Qualche considerazione sulle dichiarazioni di Papa Bergoglio

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A proposito delle sempre più frequenti dichiarazioni di Papa Francesco I, divulgate con dovizia dai media laicisti – al fine di enfatizzare il “nuovo corso bergogliano”, la “nuova primavera della Chiesa”, la ripresa vigorosa dello spirito e dei contenuti del Concilio Vaticano II, e di sconvolgere i cattolici fedeli alla Chiesa ed al Magistero di sempre – preferiamo non dilungarci in lunghi e dolorosi commenti: il rispetto e l’amore che portiamo alla Chiesa di Cristo, ossia alla Chiesa Cattolica Apostolica e Romana, è tale per cui riteniamo opportuno trattenerci.
Qualcosa, tuttavia, ci pare opportuno ricordare, alla luce di quanto finora dichiarato da Papa Bergoglio e divulgato dai media di tutto il mondo. La Chiesa ed il mondo cattolico non vengono da cinquant’anni di spietata applicazione dell’ortodossia dottrinale, liturgica e pastorale. Tutt’altro! Veniamo da cinquant’anni di sbrago quasi totale sotto ogni punto di vista. Il periodo post conciliare, caratterizzato dalla volontà, più o meno evidente, di rompere con la Chiesa del pre-Concilio Vaticano II, altrimenti detta “Costantiniana”, ha prodotto immensi danni. Una mentalità ed una prassi non cattoliche si sono imposte nel clero e nel laicato, effetto di un trasbordo ideologico da alcuni perseguito e da altri (la grande maggioranza) subito quasi inavvertitamente. Ciò che caratterizza il nuovo corso della Chiesa nel periodo dominato dal cosiddetto “spirito del concilio” (Concilio Vaticano II), sono l’antropocentrismo (che ha preso il posto del teocentrismo) e la volontà ferma di dialogare a tutti i costi con la modernità. Non crediamo sia necessario commentare lungamente la contraddizione insita nell’adozione dell’antropocentrismo in luogo del teocentrismo: hanno tolto di mezzo Dio (come se ciò fosse possibile …) – presenza ingombrante, capace di ostacolare il dialogo con chi non crede alla Verità oggettiva – ed al suo posto hanno voluto mettere l’Uomo (toh, proprio come i laicisti). Quanto alla volontà di non scontrarsi con la modernità, che dire? Anche in questo caso è evidente che il conflitto tra Chiesa e modernità è nell’ordine delle cose, negarlo significa non riconoscere l’essenza dell’una o dell’altra.
Alcuni giorni fa ci è capitato di leggere un lungo articolo del domenicano Padre Giovanni Cavalcoli, nel quale si è cercato di dimostrare che il vescovo di Roma (come Papa Bergoglio ama definirsi) non ha scritto cose eterodosse nella sua lettera indirizzato ad Eugenio Scalfari. Uno sforzo notevole quello del padre domenicano, certamente degno di lode. Ma quante parole e che disquisizioni filosofiche e teologiche, non a tutti facilmente comprensibili.
Nel Vangelo di Matteo (5,17-37) Gesù dice: “Il vostro parlare sia SI SI NO NO, il di più viene dal maligno”. Sincerità e chiarezza, dunque. Ed ancora “Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te (Pietro), che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32). Confermare nella Fede i fratelli, questo il compito di Pietro (il Papa).
Viviamo in una fase oscura della storia, in cui le forze delle tenebre stanno agendo quasi ovunque e senza ostacoli evidenti (a parte la felice eccezione di alcune nazioni dell’Europa orientale, tra le quali l’Ungheria e la Russia, dove Vladimir Putin sembra stia rivestendo i panni di Katechon laico, ossia di colui che ostacola l’azione del maligno). Ciò di cui abbiamo estremamente bisogno, è una guida spirituale e morale capace di indicare – senza ambiguità e senza contraddizioni – la via da seguire per vivere da veri uomini, ossia secondo la volontà di Dio nostro Creatore.

MS