LEuropa, la Siria e la geopolitica della Terra Santa

 

Riproponiamo un intervento del nostro direttore Marzio Gozzoli. Alla luce degli eventi in Siria lo riteniamo molto attuale.

La redazione di OF 

 

Presupposti storici per capire l’attualità del mondo arabo e le ripercussioni sull’Europa

Per comprendere i problemi del Medio Oriente e del mondo arabo occorre risalire alla 1a Guerra Mondiale durante la quale i servizi segreti alleati – in particolare quelli britannici – fomentano l’insurrezione nazionalista araba contro il dominio turco promettendo uno Stato nazionale arabo unitario nel Medio Oriente. In realtà, una volta crollato l’impero turco, le promesse non vengono mantenute e il giovane nazionalismo arabo viene pugnalato alle spalle in più modi:

1)I territori arabi vengono smembrati in più stati e staterelli, in parte sottoposti al dominio diretto delle democrazie occidentali (come Irak e Siria) e in parte affidati a clan islamici integralisti e retrogradi (Arabia Saudita) intrinsecamente ostili alle minoranze arabe cristiane. Lo smembramento va oltre fino alla “invenzione” del Kuwait per privare l’Irak di un vero sbocco al mare e a ridimensionare la Siria stroncando non solo i sogni panarabi, ma anche quelli, più limitati, pansiriani (la “Grande Siria”).

2)In Palestina si creano i presupposti per la nascita della entità sionista, prima con la massiccia immigrazione dall’estero, e poi con la creazione di uno stato che verrà sostenuto dalle democrazie occidentali a cominciare da USA e Gran Bretagna.

3)Le immense risorse petrolifere della regione vengono poste sotto il controllo delle multinazionali occidentali e quello che rimane va ad alimentare solo una minoranza islamo-capitalista che esclude e spesso opprime le masse popolari.

La reazione delle forze più vive del mondo arabo porta alla creazione di movimenti di rivolta che assorbono elementi ideologici “moderni” estranei alla sharia islamica: si parla di nazionalismo, fascismo, socialismo, comunismo, democrazia. Non sorprende che in questo processo svolgano un ruolo attivo gli arabi cristiani, che sotto la sharia si vedrebbero ridotti a un ruolo subalterno di perseguitati permanenti. Va peraltro sottolineato che questi cristiani, pur attenti per motivi religiosi alla cultura europea, non dimenticano la loro appartenenza razziale e culturale al mondo arabo e anzi ritengono doverosa la fedeltà etnica alla nazione di appartenenza.

La reazione antimperialista porta all’alleanza con l’Asse durante la 2a Guerra Mondiale e culmina nella primavera del 1941 con l’insurrezione nazionalrivoluzionaria – stroncata dai britannici – dell’Irak di Rashid Alì Al Gailani. L’occupazione e la repressione alleate in Irak, Siria, Libano, Palestina, Egitto e la parallela reazione della resistenza araba filo-Asse che invia volontari negli eserciti dell’Asse, organizza reti clandestine, operazioni di spionaggio, sabotaggi, manifestazioni, attacchi armati e atti di insurrezione contro le forze alleate di occupazione, costituiscono una pagina della seconda guerra mondiale sistematicamente trascurata dalla storiografia ufficiale. Il Muftì di Gerusalemme, i giovani rivoluzionari Nasser e Sadat, l’ideologo del baathismo, Michel Aflak, si forgiano nel fuoco di questo clima rivoluzionario e a loro volta formano nuovi quadri militanti che come Saddam Hussein, verranno alla ribalta nei decenni seguenti.

Dopo la guerra si delineano nel mondo arabo tre tendenze principali.

1)Tendenze alla PRESERVAZIONE CONSERVATRICE degli stati esistenti, spesso asserviti al mondialismo. In ogni stato arabo si formano classi dominanti che – pur di conservare intatti il proprio potere e i propri privilegi economici – preferiscono mantenere in vita queste strutture anche se create ad arte dagli imperialisti e anche se in contrasto con gli interessi storici del popolo arabo.  In genere quando i media elogiano uno stato arabo “moderato” e amico dell’occidente intendono sostenere uno di questi stati, e rientrano a pieno titolo in questa tendenza anche regimi islamici integralisti come l’Arabia Saudita.

2)Tendenze AGGREGATIVE (panarabismo nasseriano, baathismo, social-nazionalismo pansiriano) che puntano alla formazione di uno Stato più ampio e unitario, libero dalle ingerenze mondialiste e sioniste.  Il panarabismo nasseriano porta prima alla rivoluzione in Egitto, poi allo scontro tanto col sionismo che con le democrazie occidentali e infine al “contagio” politico in altri stati arabi. Il partito Baath – nelle sue due declinazioni, quella “siriana” e quella “irachena” – sviluppa ulteriormente il nasserismo ma a questo aggiunge una carica di rivoluzionarismo dirompente che porta alla creazione di un Socialismo Nazionale che liquida tanto il comunismo  quanto il capitalismo liberale e lo sfruttamento delle multinazionali. La politica baathista si riassume nel concetto di “UNITA’ – LIBERTA’ – SOCIALISMO”. Unità della nazione araba, nelle terre storicamente arabe e di lingua araba; Libertà degli arabi dall’imperialismo delle superpotenze  e delle multinazionali petrolifere; Socialismo non marxista che elimina lo sfruttamento e favorisce lo sviluppo sociale e economico del popolo, tutela la proprietà privata ma la subordina all’interesse maggiore della comunità nazionale. Non sono mancate le differenziazioni tra i due regimi baathisti: per esempio in Siria, intorno al Baath, vengono tollerati altri partiti minori che accettano la supremazia e la guida baathiste mentre in Irak si era proceduto alla eliminazione dei partiti rivali, primo tra tutti quello comunista. D’altro canto la repressione dell’integralismo islamico in Siria è stata ancor più dura che in Irak. Questo ci porta a analizzare un altro aspetto importante dell’ideologia baathista famosa per essere “laica”. In realtà il Baath non resta neutrale nella lotta tra credenti e non credenti, schierandosi decisamente nel primo campo (da qui la repressione del comunismo interno) con un assistenza attiva e ufficiale a favore di tutte le comunità religiose tradizionali presenti e riconosciute, incluse quelle cristiane ma al tempo stesso opera attivamente contro gli integralisti islamici che minacciano l’unità nazionale e che in stati come l’Arabia Saudita garantiscono la supremazia di oligarchie economiche retrograde e chiuse alle necessità storiche delle masse popolari. Non si tratta dunque di un laicismo antireligioso di tipo “occidentale” ma di un superamento della sharia e dell’egoismo sociale mascherato da “religioso” a favore di tutte le forze spirituali e sociali vive e sane del popolo arabo.

Dobbiamo ricordare anche il Partito Siriano Social Nazionalista, attualmente alleato del Baath ma che si differenzia negli obiettivi geografici in quanto mira alla creazione della Grande Siria (Siria, Libano, Giordania, Palestina, Sinai e a seconda delle interpretazioni, eventualmente anche Irak) rivendicando un passato culturale e storico di altissimo livello e escludendo invece nordafrica e penisola araba, ritenuti estranei alla propria civiltà.

3)Tendenze DISGREGANTI  che portano alla frammentazione e al caos con lotte tra le diverse comunità etnico religiose (sunniti, sciiti, cristiani, drusi, alauiti, clan  tribali, ecc)

Questa tendenza favorita fino al parossismo dai mondialisti è stata in passato teorizzata e propugnata dai sionisti e dagli americani in Irak (dove si cerca di approfondire la spaccatura tra sunniti, sciiti, curdi e cristiani) in Libano (dove la guerra civile è stata scongiurata solo da un salto di qualità politico operato dalle diverse comunità religiose) in Libia (dove si sono attizzate le rivalità tra clan e tribù) e si vorrebbe utilizzarla per disgregare la Siria e indebolire un domani l’Egitto.

Chiaramente, un mondo arabo frantumato in tante enclavi piccole e deboli sarebbe ancor più manipolabile e controllabile da parte americana e sionista, perché nessuna di queste comunità ha da sola la forza di costituire una potenza regionale credibile. Ancor più importante per noi europei, le continue guerre e guerriglie tra comunità porterebbero al caos e alla miseria le masse spingendone gran parte a emigrare verso l’Europa.

Il SIONISMO e l’IMPERIALISMO USA sponsorizzano in parte la prima (come hanno fatto per decenni) ma ancor più, oggi, la terza tendenza per gestire il mondo arabo, controllare il petrolio, eliminare ogni ostacolo al colonialismo israeliano. Un “ordine” basato sul caos controllato di ispirazione massonica. Una conseguenza inevitabile sarà l’aumento delle ondate migratorie che portano all’invasione dell’Europa minacciando di dare il colpo di grazia al Cristianesimo, alla nostra Civiltà e alla nostra Stirpe.

L’INTEGRALISMO ISLAMICO gioca oggi un ruolo disgregante e antinazionale essendo nemico delle minoranze religiose (cristiani, drusi, ecc.) e al tempo stesso, si propone come nuova classe dirigente degli stati arabi per conto dei padroni mondialisti ma anche come guida politico-religiosa dell’invasione dell’Europa. Il panislamismo non va assolutamente confuso con il panarabismo in quanto se per il “panarabo” nasseriano o baathista il punto di riferimento è la Nazione Araba al di sopra delle differenze confessionali e tribali (che pure vanno conservate e tutelate) per il panislamico non solo le differenze interne vanno eliminate  in un’unica pseudo nazione islamica ma in questo calderone omogeneizzante andrebbero inclusi anche popoli non arabi come pakistani, iraniani, indonesiani, ecc e in via di principio, tutti i popoli del mondo destinati a essere invasi e convertiti. Il militante panarabo sogna una Nazione Araba, in grado di sfamare i propri figli in terra araba. L’islamista sogna un’invasione di massa dell’Europa e una conversione (violenta o meno) degli europei destinati a entrare a far parte di una comunità islamica priva di specificità e differenziazioni  etnico-culturali al suo interno.

L’ASSEDIO ALLA FORTEZZA SIRIA

In tale contesto appare di estrema importanza l’assedio strategico alla Siria e al suo regime baathista, e di riflesso ai suoi alleati politico-militari soprattutto in Libano. La Siria costituisce oggi l’ultimo grande bastione nazionalista e identitario che si contrappone all’offensiva disgregante dei mondialisti e dei loro servi locali. Dopo l’invasione dell’Irak di Saddam Hussein, la Siria è anche l’ultimo vero bastione di protezione delle minoranze cristiane, abbandonate altrove alla minaccia di annientamento ad opera della tenaglia del sionismo e dell’islamismo. Da tempo la colonizzazione sionista in Palestina è anche sinonimo di sradicamento e annientamento della minoranza cristiana. In Irak, i fondamentalisti islamici liberi dalla repressione del baathismo  minacciano la minoranza cristiana, in buona parte rifugiatasi in Siria. In Egitto i cristiani fremono sotto un nuovo, instabile regime controllato dagli americani e in Libano la comunità cristiana è al sicuro da aggressioni sioniste o islamiste proprio per la protezione del regime siriano. L’assedio mondialista alla fortezza siriana – assedio iniziato sotto forma di infiltrazione terroristica, di istigazione alla guerra civile, di destabilizzazione politica, di pressione diplomatica, di “disinformazia”, di linciaggio mediatico ma che potrebbe benissimo sfociare in guerra aperta di aggressione –  appare oggi come l’ultima, decisiva battaglia delle forze sane della Nazione araba contro i potenti del pianeta.

 Oggi noi dobbiamo delineare una politica europea (libera da quella occidentale Usraeliana) di sostegno alle tendenze aggreganti in grado di ordinare il mondo arabo secondo giustizia,  stabilendo rapporti privilegiati con gli arabi cristiani e con le forze nazionali antisioniste e antimondialiste in grado di eliminare il fondamentalismo islamico e le altre cause primarie dell’immigrazione di massa in Europa, presupposti essenziali per l’invasione, la sottomissione e la colonizzazione del nostro continente.

 

Marzio Gozzoli

(tratto dall’ intervento tenuto al convegno di Fabro)