Cultura della morte in Spagna e in Italia

Cultura della morte in Spagna e in Italia

BREVE INTRO DI R.S.: (ANSA) – MADRID, 29 DIC – Decine di migliaia di cattolici si sono riuniti […] nel centro di Madrid per l’annuale messa in difesa della famiglia, a qualche giorno dalla presentazione da parte del governo conservatore di un progetto di legge che limita fortemente il diritto all’aborto in Spagna. Cantando inni natalizi e agitando le bandiere delle varie regioni spagnole, i fedeli sono arrivati per la messa organizzata come ogni anno dall’arcivescovo di Madrid.

… SARÀ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA? CI SCRIVE ROBERTO DAL BOSCO, GIÀ AUTORE DI “CONTRO IL BUDDISMO“, SAGGIO PUBBLICATO NEL 2012 CON FEDE&CULTURA (VERONA)

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Cari amici di Radiospada,

Ho visto che anche il vostro prezioso sito ha pubblicato lo scorso 21 dicembre un articolo riguardante il progetto di legge spagnolo in materia di aborto.

Mi preme qui spiegarVi come io ritenga che ogni sussulto di gioia rispetto a questa storia è terribilmente fuori luogo, perché tale progetto (l’iter perché diventi legge è ancora lungo) è senza ombra di dubbio un’operazione integralmente abortista. Una continuazione pura e semplice della matrice autogenocida dello Stato moderno.

In Ispagna vorrebbero ripristinare una sorta di 194, quella introdotta nel 1985 dal governo socialista di Felipe González. Giornali, siti, e blog cattolici ci chiedono di stappare lo spumante per questo evento: immaginate, se ci dicessero di festeggiare il mantenimento della 194 in Italia. Come risponderemmo? Cercherò di spiegare che questo tentativo nel nostro Paese è già in atto, e i fatti spagnuoli altro non sono che un banco di prova per il nuovo compromesso sanguinario ordito dal «manovratore» neodemocristiano.

Parlare infatti di «retrocessione» del fronte della Cultura della Morte nel caso madrileno, come hanno fatto tante persone disinformate, in malafede o semplicemente «derivative» è sbagliato e, ancora più tremendamente, è davvero pericoloso.

Perché il disegno di compromesso neodemocristiano sull’aborto in corso in Ispagna ora istituisce un format pronto per l’uso italiano. Modalità e strumenti sono approntati: sono, in concreto, gli stessi: cosmesi orwelliana della legge assassina – si chiama Legge organica sulla tutela della vita del nascituro e dei diritti della donna incinta ma, come la 194 che è Legge sulla tutela sociale della maternità, è una legge che prevede l’aborto – e soprattutto uso spregiudicato quanto artificioso dei nuovi canali di consenso, internet e i social network, come suggerisce la politica nell’era grillista.

Andiamo con ordine.

L’anteproyecto di Gallardón è una legge assassina

Nel disegno di legge (anteproyecto) Gallardón – è bene ricordarlo, la legge è lungi dall’essere approntata –l’aborto non viene in alcun modo abolito, anzi è potentemente rinforzato, legittimato.

Ogni voce secondo cui Madrid intende rendere l’aborto un reato è pura fandonia o, nel peggiore dei casi, dezinformatsja.

Il progetto di legge Gallardón prevede l’aborto come legittima opzione, e diritto, della donna. Che anzi, come ha avuto modo di dire lo stesso ministro nella conferenza stampa di presentazione, «non è mai colpevole». Tale assurdità si commenta da sé, e deresponsabilizza ancora di più la donna innanzi al crimine più grave che può commettere, l’uccisione del suo stesso figlio.

Desumo i vari punti del progetto di legge dal sito tradiciondigital.es, che qualche settimana fa ha trattato esaurientemente l’argomento nell’articolo La derecha presenta su gatoparda reforma del aborto.

Secondo l’anteproyecto Gallardón, quindi:

1) L’aborto è consentito se esiste grave pericolo fisico o psichico per la salute della madre: se la gestazione non supera la 22a settimana, la vita del bambino non-nato può essere annientata.

Commento: tutti sappiamo che quella del pericolo psichico è la grande scappatoia assassina della 194 –«Dottore, se non mi fa abortire mi suicido». Sappiamo inoltre che non è nemmeno necessario dire questo, perché la cultura annientatrice che vige negli ospedali (e sulla quale ancora troppo poco è stato scritto) dilania il nascituro senza farsi pregare, a volte pure autonomamente. Colloqui ed altre forme di filtro previsti dalla 194 come noto non sono presi in considerazione – illegalmente – tanto è chiaro l’esito del processo.

1a) L’aborto è consentito in caso che la madre voglia porre fine alla vita di suo figlio: due medici distinti che praticano l’aborto e che non lavorano nello stesso centro dovranno certificare che la patologia genera un grave pericolo importante e duraturo per la salute fisica o psichica.

commento: viene considerata la salute della madre e mai quella del nascituro, culturalmente e giuridicamente quindi percepito come soggetto secondario, creatura con minori diritti. Si noti che anche qui non può mancare la fumosa «salute psichica», che altro non è se non la botola tramite la quale el coladero del aborto – come lo chiamano in Spagna, il «colabrodo» della legge aggirata in tutti i modi – si riproporrà talis et qualis. Infine  il sangue della morte per aborto – sangue massimamente innocente! – ora ricade su più medici e su un intero apparato costruito per fare da filtro fittizio.

1b) L’aborto è consentito se si produce la condizione di una malformazione del feto “incompatibile” con la vita: bisognerà apportare due rapporti medici, uno che certifichi il danno per la madre, l’altro che certifichi che l’infermità del feto è incompatibile con la vita.

Commento: l’«incompatibilità del feto con la vita» non sto a spiegarla, sappiamo tutti cosa sta a significare: è la classica vita «indegna di essere vissuta». Quella di Eluana Englaro, quella dei down della Danimarca, che vuole diventare entro il 2030 la prima nazione al mondo «down-free». In attesa che diventi indegna una vita vissuta con il diabete, con le lentiggini, con due paia di dita gemelle (come il sottoscritto, che se fosse nato durante il prossimo scatto della Cultura della Morte non sarebbe con probabilità sopravvissuto). Nella prassi comune delle IVG, è già indegna di essere vissuta – mi raccontano ginecologi ospedalieri – una vita che nasce con il labbro leporino, o il doppio pollice. Noto infine, che la vita incompatibile con la vita è un ossimoro logico di cui a quanto sembra il legislatore spagnuolo e i suoi cantori mediatici non hanno vergogna. Se qualcosa vive, come può essere incompatibile con la vita?

1c) Quando si tratti di un caso di urgenza medica, non sarà necessario il rapporto.

Commento: pronti via, un’altro bel buco del nuovo «colabrodo». La possibilità che l’urgenza venga utilizzata come scappatoia è alta. Comunque, l’urgenza è di per sé un criterio inaccettabile davanti alla sacralità della vita umana: aggiungiamo anche che vi sono casi che indicano chiaramente come il personale medico consideri urgenza ciò che non lo è, e provveda quindi all’assassinio del nascituro. Ripeto: sulla infiltrazione ai limiti dello psicopatologico della Cultura della Morte nell’Ostetricia ancora troppo poco si è discusso. I racconti orrorifici delle cliniche americane – p.e., in USA,  il recente caso Gosnell – sono solo la punta dell’Iceberg, dove si situano nemmeno a troppa profondità i nostri ospedali, luoghi deputati a fare nascere i nostri figli invece che ad ucciderli

 1d) Oltre la 22a settimana  si produrrà un parto indotto poiché la vita del concepito sia suscettibile di svilupparsi.

Commento: cioè, fermiamolo prima che cresca, prima che assomigli ancora più visibilmente ad un essere umano. È il pudore tipico del cattolico tiepido e vagamente sub-umano: si possono ammazzare 3 embrioni umani per ogni tentativo di IVF come vuole la legge 40, che ci toccò perfino difendere dal referendum del 2005. Gli embrioni sì possono ammazzare, perché – pensa il coniglio mannaro sub-cattolico alla Movimento per la Vita, de facto specie dominante nel panorama zombie della Chiesa italiana – alla fin fine quelli sono grumi di cellule. Quando invece ci sono braccia e gambe, ah beh, lì bisogna parlarne. Sicuri che sia meglio non abortire? Di fatto il MpV, e tutti gli infidi o ebeti sostenitori della «piena applicazione della 194» la pensano così: è il concetto di «grumo di cellule», di cui parlava la Levi Montalcini, aggiornato al grigiore compromissorio democristiano.

2) L’aborto è consentito se la madre è stata stuprata: se lo ha denunciato e la gravidanza non supera la 12a settimana, la vita del bambino può essere annientata.

Commento: eccolo qui – l’aborto per motivi extramedici, «morali». Concretamente, l’aborto non più ricoperto della patina scientifica, e praticato secondo una base volontaristica, l’aborto per «scelta». Cioè il libero aborto: letteralmente, la posizione pro-choice.

Non serve ricordare come in USA esistano attivisti prolife – taluni di forza impressionante come la bella Rebecca Kiessling – che sono nati da stupri, e che danno una voce decisa su questo fronte: non passa giorno che non ringrazino la madre per non averli abortiti. Così come la signora olandese Irene van der Wende (I regret my abortion), ogni anno presente alla Marcia per la Vita: stuprata, indotta ad abortire, sta passando la sua vita a rimpiangere il figlio massacrato nel suo grembo.

La Chiesa in passato aveva parlato assai chiaramente, con il caso delle suore stuprate dalla marmaglia guerrigliera in Congo negli anni Sessanta: l’aborto non è ammissibile, mai. Che colpa può avere il bambino se è stato concepito nell’orrore?

Un pensiero ai lettori di Roma: cari romani, molti di voi discendono dal Ratto delle Sabine. Cioè, uno stupro di massa. Con l’aborto per stupro vigente nei giorni antichi, gran parte di voi non sarebbe qui. In realtà, la cosa vale praticamente per tutta la popolazione terrestre (il vecchio Islam, infatti, proibiva saggiamente l’aborto per stupro – esso era ed è ancora il motore della barbarie non-cristiana). Non saremmo qui se nell’antichità vi fosse stata la Cultura della Morte e la sua attuale strumentazione tecnologica. Cari lettori, qui sta il punto di ogni legge abortista: la distruzione della popolazione terrestre, come da diktat mondialista, come da infame progetto di Satana.

3) L’aborto è consentito se la madre è una donna di 16 e 17 anni: è necessario il consenso dei suoi genitori o tutori.

Commento: questa è la grande rivoluzione, secondo l’ottica eunuca del progetto. Dovremmo gioire perché viene riassorbita la fuga in avanti di Zapatero, che istituì la possibilità per le minorenni di abortire senza dirlo a Mamma e Papà. Sappiamo tutti che la realtà è ben più spaventosa di così, poiché il problema è alla radice: sono i genitori stessi oggi – un caso, non ancora finito sui giornali,  mi è stato sottoposto nemmeno un mese fa – a spingere le figliole alla terminazione della vita dei nipoti.

3a) Qualora vi fosse controversia fra di essi, il giudice considererà valido il consenso della minore salvo che constati la sua mancanza di maturità, nel cui caso risolverà il proprio giudizio attendendo all’interesse della ragazza che vuol terminare la vita di suo figlio.

Commento: oltre che su quelle della donna, dei medici e dei parenti, il sangue cadrà ora anche nelle mani dei giudici. Un incubo kafkiano vero: la magistratura decide della vita e della morte. Viene espressamente detto che il magistrato, se vede che la ragazza è un po’ troppo svagata, può ordinare l’uccisione di suo figlio anche se questa se lo vuole tenere. Il magistrato-mammana che constata la mancanza della maturità di una ragazzina incinta è una visione che mette i brividi, in ispecie se proveniente da un paese che ha come suo giudice simbolo Baltasar Garzón, un uomo malato di protagonismo adolescenziale come nemmeno il pool milanese di mani pulite messo insieme. (O quasi).

4) Si riforma il sistema di consenso informato: le donne dovranno aspettare un periodo di 7 giorni di riflessione, invece che i 3 attuali.

Commento: non proibiamo di mettere la bomba alla stazione dei treni, no. Allunghiamo però il timer. Non vi sentite dunque più sicuri a viaggiare?

5) Si garantisce in qualsiasi momento l’obiezione di coscienza del personale medico

Commento: si garantisce cioè al personale medico che non obbietta la possibilità di uccidere dei loro simili indifesi: la verà realtà dell’obiezione. Credo dunque si parli proprio dell’obiezione assassina: libertà per i medici e gli infermieri che scelgono di uccidere.

6) Si proibisce la pubblicità dei centri e dei procedimenti di pratica dell’aborto.

Commento: e certo, perché le cliniche non vedevano l’ora di comperare spazi pubblicitari su Telecinco al TG della sera. È il marketing delle concessionarie di pubblicità il problema dell’aborto: non la propaganda profonda, resa lecita da leggi infami e rinforzata dalla cultura permissivista respirata a scuola e nei mezzi di intrattenimento. Vieteranno Le regole della asa del sidro, film che ha con probabilità  fatto più morti dell’11 settembre? Vieteranno le commediole sataniche di Almodóvar? I video e le interviste di Lady Gaga? No. No. No. Eppure quella è la vera pubblicità dell’aborto. Quella che andrebbe – con ogni mezzo possibile! – colpita a morte.

7)  I medici che realizzano l’aborto fuori da queste condizioni soffriranno pene da 1 a 3 anni di carcere se vi è consenso della donna, e da 4 a 8 anni se la donna abortisce sotto minaccia o inganno.

Commento: in pratica, da 1 a 8 anni a chi uccide un innocente. Equo. Se il lettore stanotte uccidesse in casa propria per legittima difesa un estraneo venuto a rapinarlo o a stuprargli la moglie/madre/figlia/sorella, prenderebbe con probabilità una pena ben più grave. Lo sappiamo: l’embrione innocente, «l’ultimo degli ultimi» lo chiamava Madre Teresa, vale molto meno di un criminale assassino e stupratore qualsiasi. E questo perché la società che permette l’aborto è essa stessa criminale ed assassina, logicamente ed umanamente illegittima.

8)  La donna che abortisce resta esonerata da qualsiasi responsabilità penale, incluso la multa, se lo fa dentro queste condizioni.

Commento: voilà, la depenalizzazione finale. La donna, prima colpevole del crimine assoluto dell’aborto, è libera da ogni colpa. Come ha specificato il ministro Gallardón in conferenza stampa, «la donna sempre è vittima». Siamo alla «società colpevole» della sociologia para-comunista degli anni che furono.

La deresponsabilizzazione diviene qui assoluta e perde ogni maschera.

Notiamo bene che l’aborto in Spagna ha una base costituzionale. È la Sentenza del Tribunale Costituzionale 116/1999, del 17 giugno 1999 (BOE n.162, supplemento p.72 del giovedì 8 luglio 1999): «I non nati non possono considerarsi nel nostro ordinamento costituzionale come titolari del diritto fondamentale alla vita che garantisce l’art. 15 della Costituzione».

Questa pazzia giuridica Gallardón non la vuole nemmeno sfiorare: anzi, lamenta che «chi ruppe l’equilibrio in un sistema complesso e sensibile fu il PSOE nel 2012 che introdusse una forma di legislazione contraria a quello che diceva il Tribunale Costituzionale». «Quello che noi abbiamo fatto – aggiunge il ministro – è garantire ancor di più l’applicazione del giudizio del Tribunale Costituzionale».

Riassumiamo con una metafora.

Ha scritto – lo riporta Tommaso Scandroglio sulla Nuova Bussola Quotidiana, che riconosco come unica voce ad opporsi al coro dei festanti –  il giornalista Carlos Esteban su La Gaceta«Se un giorno il PSOE difenderà il cannibalismo, il PP direbbe che mangiare le braccia e le gambe di qualcuno andrebbe bene, ma non spingiamoci oltre». Ci permettiamo di correggere Esteban: non vengono qui mangiate le braccia e le gambe, senza le quali, in fondo, si può anche vivere. Viene permesso il consumo – in pieno stile zombie ora tanto diffuso – che lo Stato mangi il cervello e il cuore degli innocenti.

Perché quello che permette questa legge – lo si ammetta – è semplicemente assassinio su vasta scala, cioè genocidio. Il Fronte della Morte non arretra: rimane intonso o perfino, come cercherò di spiegare qui sotto, si allargherà.

Credo dunque sia chiaro che questo progetto di legge è sotto ogni aspetto un abominio senza fondo.

Pensare che esso possa essere salutato dal fronte cattolico italiano come un «grande progresso» che rappresenta il fatto che «l’aborto non è intoccabile» è ridicolo e alla lunga dà il voltastomaco.

Questa giubilante trappola intessuta attorno all’idiozia spagnola apre inoltre a numerose altre riflessioni, su questioni iberiche ed italiche, che vale la pena di intavolare apertamente.

Il Death Toll del PP

In ultima analisi, l’unica cosa che ci deve importare è quello che gli anglofoni chiamano Death Toll: la conta dei morti. Nel decennio 2001-2011 abbiamo avuto più di un milione di morti per aborto in Spagna. La media dei morti è cresciuta di anno in anno già prima che Zapatero introducesse nel 2010 le sue riforme. Cioè, con il Partito Popular (PP) di Aznar al potere – il baffo, va ricordato, mai mosse un dito per la questione – e con la legge abortista del 1985 in vigore, la situazione era già drammatica quasi quanto gli ultimi anni di follia zapaterista.

Ora se avete letto quanto sopra potete riconoscere che con questa cosmesi dello status quo nessuna decrescita del Death Toll è possibile. Anzi, si avrà una tremenda eterogenesi dei fini: tornato il Partido Socialista Obrero de Espana (PSOE) nella stanza dei bottoni, la prima cosa che questo farà sarà quella diattuare una immediata ritorsione riguardo a questa questione. Lo fece anche Obama appena eletto nel 2008: accontentare subito i pro-choice e la lobby della morte (dalle femministe ai megagruppi abortisti, alle logge ONU etc.) costa poco e fa bandiera «di sinistra». Il PSOE potrebbe divertirsi autorizzando l’aborto a nascita parziale (del resto, è noto che lo vorrebbe anche Obama) o l’impillolamento semi-obbligatorio delle ragazze dalla Terza Media in poi. Se pensate che io stia qui esagerando, probabilmente non ricordate, in era zapatera, i progetti di legge per estendere i diritti umani – anche sessuali – ai primati superiori. La sinistra spagnola, come fa vedere anche in sede europea,  è capace di estremismi fantasiosamente orripilanti. La conta dei morti, quindi, non potrà che aumentare. A X (il numero degli aborti consentito comunque dall’eventuale legge Gallardón )  si aggiungerà con il venturo governo PSOE X+ 10%-20%-50% di X, cioè la nuova ondata di morti provocata dalla ritorsione biologica dei socialisti. Diverso sarebbe se X, come dovrebbe darsi in una politica cristiana, fosse uguale a zero. In pratica: il PP non solo ha lasciato immutato il massacro – ne ha aumentato la gravità. X infatti rappresenta un milione di morti: un megadeath, nel linguaggio militare termonucleare. 10 o 15 ordigni come quelli di Hiroshima, detonati nel ventre della vita della Spagna.

Quello biologico – l’ecatombe degli innocenti, alla quale va aggiunta quella degli aborti chimici e dei morti per IVF – non è il solo qui in campo. Ancora più grave, e strategicamente scioccante, è il danno politico. Con quale faccia si può chiedere l’abolizione dell’aborto ad un potere che ha appena approvato una legge simile? Il contentino dato al movimento antiabortista – questo il fine di tutta la campagna, nei tavoli di governo come sui giornali e su internet (vedi più sotto) – danneggerà gravemente ogni campagna prolife per almeno tre decenni. Una volta che si è ritoccata la legge così, che si fa, si torna a parlare di aborto? Bambini miei: vi ho comperato le caramelle, per il gelato abbiate il buongusto di aspettare e non fate i capricci. Per il PP, questa sarà l’attitudine verso il tema della bioetica per i prossimi anni: abbiamo già dato. Cosa hanno dato? Violenza e morte, a milioni. Come in una guerra nucleare.

Del resto,  PP non è un partito cristiano. O meglio, lo è vagamente nell’apparenza, come da perfetta tradizione democristiana. Ricordiamolo: a volere ritirare dal mercato librario spagnolo la Costanza Miriano diCásate y sé sumisa, la versione in castigliano di Sposati e sii sottomessa, è un altro caporione del PP, Ana Mato, titolare del ministero della Sanità, dei Servizi e dell’Uguaglianza. La ministra Mato ha chiesto all’editore che fosse ritirato il libro: in pratica, un atto di censura. Come ai tempi del caudillo Francisco Franco, solo che qui ad essere censurati sono libri intimamente cattolici. A chiedere una censura del libro, pubblicato da una editrice legata all’Arcivescovado di Granada, si è mosso, oltre all’inevitabile filone di femministe bruttarelle, anche il vescovo di Bilbao. Il disorientamento cattolico, nella penisola iberica come in quella italica, è invero immane.

Il PP, del resto, non può che temere la società secolarizzata con vertiginosa accelerazione negli ultimi anni.Il profilo del partito è ora davvero debole. Rajoy è un’auto usata, e neanche tanto prestante: diciamo una vecchia Seat. Aveva perso contro Zapatero, è stato ripescato come leader in una elezione la cui unica sostanza era un cambio di governo, nella speranza che questo potesse arginare lo scoppio della bolla immobiliare che ha messo in ginocchio la nazione. Il PP è ora tempestato di scandali per corruzione, delegittimato nella sua leadership, fiaccato dal fatto che la Monarchia ha dimostrato di stare benissimo anche con i socialisti – le firme alle leggi abortiste sono tutte del Re – e dalla mancanza di supporto dei suoi grandi sponsor finanziari, a loro volta travolti dalla crisi monetaria globale.

In breve, il PP è debole, e ha paura. Un capovolgimento di fronte con il PSOE che torna a comandare è decidamente possibile, anche a breve termine. Proprio per questo, il partito impaurito non sceglie di affrontare un tema di petto: o se lo fa, lo fa fingendo un eroismo inesistente, attuando l’operazione cosmetica di cui stiamo discutendo.

Il PP è un partito che si finge cristiano ma che al contempo – come evidente – nulla fa per fare battaglie che si possano dire tali.

La parvenza di attivismo cattolico è appaltato infatti a terze parti, probabilmente in qualche modo legate al partito stesso. Qui entriamo in una fase ulteriore della questione: la formazione di consenso – e l’instupidimento del fronte antiabortista – per via telematica.

Un modello ora rovinosamente importato anche in Italia.

Citizengo, Hazteoir: trappola elettronica per noi fessi

Il sito cattolico tradizionalista tradiciondigital.es si è così rivolto a Gallardón:

«Nemmeno vediamo, in fondo, molte differenze con la legge del 1985, e nemmeno con i “colabrodi”, signor ministro, sebbene desideriamo sbagliarci. Ma anche così la riforma sarebbe comunque molto deficiente, poiché l’unica riforma possibile è l’abolizione totale dell’aborto e la sua severa penalizzazione, madri incluse, che non in quanto madri cessano di essere colpevoli, ma esattamente l’opposto. E come c’era da aspettarsi non è mancata la entusiasta propaganda conservatrice: ci sono quelli che hanno parlato lamentosamente di fine dei colabrodi, e altri che si sono congratulati per le inani campagne di firmette e similari forme – in definitiva – per perdere tempo e farlo perdere agli altri». Questa ultima parte, sui perditempo delle firme, è assai significativa. Il riferimento è ovviamente a Citizengo, il nuovo fenomeno elettronico del fronte prolife. Sarà capitato anche a voi di ricevere, per email o su Facebook, l’invito di qualche conoscente che vi invita ad una qualche raccolta di firme online targata Citizengo: firma per i diritti dell’embrione, firma contro la pedofilia, firma contro il rapporto Estrela, etc. La panoplia di buoni propositi offerta da questo sito – taluni anche davvero ingenui e «generici» – è davvero impressionante. A quanto dicono i contatori di ogni raccolta, tantissima gente firma. Pare davvero la cuccagna cattolica: e quando mai si è visto un simile attivismo organizzato in rete? Perfino la grafica pare insolitamente raffinata a confronto degli obbrobri a cui ci ha abituato l’internet cattolico. La versione originale è quella spagnola, ma vi è una versione – con differenti campagne – anche in portoghese, polacco, tedesco, inglese. C’è ovviamente la versiona italiana.

Ebbene all’indomani della presentazione del progetto di legge Gallardón  su Citizengo non viene detta una parola. Tanti mesi a raccogliere firme «per l’embrione» «per la dignità della vita umana sin dal concepimento» et similia, e poi nemmeno un commento sulla questione enorme di questa legge materializzatatisi sotto il naso? Parrebbe il classico caso dell’ Elephant in the Room, come dicono gli anglofoni.

Mi sono risolto quindi a dare una occhiata al sito Hazteoir («fatti sentire», in castigliano), che da quanto sono riuscito a capire, è la vera casa madre di Citizengo. A gestire i due siti, una sorta di associazione di famiglie para-cattoliche (come le tante, inutili sigle che abbiamo in Italia) guidate da tale Ignacio Arsuaga, che per qualche motivo ha molti mezzi. Il rapporto di questa realtà con la Conferenza Episcopale Spagnola e con il PP non sono stato in grado di capirlo bene. Ma su Hazteoir, l’indomani, era pubblicato, in mezzo a tante altre notizie insignificanti, una sorta di comunicato sulla faccenda del progetto Gallardón: si diceva che certo è «una legge migliorabile», ma era decisamente un paso adelante verso l’obbiettivo dell’«aborto cero», l’«aborto-zero». «¡Ganamos la primera battalla!», era il titolo tripudiante : «abbiamo vinto la prima battaglia!». In pratica, questo comunicato è il prototipo di tutti gli articoli di congratulazione per Gallardón letti in Italia. Nemmeno qualche giorno dopo, il sito Hazteoir lancia una raccolta di firme: «Converti il progetto Gallardón in una legge aborto-zero»: «Il progetto di legge di Protezione del Concepito e i diritti della Donna incinta è ben incamminato, ma non basta. E la pressione della lobby dell’aborto comunque può madnarlo fuori strada». In pratica, ci si chiede di firmare perché la legge progettata da Gallardón , abortista e assassina in ogni sua parte, arrivi sana e salva in fondo al suo iter legislativo. Uno si stropiccia gli occhi: proprio così – chiedono al popolo cattolico, in pratica, di battersi per una legge che è esattamente come la 194. Ci hanno messo però – bontà della comunicazione – lo slogan «aborto-zero». Come questo si concili con una legge che produrrà almeno un milione di morti nei prossimi dieci anni non è dato sapere. Ma a 18.905 persone che hanno già firmato (dato del momento in cui scrivo queste righe) la cosa non pare importare. Il firmatario vota una legge abortista per far finire l’aborto; preserva l’operato del PP anche quando esso è apertamente genocida. Per quanto possa sembrare allucinante, nella sostanza è così.

Ora, mi sembra chiaro quale sia la funzione di Citizengo, Hazteoir e della nuova via cattolica alcyberlobbying in generale: inquadrare, moderare, «normalizzare» il mondo prolife, che come noto contiene diverse punte riottose, incapaci di sottomettersi ai diktat del potere che vuole a tutti i costi il compromesso. Creare un finto consenso di massa per attrarre, come carta moschicida, gli ultimi attivisti rimasti a difendere l’idea che nessun compromesso è possibile sull’aborto, così come su qualsiasi altro tema cattolico.

Potete capire la dinamica qui in atto: si crea la politica che si vuole – come magari una legge che falsamente limita l’aborto – e poi si costruisce il consenso sociale attorno a questa. La massa delle firme, e l’istupidimento telematico – così evidente nell’era di Grillo al 25% – fanno il resto.

Il piano italiano del «manovratore»

Tale giochino non è limitato alla sola Spagna. Da quello che posso capire, è in corso d’opera anche in Italia.La persona che lo sta mettendo in piedi ha un nome ed un cognome: Luca Volontè. Eurodeputato dell’UDC, Volontè è uno dei grandi enigmi umani della democristianità: non si ricorda un pubblico slancio che non fosse una ospitata notturna a Telelombardia, ma lo scranno gli è perennemente garantito grazie al «voto robotico» di CL, che è l’azienda dove il Volontè timbra davvero il cartellino –  i ciellini lombardi, come ampiamente risaputo, avrebbero votato anche Leonarda Cianciulli (l’indimenticata «saponificatrice di Correggio») se così gli fosse stato impartito durante la «Scuola di Comunità», la serata settimanale che il popolo ciellardo deve offrire in sacrificio al «Movimento». Volontè, sguardo beffardo e occhiale vistoso, non lo si ricorda per battaglie al calor bianco contro i nemici della Chiesa e dell’Umanità (chessò, una parolina sulle pubblicità che celebrano lo stupro realizzate da  Dolce&Gabbana, novelli scrittori di Te deum per  il giornale ciellino Tempi), ma in compenso se la prese assai con due ragazzini che avevano messo in rete un insignificante videogame sui preti pedofili: i due poverini, euro-minacciati, ritirarono pavidamente la loro cretineria elettronica. I giornali scrissero in abbondanza di questa epica epopea dell’occhialuto eroe euro-dongiussaniano. Fu un vero trionfo della Volontè. Forte coi deboli ed inesistente con i forti.

Ebbene, a quanto ci pare di capire, Volontè è l’importatore ufficiale di Citizengo in Italia. Se date un’occhiata al sito nella versione italiana, vedrete che la maggior parte delle raccolte firme sono postate o da lui, o da tale Matteo Cattaneo (un suo amico? Direi di sì: su Google+ è nei circle di Volontè e Arsuaga) o dalla Manif Italia: a quanto sembra, la Manif è nei fatti un altro «acquisto» estero di Volontè, il quale, come un Paese del terzomondo africano, non riesce a produrre nulla in proprio e quindi deve importare tutto. Chi firma per Citizengo, chi partecipa alla Manif Italia o ad altri beni di importazione di questa risma (le «sentinelle in piedi», per dirne un’altro) inconsapevolmente firma per un progetto neodemocristiano e cielloide.

Non è un mistero per nessuno, credo, che vi sia un «manovratore» che vuole riassorbire la vecchia dottrina Ruini (tanti cattolici in tanti partiti) e tornare ad una metafisica «unità politica di tutti i cristiani». CL, Alleanza Cattolica, il NCD alfanoide e serque intere di enti parassiti della Chiesa italiana(Movimento per la Vita, Giuristi Cattolici, Scienza e Vita, etc.) sono già visibilmente della partita, nell’attesa che vi si possano accorpare anche una parte di Scelta Civica (l’ambiguo on.Gigli, soprattutto) e l’eterno Pierferdi UDC, magari un giorno pure Fioroni, la Bindi e il resto della diaspora democristiana finita nel PD.

Il «manovratore» (chiamiamolo così) – che alloggia molto, molto in alto nella catena alimentare –  non sta facendo questo lavoro per creare un partito cristiano che faccia leggi cristiane, che distrugga l’aborto e ponga la famiglia come vero centro del futuro della nostra Nazione. No. Il «manovratore» vuole suscitare un partito neo-democristiano, che faccia compromessi con tutto e tutti, che vada «incontro alla società che cambia», come nella migliore tradizione modernista-conciliare. La cultura del manovratore, diciamo con un giuoco di parole, è appunto conciliante perché è conciliare. Questi vede l’aborto (e il divorzio, e il pansessualismo…) come effetti inevitabili del mondo cui noi cattolici dobbiamo andare incontro a braccia aperte, novità umane che prima o poi bisognerà assimilare, omeopaticamente o ex abrupto.

Citizengo altro non è che una rete gettata per catturare in profondità quanto più consenso possibile a questo mostro in gestazione.

Così come è stato in Spagna, anche da noi faranno altre leggi anticristiane e poi imbelletteranno tutto con una raccolta di firme, un finto movimento di piazza – come la Manif Italia – una raffica di post, di tweet, di mailing list, catene di SMS, blog. È la trappola in cui tutti siamo caduti riguardo al caso Gallardón: ti alzi il mattino, controlli Facebook, e vedi che metà dei tuoi contatti è in visibilio perché «l’aborto retrocede in Spagna»: ecco che fanno share di un articolo di Tempi.it, di un commento su Libertà&Persona, di una nuova pagine di firme di Citizengo. È l’apostolato farisaico ai tempi del web. È il sistema di consenso sul quale le mani dei vecchi democristiani falliti sono già pienamente visibili.

Penso sia chiaro che cosa invece succederà se noi tutti non ci opponiamo con forza alla subdola rete neodemocristiane ed alle sue reti elettroniche: una nuova legge dell’aborto spacciata come un passo avanti. Voglio ricordare, per esempio, che lo scorso giugno l’on. Irene Tinagli, montezemoliana deputata di Scelta Civica – partito che ebbe l’endorsement dell’Osservatore Romano – ottenne dal Parlamento che si prendesse in considerazione l’idea di un tetto all’obiezione di coscienza. L’indefinibile opposizione di sparuti deputati come la ridicola Binetti, stridula voce parlamentare dell’Opus Dei, fu a dir molto insignificante. Non serve poi ricordare quale copione andò in onda alla Camera ai primi di agosto, quando si discusse il provvedimento sull’omofobia.

Il blocco neodemocristiano, insomma, una cosa sola sa fare – il compromesso. Solo quello sa fare: la sua cultura politica, la sua ambizione spirituale, la sua eredità decennale non prevedono altre opzioni. Quindi, immaginate questo scenario: la sinistra – o SC, o il M5S – vuole il tetto all’obiezione di coscienza. Si tratta, si raggiunge il compromesso sperato. Immaginiamo. Parte l’on. Roccella, con la sua inconfondibile parlata squillante: «Sì abbiamo messo il tetto all’obiezione, ma è un tetto molto blando». Arriva Giovanardi: «di fatto – ci dice l’ineffabile tribuno emiliano – con questa legge non cambierà nulla, noi siamo furbi, abbiamo fatto così per gabbare gli abortisti». Il coro dei giornali, da Avvenire in giù: «guardate in Spagna… l’Italia si allinea alla nuova tendenza europea». Tutto questo, sarà lubrificato dai Citizengo, dagli share degli articoli di Tempi.it, dagli appelli a trovarsi in piazza dalla Manif: insomma, da tutte trappole messe sul percorso dai volonterosi carnefici del «manovratore». Il risultato finale sarà – ovvio! – il compromesso su qualsiasi tema, così da non turbare la vita di nessuno, soprattutto quella dei pretini.

Ho sentito con le mie orecchie l’on. Giovanardi dire che se fosse passata il disegno Scalfarotto avrebbe fatto saltare il quadro politico, «perché una volta cascavano i governi per molto meno, per gli asili nido». Quando è stato il momento, si è visto che ha fatto Giovanardi: si è intruppato con Alfano e il blocco neodemocristo, tradendo Berlusconi nell’unica possibilità che si è avuta – il voto di fiducia al governo Letta – per far davvero saltare l’attuale legislatura. Giuda profittatori, fino all’ultimo.

Quindi, per concludere,

voglio qui dire che ogni atto di giubilo per l’orrore spagnolo – spacciatoci impunemente come una vittoria della Vita – è un voto a sostegno del mostruoso fronte neodemocristiano.

Che è, lo si deve riconoscere, solo un altra maschera del Fronte della Morte.

Il democristianismo è solo una delle tante gradazioni politiche della Cultura della Morte: tra i Radicali e i neo-DC, la differenza non è molta. I bambini muoiono in egual numero.

I democristiani – ci ho messo anni a capirlo davvero! – sono i nostri grandi nemici. Più di Pannella, più del comunismo sovietico, più di Planned Parenthood.

Perché laddove il bene e il male sono separati, la battaglia si può vincere.

Laddove il confine non esiste, è la notte dell’Inferno.

Questo è quanto avevo da dirVi, spiegandomi quanto più possibile.

Questo è quanto in cuor mio posso capire delle manovre in atto tra i soldatini neodemocristiani e alcuni occhiuti vescovi di Santa Romana Chiesa.

Fraintendere la situazione significa aderire ad un progetto di morte di ampie proporzioni. Una realtà sanguinaria che vive innanzitutto della nostra inanità e delle nostre paure, del mancato coraggio di una generazione che non si ribella all’uccisione dei propri figli.

Lo dico a Voi, lo dico a me stesso: tiriamo fuori ciò che necessario per vincere davvero questa battaglia contro le Forze del Male ed i loro Quisling, che abbiano o no lo zucchetto.

La posta in gioco è la più alta che esista.

È la Vita.

Con stima ed amicizia,

Roberto Dal Bosco

(fonte: www.radiospada.org)