Il Papa a Lampedusa

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Chi, come noi, considera con preoccupazione il fenomeno dell’immigrazione extra-europea  in  Italia ed in Europa, ha seguito con particolare interesse la visita di Papa Francesco I all’isola di Lampedusa. Un interesse volto soprattutto a cogliere il significato di tale visita.

Ora, che il Romano Pontefice senta l’esigenza di recarsi personalmente in un luogo simbolo della tragedia che si sta consumando (perché di tragedia si tratta), ci pare cosa del tutto normale e per nulla sorprendente: egli è il Vicario di Cristo, la più alta autorità religiosa e morale presente sulla faccia della terra, e, come tale, avverte la responsabilità che ne deriva nei confronti di tutti gli uomini.

Confessiamo, però, il timore che ci ha pervaso una volta appreso che Papa Bergoglio si sarebbe recato in quel di Lampedusa.  La strumentalizzazione che di tale visita avrebbero potuto fare i fautori dell’immigrazione ad oltranza, ci pareva cosa evidente: una festa per Kyenge, Boldrini e soci. La conclusione più scontata? Il Papa benedice l’immigrazione, avanti c’è posto per tutti. Oppure: opporsi all’immigrazione non è da cristiani.

Cotanta e ovvia preoccupazione, però, è stata affiancata dalla speranza di sentire dal Santo Padre parole chiare ed inequivocabili di denuncia e di condanna di ciò che sta alla base del fenomeno migratorio, ormai da anni drammaticamente in atto.

Cosa è accaduto? Accanto agli scontati commenti pro-immigrazione, da parte dei fervidi assertori del meticciato razziale, culturale e religioso, che certamente costituiscono uno degli effetti prevedibili e negativi di questa visita, ciò che ci pare importante cogliere sono due passaggi dell’omelia pronunciata dal Papa. Eccoli:

1)     “… domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo.”;

2)     “… Signore (…) ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi.

Ecco, tra le righe, l’auspicata denuncia e condanna di chi muove i fili di un fenomeno tutt’altro che spontaneo, naturale ed ineluttabile. Una denuncia purtroppo flebile, però, ossia non caratterizzata dalla chiarezza necessaria affinché tutti possano comprendere.

Il dramma dell’immigrazione, infatti, non consiste solo nelle morti dovute ai naufragi od agli stenti patiti dalle persone. La questione è ben più ampia, e non può essere liquidata facendo leva sulla compassione e sul senso di colpa da suscitare tra gli europei.  Il dramma sta nel fatto che, sulla pelle dei popoli, i centri del potere mondialista (coloro che nel quasi anonimato prendono le decisioni che conducono a certi drammi, come ha dichiarato lo stesso Francesco I) perseguano i loro diabolici scopi nel silenzio di chi li dovrebbe e potrebbe ostacolare, e col favore dei mezzi d’informazione a loro largamente asserviti.

Porre la questione immigrazione sul mero piano dell’emergenza umanitaria, significa banalizzare un fenomeno che, avanti di questo passo, determinerà la cancellazione dei popoli europei e del loro migliore retaggio religioso, culturale ed etnico, in favore della comparsa di un tipo umano plasmato dall’ideologia mondialista (non a caso le stesse agenzie di propaganda mondialista promuovono, allo stesso tempo, laicismo, omosessualismo, lotta all’identità di genere e società multi-etnica). È questo che vuole l’attuale gerarchia della Chiesa?

 

MS