Il cromatismo cutaneo non c’entra

kyenge

Viviamo proprio tempi… marroni. Vero signora Kyenge?

Ha ragione Beppe Grillo quando dice che fare ministro una campionessa olimpica è da sottosviluppo culturale. Ma se la Idem è roba da terzo mondo, la signora Kyenge cosa significa secondo Grillo?

Viene il fondatissimo sospetto che abbia ragione La Russa quando sostiene che la nomina sia essenzialmente un tributo simbolico alla differente pigmentazione. Non si può usare il termine “negra” perché pare sia poco rispettoso, non si può dire “di colore” perché la stessa ministra non gradisce, si deve evitare il berlusconiano “abbronzata”, ma non si può neppure dire “nera” perché la signora non è nera, è marrone. Non vanno bene neanche lo shakespeariano “mora”, né “bruna” (che puzza di nazismo), “caffè” e “cioccolato” odorano di paternalismo coccolone. Insomma, la signora Kashetu Kyenge è proprio solo marrone.

Il problema non è però cromatico ma di capacità e di competenza. Il curriculum “ufficiale” della signora sembra scritto da Charles Dickens: c’è tutto il repertorio di fanciulline di buona volontà, destino cinico e baro, benefattori prematuramente scomparsi, la volontà che trionfa, notti di studio al lume di candela, scambi di cognomi fra vescovi. Manca solo il vecchio Fagin. Dopo la lettura restano solo una certezza e alcuni dubbi. È sicuro che la signora sia entrata in Italia di sfroso, senza i requisiti di legge, sia stata una irregolare e perciò, tecnicamente, una clandestina, e che abbia ottenuto la cittadinanza sposando un signore calabrese.

I dubbi invece sono tanti. La signora è venuta qui per migliorare la sua condizione personale: è un proposito onorevole (da lei raggiunto “alla grande”) che però aprirebbe lo stivale a parecchi miliardi di diseredati o anche solo (come nel caso specifico) di ambiziosi. La signora non aveva infatti titolo per chiedere asilo economico perché viene da una famiglia facoltosa (il padre è un cattolico “arioso”, poligamo e padre di 38 pargoli, capotribù di etnia bakunda, che non c’entra con Walter Valdi), ma neppure asilo politico visto che uno dei suoi numerosi fratelli, Ghislain Dyash, è deputato al Parlamento locale: una famiglia di abili politici.

La signora al suo paese non poteva fare il medico ma solo – poverella – la farmacista. E così è approdata qui. Ma le nostre facoltà non sono affollate? Non si deve fare un esame di accesso? Non c’è il numero chiuso? Per superare questi intoppi la signora ha sicuramente dimostrato di essere un piccolo Barnard: sarebbe edificante conoscerne pubblicazioni e prodezze scientifiche.

Non risulta neppure che in Italia ci sia carenza di dottori e che quello di medico sia un lavoro che gli italiani non vogliono più fare. Misteri.

Le cronache politicamente corrette la descrivono come una specie di incrocio fra madame Curie e madre Teresa di Calcutta, come persona ovviamente molto colta (parla italiano, francese, inglese, swahili, lingala, bemba e tsiluba), oculista straordinario, madre e moglie affettuosa, impegnata in aiuti alla sua terra natale e soprattutto in politica a difendere gli immigrati: responsabile dei “Nuovi italiani” per il Pd e portavoce nazionale della rete “Primo Marzo” che ogni anno organizza lo sciopero degli stranieri e promuove la campagna “Lasciateci entrare” per la chiusura dei CIE. Lo scorso anno la signora si era battuta contro la “ingiusta” detenzione di due clandestini irregolari con precedenti penali, i fratelli Andrea e Senad Seferovic, poi fatti uscire dal CIE con un cavillo legale. Qualche mese dopo uno dei due viene arrestato per furto.

La signora prosegue per la sua strada: diventata ministro ha cominciato a salmodiare i mantra dell’abolizione del reato di clandestinità, dello ius soli e del prodigioso e salvifico mescolamento delle culture in un finale “meticciato” di color marroncino.

Insomma il problema dell’inadeguatezza della signora non viene dal cromatismo cutaneo ma dall’inopportunità delle sue prese di posizione, dall’arroganza e supponenza con cui vuole imporle e dall’evidente mancanza di capacità e attitudine a ricoprire il suo ruolo. Non è certo una novità che degli incapaci abbiano governato l’Italia, anzi è piuttosto raro trovare gente di vera competenza: al governo e nel Parlamento è passato di tutto, nani e ballerine, pornostar, mafiosi, fior di delinquenti, e frotte di minus habens. In molti hanno anche fatto carriere brillanti. È però la prima volta che uno viene nominato per il suo aspetto fisico e per le connotazioni ideologiche che ad esso sono appiccicate. Viviamo davvero momenti bui e oscuri. Proprio marroni.

fonte: www.lindipendenza.com