La deriva relativista della chiesa vaticanosecondista

don gallo
Le esequie di Don Gallo – lo pseudo-sacerdote genovese, recentemente scomparso – sono state l’ennesima occasione per constatare l’agghiacciante stato di crisi in cui versa la Chiesa Cattolica.
Assistere al rito funebre presieduto dall’Arcivescovo di Genova, nonché Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Angelo Bagnasco – il quale con la propria presenza e le proprie parole ha, di fatto, avallato l’idea che si possa essere sacerdoti alla maniera di Don Gallo – è stato certamente deprimente.
A rincarare pesantemente la dose, poi, ci ha pensato lo stesso prelato, porgendo la particola consacrata – nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie del pane – a Vladimiro Guadagno, il noto transgender militante comunista e omosessualista meglio conosciuto col nome di Luxuria (un nome, un programma … una garanzia).
Si tratta di fatti oggettivamente gravi, che suscitano la sacrosanta preoccupazione e indignazione dei cattolici e delle persone di buon senso, ancora capaci di capire e di reagire.
Tuttavia mentiremmo, se ci dichiarassimo sorpresi di quanto accaduto. La presenza, le parole e gli atti dell’Arcivescovo di Genova si collocano perfettamente nel solco tracciato dal Concilio e dal post-concilio Vaticano II, ossia rientrano coerentemente nell’orizzonte di mondanità (1) e di relativismo che caratterizza il cattolicesimo post-conciliare, altrimenti detto vaticanosecondista.
Il Concilio Vaticano II ha sancito la cessazione dell’ostilità della Chiesa nei confronti del mondo moderno, a vantaggio dell’incontro con esso attraverso lo strumento del dialogo. Dialogo, peraltro, trasformatosi da mezzo a fine: si dialoga senza arrivare a nulla di buono e di vero, logica conseguenza di un’incompatibilità di fondo che espone spessissimo gli uomini di Chiesa a ridicoli equilibrismi e mortificanti contraddizioni. Un mutamento radicale e carico di pesantissime conseguenze, che vanno ben al di la delle “gallesche”pagliacciate.
Dopo il Vaticano II, la prassi della Chiesa – che si rivela nelle parole, nei gesti e negli scritti di molti suoi uomini, spesso e volentieri membri dell’alta gerarchia – rappresenta un impressionante allontanamento dal Magistero tradizionale cattolico. Una situazione imbarazzante, che pone la Chiesa in uno stato di quasi permanente contraddizione con se stessa, a causa del vano tentativo di conciliare l’inconciliabile.
La Chiesa, per ciò che è – Corpo Mistico di Cristo, Sposa del Signore Gesù, istituzione da Lui fondata col preciso compito di custodire e trasmettere fedelmente agli uomini di ogni luogo e di ogni epoca il deposito di verità ricevute – non può andare d’accordo col mondo moderno che, di quel deposito, costituisce la negazione.
La triste e scandalosa vicenda che lo scorso sabato 25 maggio ha visto come protagonista il Cardinale Arcivescovo di Genova, è la logica conseguenza della spasmodica volontà, da parte della Chiesa post-conciliare (che si concepisce diversa da quella pre-conciliare, e che di fatto lo è, almeno per quel che concerne quanto mette in mostra) di non dispiacere al “mondo”, e della conseguente rinuncia ad essere pienamente fedele alla missione affidatale dal suo divino fondatore.
La volontà di ricercare a tutti i costi ciò che unisce, tralasciando ciò che, invece, in maniera evidentissima divide; il desiderio di non combattere contro il laicismo, velenosissima espressione della modernità; la rinuncia a predicare apertamente la regalità sociale di Cristo, e ad essere Chiesa militante. Ecco cosa sta alla base di molte sconcertanti manifestazioni, di cui si rendono protagonisti uomini di Chiesa ed esponenti del cosiddetto mondo cattolico.
La speranza è che la sbornia vaticanosecondista, determinata dall’abbondante assunzione di eresie moderniste nel corpo ecclesiale, cessi al più presto, e che la Chiesa torni ad essere la luce che illumina la vita di ogni uomo e di ogni comunità.

MS
(1) Mondanità intesa quale marcata tendenza a promuovere l’incontro col mondo moderno, nato in contrapposizione alla Chiesa ed alla Cristianità.