Il governo si rimangia il salva-Roma, ma è già pronto a fare il bis

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Quando è troppo è troppo. È quello che deve aver pensato re Giorgio, pardon il presidente Napolitano quando si è trovato sulla scrivania il decreto Salva Roma messo a punto dal governo, che su di esso aveva pure chiesto la fiducia. Risultato: decreto affossato, governo sconfessato e sindaco capitolino su tutte le furie. Lega e M5S cantano vittoria grazie al loro ostruzionismo, mentre la bocciatura è motivo di tensioni nella maggioranza, dove in molti non apprezzano le sempre più invadenti ingerenze quirinalizie nell’attività del governo.
Ma attenti, perché il provvedimento buttato in malo modo fuori dalla porta del Quirinale potrebbe rientrarvi dalla finestra. Nel senso che il Consiglio dei ministri di oggi varerà il provvedimento Milleproroghe, che comprende le norme non differibili per assicurare le risorse già previste nel bilancio della città di Roma.
Lo stop al Salva Roma prima dell’ultimo esame in Parlamento è arrivato dopo un colloquio tra Letta e Napolitano. Il Capo dello Stato ha mosso rilievi tali sul provvedimento, ampiamente stravolto durante l’esame delle Camere, da renderlo improponibile. E subito il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha espresso tutta la sua preoccupazione (leggasi rabbia). «Questo decreto è stato erroneamente chiamato dai media “Salva Roma” – ha detto Marino -. In realtà è un decreto con cui Roma chiede maggior rigore amministrativo. Sono preoccupato – ha aggiunto il sindaco romano – per il bilancio della capitale che comunque dev’essere chiuso entro il 31 perché è così che si deve fare in una capitale europea».
Capitale sì, europea non esattamente. Almeno per l’assessore regionale veneto al Bilancio e agli Enti locali, Roberto Ciambetti, secondo il quale il ritiro del decreto Salva Roma «è il finale poco elegante di una storia squallida: quel testo e la fiducia votata dalla Camera erano e rimangono un insulto agli Enti locali e alle Regioni che hanno fatto l’impossibile per garantire servizi pur in un crescente quadro di difficoltà. Il Salva Roma – aggiunge Ciambetti – dimostra che a Roma, e non solo in Campidoglio ma anche a Montecitorio, non si è capito cosa è accaduto in questi anni e si pensa di continuare a gestire il Paese, e tutta una serie di città, come ai vecchi e bei tempi in cui la politica comprava consensi e voti pagando con i soldi delle generazioni future. È democrazia questa? No, questa è marchettocrazia che contrappone la maggioranza parlamentare e un governo inetto al Paese reale».
Ma in soccorso della capitale si stanno già muovendo gli amici degli amici. «Nel Milleproroghe si confermino le certezze per Roma – raccomanda il deputato Pd Umberto Marroni – che nel suo ruolo di capitale deve essere sostenuta dallo Stato. Ci si attenga solo alle norme indifferibili e non si tentino colpi di mano per colpire l’autonomia di Roma nella gestione delle aziende capitoline». L’ultima parola nel Cdm di oggi.

(fonte lapadania.net)