A Segrate i laicisti il catechismo lo vogliono gay friendly

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Il quotidiano laicista la Repubblica riporta la notizia di un fatto accaduto presso una delle parrocchie di Segrate, in provincia di Milano, dove una catechista avrebbe detto agli alunni del corso di preparazione alla cresima, che l’omosessualità è una malattia, suscitando l’inorridita reazione degli “illuminati” allievi.
Su questa vicenda il direttore del giornale online effedieffe.com, Maurizio Blondet, racconta più dettagliatamente che nel corso di una lezione di catechismo “… un ragazzino chiede alla catechista, una signora volontaria in età: «Ho uno zio omosessuale; può fare la Comunione?». Un po’ interdetta, la signora risponde che no, e cerca di dire che occorre essere in stato di grazia, e il peccato omosessuale abituale, se non ci se ne pente, rende la Comunione sacrilega.” Apriti cielo. Ma questa è discriminazione! Che orrore. “Noi non andiamo più a catechismo, noi ritiriamo i nostri figli da questo corso”. Queste, pare, siano state le reazioni di alcuni genitori e di alcuni ragazzi.
Evidentemente gli inorriditi benpensanti al passo coi tempi, ritengono che peccato, stato di grazia, legge morale, siano questioni superate. Categorie non più applicabili, nemmeno al catechismo della Chiesa Cattolica.
Non sapendo con esattezza come siano andati i fatti, evitiamo di dilungarci sull’accaduto in sé. Commentiamo, invece, l’insulsa dichiarazione di Don Andrea Sangalli – sacerdote segratese interpellato in proposito – le cui parole sono state riportate dal giornale diretto da Ezio Mauro, e la reazione del Primo Cittadino di Segrate, Adriano Alessandrini, rivelatosi paladino di quegli pseudo-diritti civili che stanno portando le nazioni europee all’auto-distruzione.
Don Andrea, probabilmente rispondendo ad una domanda sulla richiesta avanzata da alcuni di destituire la “cattiva” catechista, ha infatti dichiarato: “Forse è un po’ troppo, magari si è trattato di un equivoco. Stiamo parlando di argomenti delicati. La Chiesa esprime una posizione chiara, ma il rispetto alle persone deve rimanere al di sopra di ogni tipo di considerazione e va al di la delle scelte personali di ogni individuo”.

Capito? Il rispetto dovuto alle persone, secondo l’”aggiornato” sacerdote, sarebbe al di sopra delle scelte personali di ogni individuo. Come se la dignità personale fosse qualcosa di assoluto ed indipendente dalle scelte morali che ognuno compie. Evidentemente Don Andrea confonde la dignità ontologica dell’uomo – quella dovuta alla natura umana e che non viene mai meno – con la dignità morale-pratica, che dipende, invece, dal comportamento personale: se ti comporti male, la dignità dovuta alla tua natura umana resta intatta (sei comunque superiore a minerali, vegetali e bestie), ma la tua dignità personale diminuisce in quanto col tuo comportamento hai mortificato la nobiltà della natura umana stessa, creata ad immagine e somiglianza di Dio. Il rispetto e l’amore (inteso come amore di benevolenza, ossia volontà di bene) verso il prossimo, un cattolico lo manifesta nella Verità e nella chiarezza: “il vostro parlare sia si si no no” dice Gesù nel Vangelo. La pratica omosessuale è gravemente peccaminosa (secondo il catechismo è uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio), sminuirne la realtà per non urtare la sensibilità di qualcuno, soprattutto quando si insegna la dottrina, è una grave mancanza: un peccato di omissione.

Questi avrebbero dovuto essere gli argomenti di Don Andrea, al posto della titubante e timida risposta riportata da la Repubblica. Titubanza e timidezza, che spessissimo scaturiscono da un malsano senso di inferiorità che un certo cattolicesimo, ansioso di non urtare la sensibilità del “mondo”, nutre nei confronti della mentalità laicista. Non passa giorno, infatti, senza che qualche prete o vescovo ne dia prova.
Il fatto accaduto nella parrocchia del quartiere di San Felice (frazione di Segrate) è molto significativo. L’offensiva della Sovversione, che si sta servendo dell’omosessualità e degli omosessuali per dare un’ulteriore spallata a ciò che nella società è, nonostante tutto, ancora radicato nella morale naturale e cristiana – si mostra in tutta la sua arroganza, facendosi forte della debolezza degli stessi cattolici: vescovi, preti e laici letteralmente in balia dei diktat laicisti.

Patetica, poi, la dichiarazione attribuita al Sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini, il quale ha affermato: “Quando consegniamo la Costituzione ai ragazzi delle medie, la prima cosa che diciamo è che tutti hanno diritto al rispetto, al di la della razza e delle scelte di vita. Le affermazioni della catechista appartengono a un passato che la società civile ritiene superato da tempo”.
Già, posizioni che la società civile ha superato a tal punto da trasformarsi in società incivile.

MaS