L’antirazzismo è contronatura

kyenge

Il razzismo, che è preferire il simile rispetto al diverso, è innato. Lo aveva già capito Platone, e ne abbiamo già parlato su questo blog (identità.com) presentando diversi studi scientifici.

Ora lo ammette perfino la televisione pubblica americana, la Pbs, in un documentario “Brains on Trial”, che descrive le applicazioni delle neuroscienze al sistema giudiziario criminale. Nel primo episodio la New York University ha condotto una ricerca molto rivelatrice, attaccando elettrodi intorno agli occhi dei soggetti studiati, per registrare le loro reazioni ad una serie di immagini.

Il risultato come spiega la ricercatrice Elizabeth Phelps, è piuttosto ovvio. Il cervello dei bianchi entra in ‘allerta’, più quando vedono un negro, rispetto a quando vedono un bianco.
E questo, come studi precedenti avevano già dimostrato, è scorrelato dall’ammissione precedente del soggetto di essere o meno razzista.
In sostanza: il razzismo è ‘inconscio’, e anche chi ritiene di non esserlo, in realtà sta mentendo a se stesso. E’ un po’ la sindrome dei ‘boldrini’, che freudianamente si impegnano allo spasimo a negare la propria natura in modo quasi autolesionistico. E’ probabile che gli antirazzisti più esagitati, siano dei razzisti repressi.

La spiegazione di questo fenomeno non ha nulla di culturale, altrimenti l’individuo che non riconosce il proprio ‘razzismo’, e che è quindi ‘culturalmente adattato all’antirazzismo’, non risulterebbe ‘inconsciamente razzista’.

Se quindi il razzismo è consustanziale alla nostra natura, ed è elemento decisivo dell’evoluzione, è allora anche importante alla protezione dell’individuo e della società. Tentare di distorcerlo è mettere a rischio l’esistenza stessa di individui e popolazioni. In altri studi abbiano visto che è l’antirazzismo ad essere innaturale e frutto di deficienze mentali congenite o derivante dall’uso continuato di droghe leggere come i cannabinoidi che incidono sull’aggressività, rendendo l’animale uomo incapace di riconoscere i pericoli e difendersi.

Ovviamente, la società distopica nella quale viviamo, una volta individuata la radice fisica del ‘razzismo’, vorrà intervenire per eliminarla. E visto il profondo legame che c’è tra questo elemento innato dell’essere e l’aggressività – che è in sostanza interesse a ciò che ci circonda e volontà di partecipare all’ambito sociale – ne avrebbero tutto l’interesse: l’individuo ‘addomesticato’ è il sogno finale di tutte le tirannie. L’uomo ammaestrato è l’uomo nuovo della nuova ideologia antirazzsita: dominabile, controllabile e schiavizzabile. Un puro consumatore asessuato.

Non è infatti strano che i governi favoriscano l’uso di droghe e siano così ferocemente persecutori nei confronti dei cosiddetti razzisti: perché questi sono uomini, non servi. Hanno il senso del ‘territorio’ che l’antirazzista addomesticano non ha più.

(fonte: identità.com)