzina, è il risparmio al distributore che paga l’impianto a gas.
Chiaramente si deve avere l’ abitazione idonea e solidità finanziaria. Piccoli passi che chi ha la possibilità può fare per mettere in marcia una nazione stanca della schiavitù energetica.
I conti economici relativi ad altri livelli di impianti di energia rinnovabile abbiamo già detto avere varie sfaccettature, difficilmente affrontabili su due piedi. Certo è che la riconversione delle attuali centrali di energia in senso “ ecologico “ è indiscutibilmente vantaggiosa sotto ogni punto di vista. Il problema è che questo nuovo concetto di energia va a ledere tutta una serie di interessi economici dominati dai tristemente noti “ poteri forti”. Ed è per questo che il cambiamento è forzatamente bloccato.