7 ottobre 1571 – 7 ottobre 2013. 442° anniversario della battaglia di Lepanto

Lepanto_1571

In questo inizio di ottobre vogliamo ricordare e celebrare la vittoriosa battaglia di Lepanto, quando il 7 ottobre del 1571, nel mar Ionio, la flotta della Cristianità europea e quella turco-islamica si affrontarono in una delle battaglie navali più cruente della storia.

In quell’epoca, quando l’impetuosa avanzata della potenza turco-islamica destava terrore tra le popolazioni dell’Europa meridionale ed orientale, la Cristianità, lacerata nel suo corpo dalla rivolta luterana ma restaurata nel suo spirito dalla Contro-riforma cattolica, seppe trovare la forza di opporsi a quello che pareva essere un destino ineluttabile.

Alla chiamata del Romano Pontefice San Pio V, risposero gli uomini dell’Impero, della Repubblica di Venezia, di Genova, del Gran Ducato di Toscana, dei territori pontifici e del Regno di Napoli che, sotto il comando di Don Giovanni d’Austria, di Marcantonio Colonna, di Gian Andrea Doria, di Sebastiano Venier, di Agostino Barbarigo e degli altri comandanti delle galee e delle fanterie, combatterono valorosamente in difesa della fede e della civiltà.

Lo scontro fra le 208 navi della Lega Santa cristiana e le 230 navi turco-islamiche fu durissimo e i morti si contarono a migliaia: circa 9 mila uomini fra i cristiani, 30 mila fra i musulmani.

Oggi celebriamo il ricordo e la gloria dei nostri valorosi antenati, vergognosamente dimenticati dall’Italia e dall’Europa “ufficiali”, invocando la loro benedizione e la grazia di Dio Onnipotente affinché ci siano di sostegno e guida nella battaglia per la ricostruzione nazionale ed europea.

 

Il 7 ottobre la Chiesa celebra la festa della Madonna del Rosario, ossia della Madre di Cristo e della pratica di preghiera tanto semplice quanto efficace a Lei dedicata, vera arma spirituale alla quale si attaccarono, a cominciare dal Papa San Pio V, le donne e gli uomini della Cristianità che, appunto con la preghiera e con l’azione, salvarono l’Europa.

 

Miguel Cervantes, l’autore del “Don Chisciotte”, imbarcato su di una galea cristiana, definì la battaglia di Lepanto “Il più grande evento che videro i secoli”.

 

Ecco l’inizio della battaglia di Lepanto attraverso il racconto di un marinaio della nave cristiana “San Teodoro”, narrato da Gianni Granzotto nel libro: “La battaglia di Lepanto”:

“…L’armata cristiana stava ferma sulla sua linea. Il solo movimento ordinato da don Giovanni riguardò le galeazze, che si andarono a schierare un miglio davanti a noi, come isole avanzate. Le galeazze erano sei, e dovevano mettersi a due per due all’innanzi di ciascuno dei nostri corpi, due per l’ala di Barbarigo, due per il centro di don Giovanni, due per l’ala del Doria. Se non che costui, comandato dall’argarsi verso il pieno del golfo, girò fin troppo il bordo allontanandosi al largo più di quanto si credeva opportuno. Per quella mossa si aprì una specie di varco sulla parte destra del nostro schieramento e le due galeazze che dovevano andare a proteggere il corno dei genovesi si trovarono un po’ sperdute nel mezzo del mare.

Ma le altre furono pronte a scatenare tutto l’inferno dei cannoni di cui erano strapiene, immobili in mezzo al mare sotto quel peso come enormi tartarughe galleggianti. Sui turchi che avanzavano a tutta voga, senza più vele ai trinchetti per la caduta del vento, piovvero i colpi ed il fuoco in una terribile tempesta d’improvviso infuriante sul mare tranquillo. Davanti al nostro corpo di navi sparavano le galeazze di Francesco Duodo e di Andrea da Pesaro. Vidi le palle lanciate dal Duodo sfracassare il fanale più grande della Reale dei Turchi, che per altezza dominava il gruppo dei legni nemici avventati all’assalto. Un secondo colpo frantumò la spalla d’una galera vicina, un terzo mandò in pezzi il fasciame di un’altra, che si mise ad imbarcare acqua a fiotti sprofondando nel mare come in una sabbia. Uomini con i turbanti in capo si buttarono a nuoto dagli spalti divelti, tra remi spezzati, frammenti di chiglia, tronconi d’alberi dimezzati che cadevano da altre galere colpite travolgendo soldati e rematori, mentre il fuoco prendeva a divampare su questo e quel bordo illuminando le acque di inverosimili bagliori

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