Europa confederata o morte

Europa confederata o morte

San-Giorgio-e-il-Drago

Fra non molto, se Dio vuole, assisteremo alla fine di questa Europa, strumento delle centrali di potere mondialiste e filo-massoniche, i cui popoli sono divenuti sostanzialmente sudditi della Banca Centrale e del potere burocratico e centralista di Bruxelles. E probabilmente assisteremo anche al tramonto dello Stato-unitario italiano: nato dalla volontà di giacobini e banchieri – è risaputo che l’impresa dei Mille fu finanziata dai Rothschild, in odio agli imperi centrali e alla Chiesa cattolica – lo stato unitario ha avuto la funzione di annacquare le origine etnico-culturali dei popoli alpino-padani e di quelli delle Due Sicilie, di soffocarne il retaggio culturale e religioso, tentando così l’esperimento illuminista: rendere, contro ogni legge di natura e contro il buon senso, tutti uguali. Era il germoglio del mondialismo, nato da quella madre malata che fu la Rivoluzione Borghese, detta Francese. Con le stesse premesse ideologiche è nata la Comunità Europea, il cui Trattato si compone delle peggiori utopie sinistrorse e progressiste: contro l’Uomo indoeuropeo, contro la sua integrità spirituale ed etnica, contro la sua Storia e contro i suoi padri.

La nostra amata Europa dovrà quindi avere una nuova mappa geopolitica: una Confederazione europea su base etnica, costituita da Regioni-Stato. Un’Europa delle piccole e grandi patrie, libere e sovrane, ma unite sotto una comune weltanschauung, anticapitalista, antimassonica, antimarxista. Tradizionalista e fiera della sua storia, del suo sangue, della sua religione, della sua cultura che affonda le sue millenarie radici nel mondo classico e in quello medievale. Proiettata in un futuro di prosperità e di ricchezza spirituale e materiale: grazie alle sue immense risorse naturali – pensiamo solo alle fonti energetiche russe – e al naturale genio indoeuropeo applicato alla tecnica, all’ingegneria, all’agricoltura, all’arte, all’architettura, i popoli europei potranno vivere un domani d’indipendenza e libertà. Popoli sovrani in un regime di giustizia sociale, e non più vittime delle sperequazioni per cui chi è ricco diventa sempre più ricco e chi è povero diventa sempre più povero – tipiche del mondo anglosassone.

La futura Confederazione delle nazioni etniche d’Europa dovrà necessariamente promuovere la natalità e le attività legale alla terra, e dovrà frenare l’urbanesimo, che allontana sempre più la gente dalle campagne, dai villaggi e dai piccoli centri storici, rendendola sradicata, asociale e cosmopolita; e che rifiuti l’aborto e ulteriori flussi immigratori, entrambi catastrofici per la nostra stessa sopravvivenza. Come ebbe a dire Charette, capo vandeano, a proposito dei giacobini: “la Patria per noi sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra Patria è la nostra terra, la nostra fede, il nostro re. Ma la loro Patria che cos’è per loro? Voi lo capite? Loro l’hanno nel cervello, noi la sentiamo sotto i nostri piedi…”.

Una Confederazione che riscopra quindi per intero la sua Tradizione, che attinge direttamente alla spiritualità e ai simboli del più remoto passato, rivivificati dal Cristianesimo e giunti a noi senza soluzione di continuità. Un’Europa con tali basi ideali – non ideologiche – avrà la forza sufficiente per contrastare i diabolici progetti di globalizzazione innescati dall’alta finanza e dal grande capitale.

(Angelo G)