Il bivio: moneta-debito o moneta-sovrana?

Il bivio: moneta-debito o moneta-sovrana?

Questi i dati sui quali occorre confrontarsi: caduta della capacità reale del reddito monetario, prosciugamento dei risparmi per fronteggiare il pagamento delle imposte, diminuzione più che proporzionale dei consumi. Svendita di beni immobili ultra-tassati e svalutati. Necessità di colmare la differenza tra reddito e consumo con l’indebitamento. Una tale necessità, non è solo “delle famiglie” ma di tutto il sistema perché se non si riescono a vendere i prodotti in circolazione, sarà tutto il sistema a collassare. Nel 2013 oltre 10.000 fallimenti in Italia, Teramo al primo posto in Abruzzo. Indebitamento famiglie italiane cresciuto del 36% in cinque anni. (dati CERVED e CGIA).

Concepire uno Stato senza sovranità, significa rendere quello Stato un fantoccio. Perché è fondamentale anche la sovranità monetaria? Nel baratto ognuno scambiava beni di sua proprietà ma con la moneta, oltre al positivo miglioramento del commercio, si viene a creare un problema. Di chi è la moneta quando viene creata? E’ ovvio che ognuno possa disporre delle monete che possiede, ma siamo sicuri che tali monete siano veramente “sue” e che non debba invece restituirle, attraverso il meccanismo della tassazione, a chi gliele aveva prestate? L’attuale sistema di moneta-debito, viene metaforicamente spiegato da Giacinto Auriti con questo esempio: “Il rapporto che c’è tra la banca centrale e i cittadini è come se io prestassi delle reti vuote ai pescatori indebitando i pescatori non solo delle reti ma pure del pesce che sarà pescato!”. Se invece lo Stato non si facesse prestare le banconote ma le emettesse direttamente, non dovrebbe poi restituirle alle banche centrali tassando i suoi cittadini. La moneta può essere quindi controllata in monopolio, privatamente e per interessi privati oppure può essere un potere giuridico del Pubblico, per il bene comune. Restando con l’attuale sistema, è possibile almeno contenerne gli effetti più devastanti? L’Ungherìa (fuori dall’euro-zona) ha ripreso il controllo politico sulla sua Banca Centrale, orientandola allo sviluppo ma la stessa Germania, regina dell’euro, ha mantenuto una parte del sistema bancario in mano pubblica, orientato allo sviluppo delle regioni. Questi contrappesi alle instabilità Finanziarie ed alla globalizzazione internazionale possono essere visti, anche nell’esempio della Jak Members Bank svedese: una banca cooperativa che presta ai soci senza interessi a fronte di programmi di risparmio senza interessi. Oggi conta oltre 38.000 soci. A livello locale, gli Enti Pubblici possono fare qualcosa di utile in relazione a questa prospettiva? Certamente sì.

 Se l’euro rimane la moneta per i pagamenti internazionali, per i risparmi e per i grandi investimenti, una moneta locale (comunale o regionale) può servire per obbiettivi sociali, culturali, ecologici ma anche per rilanciare l’economìa territoriale. Tale moneta, (può essere talvolta anche senza riserva o non convertibile) è comunque non “tesaurizzabile” (non serve per essere risparmiata), integra quella ufficiale (anche) con incentivi a spenderla, all’interno di circuiti economici locali, avendo (talvolta) una data di scadenza o una svalutazione periodica. Nel mondo vi sono migliaia di “esperimenti” in tal senso, in Paesi ricchi ed in Paesi poveri, in città e Stati, nella zona euro e fuori dall’euro. In tempi di guerra lo Stato distribuiva la “tessera annonaria” per aumentare il potere di acquisto del cittadino sui beni di prima necessità, oggetto di accaparramento ed oggi, in una situazione di emergenza economica e sociale, potrebbe stampare Biglietti di Stato e darli ai cittadini come “moneta del popolo”.

 La moneta medievale Brakteaten serviva per la costruzione delle cattedrali, con lavori che duravano anche duecento anni, veniva progressivamente svalutata e ritirata per evitare effetti inflattivi.

 I “buoni pasto” circolano come moneta, ma non danno incremento agli scambi, avendo una copertura totale. Una copertura solo parziale si ha col demurrage e cioè, con l’acquisto di moneta locale versando il 50% (ad esempio) del suo equivalente in euro e ad ogni passaggio la valuta perde una percentuale di valore fino ad azzerarsi. A quel punto viene ricambiata per far ricominciare il ciclo.

 Nel XIX secolo a Guersnay, nelle Channels Islands, si viveva una situazione di carenza monetaria e di difficoltà di accesso al credito. Occorreva costruire strade, frangiflutti ed altre opere pubbliche ma lo Stato era indebitato ed aveva le finanze in disordine. Fu emessa una moneta (non richiesta alle banche come prestito) pubblica e sovrana, come strumento diretto di pagamento per la costruzione di un mercato coperto. La moneta era garantita da una piccola tassa sui liquori e per l’opera iniziata nel 1820 e finita due anni dopo, ne venne stampata una quantità di L.5.500. L’affitto dei locali rendeva L 180 annue (che venivano annullate al momento della riscossione) e lo Stato ne emetteva altre 30 per la manutenzione, man mano che la moneta tornava nelle casse dello Stato con le tasse, veniva distrutta. Guersnay ebbe il mercato coperto, in 10 anni non vi furono più biglietti emessi in circolazione e non era stato pagato alcun interesse. Una simile soluzione fu adottata nell’Isola di Man sempre nel XIX secolo.

A Guardiagrele (CH) tra il 1999 e il 2000, vi fu l’esperimento del Simec, fortemente voluto dal professor Giacinto Auriti, principale intellettuale ed anche militante per la “moneta del popolo”. I Simec venivano attribuiti in proprietà ai cittadini e scambiati uno ad uno con le Lire, ma coi Simec si potevano comprare beni per un valore doppio rispetto a quello in Lire. L’esperimento dimostrò come fosse proprio l’acettazione sociale a dare valore a quello strumento econometrico. Secondo Auriti nella moneta si verifica una “induzione giuridica” simile all’induzione fisica: come nella dinamo l’energìa meccanica genera energia elettrica, così nella moneta la convenzione causa il valore indotto. Infatti ogni unità di misura è anche misura del valore, perché possiede la qualità di ciò che deve misurare: il metro la lunghezza, la moneta il valore dei beni e dei servizi.

Una distribuzione gratuita di “buoni di solidarietà” (chiamati Menhir) alle famiglie disagiate, fu progettata, senza esito, al Comune di Modugno (BA) dal Dott. Gianvito Armenise: il Comune avrebbe assegnato tali buoni per aumentare il potere di acquisto delle persone e per incrementare le vendite, senza ricorrere alla spirale dell’indebitamento. Il sistema prevedeva anche un’assegnazione premiale dei Menhir, alle famiglie che avrebbero meglio effettuato la raccolta differenziata dei rifiuti.

Nel 2005 a Crotone ci fu un patto tra le parti sociali e le istituzioni, solo per la filiera produttiva territoriale per cui, commercianti ed imprese pagavano i neo-assunti (eccetto tasse e contributi) con la moneta Kro ed in cambio la accettavano per l’acquisto dei prodotti. Anche gli Enti Locali accettavano il Kro per la riscossione e i pagamenti. Strumento non convertibile in euro, che affiancava ed integrava l’euro.

Nel 2007 nasce Arcipelago SCEC in Italia, per unire il Kro ed altri esperimenti italiani: stampati dall’associazione e consegnati agli iscritti con un libero contributo, rapporto 1 : 1 con l’euro e non convertibili. Gli aderenti decidono se accettare dal 5% fino al 30% del prezzo del prodotto o del servizio in Scec, la restante parte in euro. La parte pagata in Scec non concorre a formare la base imponibile essendo un abbuono passivo.

Negli anni trenta del secolo scorso, nella provincia canadese di Alberta, fu tentato di abbozzare il sistema di credito Sociale di C.H. Douglas (vedasi l’esempio de “L’isola dei naufraghi”: http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&frm=1&source=web&cd=3&cad=rja&ved=0CDsQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.signoraggio.com%2Fsignoraggio_fumettoisoladeinaufraghi.html&ei=nWXdUtTqKeqn4gSH34DACQ&usg=AFQjCNEiM_FRhbTr7_BHNGPi7GRj_MYSig&bvm=bv.59568121,d.bGQ ), che prevedeva l’assegnazione di un “dividendo nazionale” (un reddito di cittadinanza), ma il sistema bancario boicottò sul nascere l’iniziativa.

Nel 1931 a Woergl (Tirolo), il sindaco aveva davanti una piccola città di 5.000 abitanti con oltre 1000 disoccupati, fallimenti, rarefazione monetaria e conti pubblici in deficit e così decise di battere moneta, per un periodo determinato onde rivitalizzare una situazione stagnante. Tale moneta secondo l’idea dello studioso Silvio Gesell, era deperibile, ossìa gravata da un “interesse negativo” dovendo essere bollata mensilmente dell’uno per cento del valore nominale: ogni anno si svalutava del 12% ed aveva una riserva paritaria di scellini depositati dal Comune, in una banca locale di risparmio. La moneta era convertibile in scellini ma per il cambio bisognava pagare il 2%. Sindaco e dipendenti prendevano lo stipendio in moneta locale chiamata “banconota del lavoro” che circolava in modo rapidissimo, proprio perché non era conveniente accumularla né cambiarla con gli scellini. Il Comune ebbe lauti incassi per la bollatura e gli scambi commerciali ripartirono, come le opere pubbliche, dato che rispetto ai momenti iniziali, in breve tempo rientrarono nelle casse più soldi di quanti ne uscivano.

Questi esperimenti anche tra loro diversi, comunque, insegnano come la moneta acquisisca valore nel momento in cui viene accettata, essendo non un prodotto della natura ma dell’ingegno umano: uno strumento che serve per misurare il valore dei beni e dei servizi, una unità della misura che non ha alcun valore di per sé se mancano beni e servizi da “misurare” (acquistare), che invece costituiscono la ricchezza vera.

La fine del sistema di Bretton Woods e cioè del Gold-Dollar Standard, ne fu una dimostrazione eclatante. Gli USA nel dopoguerra misero in circolazione troppi dollari, che servivano da riserva per le altre monete proprio perché ancorati all’oro, esportando inflazione ovunque, ma quando iniziò la richiesta degli Stati di ricambiarli con l’oro, Richard Nixon stabilì che tale convertibilità sarebbe cessata! Nel 1971 finisce la convertibilità del dollaro in oro, dopo che De Gaulle  aveva richiesto di cambiare tonnellate di dollari in oro e tutte le banconote, da quel momento, perdono indirettamente il loro valore ancorato a quello che avevano i dollari: le banche emettono carta straccia accettata come moneta per la convenzione sociale di chi la accetta.  I dollari continuarono comunque ad essere accettati a corso forzoso e come riserve nelle Banche Centrali, perché divennero la moneta necessaria per comprare petrolio, quando gli USA strinsero un patto di ferro coi sauditi. Questa vicenda ha insegnato al mondo che la moneta non ha valore in sè ma solo in relazione a cosa può misurare e concretamente poi comprare, non avendo nessuna materia di per sè un valore assoluto ma relativo (per un assetato nel deserto vale più un bicchiere d’acqua che una montagna di diamanti). Il valore delle banconote non è quello intrinseco ma quello “psicologico” dell’accettazione sociale delle stesse come strumenti, accettazione che deriva a sua volta dalla garanzia della legge e dalla fiducia verso quell’autorità che quella moneta diffonde, per cui tutti sanno che con quei (e solo con quei) pezzi di carta ognuno può comprare ciò che gli occorre.

La moneta non è dunque ricchezza, ma titolo per richiedere ricchezza (se una ricchezza da chiedere c’è), mezzo non autonomo ma utile solo se può misurare il valore della ricchezza effettiva che viene prodotta dal lavoro. Il totale della moneta di una nazione dovrebbe avere un rapporto scientifico col totale dei beni di consumo disponibili e con le forze produttive attivate o attivabili in un dato periodo. Equilibrio tra immissione di moneta nel flusso valutario e produzione dei beni: oggi abbiamo tanti beni e poca moneta, una moneta (l’euro) che non è affatto svalutata e che dimostra invece, come l’unico problema che oggi non abbiamo è quello dell’inflazione. Come dimostrò Ezra Pound infatti, l’inflazione si ha quando viene emesso denaro per beni o servizi non disponibili o in eccesso rispetto alla domanda. Oggi la domanda di beni ci sarebbe, a difettare è la quantità di moneta. Un ulteriore aspetto critico è dato dal fatto che l’emissione monetaria è monopolio privato e pertanto, essendo prestata ad interesse, ove immessa nel mercato va ad aumentare l’indebitamento di famiglie ed istituzioni col sistema bancario.

In Svizzera, a Zurigo, nacque nel 1934 il Circolo Wir, sistema cooperativo di baratto che abilita linee di credito per ogni partecipante: scambio no-profit e senza interessi di denaro che aumentò il potere di acquisto. In un periodo di scarsa disponibilità di denaro ebbe una funzione anticiclica e stabilizzante e nel 1991, il giro d’affari superò i 2 miliardi di franchi.

Nel 2009 in Sardegna, viene creato proprio in relazione all’esperienza svizzera il Sardex, una moneta virtuale quindi neanche cartacea, per comprare beni e servizi in un circuito chiuso in cui viene assegnata a seconda delle esigenze di vendita o acquisto dei partecipanti: funziona come una camera di compensazione virtuale in cui comprare diventa un debito e vendere un credito, che alla fine dell’anno dovranno essere pareggiati anche con l’ausilio degli altri. In caso di impossibilità le posizioni vengono pareggiate in euro.

 A Nantes in Francia, vi è una moneta elettronica inconvertibile in euro, il Bonùs, (lanciato da due professori della Bocconi), che attua una camera di compensazione multilaterale nella Banca Municipale al 100% del Comune, per lavoratori, imprese e servizi pubblici.

 Oggi, nella ricca Baviera a Prien vi è il Chiemgauer, un voucher convertibile e deperibile che riprende la teoria di S. Gesell: ogni anno si deprezzano dell’otto % e pertanto tutti sono spinti a spenderli per farli circolare rapidamente. Un acquirente entra nel sistema scambiando alla pari euro per Chiemgauer, utilizzandoli per comprare beni negli esercizi aderenti alla convenzione stipulata. Tale moneta può essere ricambiata con l’euro con la penale del 5% che serve per finanziare in parte le spese del sistema ed in parte organizzazioni no-profit scelte dagli acquirenti.

 Se oggi economìa e comunità nazionale sono asservite alla Moneta, dovendola “seguire” con la richiesta di credito, col pagamento di interessi, con l’obbligo di crescere e lavorare a qualsiasi costo sociale ed ambientale, occorre che sia invece la Moneta a diventare strumento funzionale alla produzione per una crescita non esponenziale ma naturale, sostenibile e quindi per mantenere il suo valore, deve seguire le necessità dell’economìa.

 A New York, gli Hours of Ithaca affiancano i dollari e sono accettati per pagare affitti, cinema e ristoranti, a Volos in Grecia usano il Tem, in Catalogna l’Eco.

 In Giappone è lo Stato che assegna i Foreai Kippu per l’assistenza domiciliare degli anziani, che pagano con questi strumenti gli assistenti, i quali a loro volta possono cederli in pagamento a terzi.

 Dal 2012 a Bristol è possibile fare la spesa col Bristol Pound, il sindaco prende lo stipendio in moneta comunale ed è possibile anche pagare i tributi locali con questa moneta.

 In Sicilia gli imprenditori raccolgono firme per un progetto di legge regionale, diretto ad istituire una moneta regionale complementare all’euro, chiamata Grano, per attenuare il problema di mancanza di liquidità nell’isola, creare lavoro e sviluppo. Nel progetto è prevista la creazione di un Fondo patrimoniale di 30 miliardi di euro (immobiliare, mobiliare e cassa) per finanziare infrastrutture, con lo scambio, per i conferenti in euro e immobili del doppio di quanto conferito, in Grano.

 Se dunque, le varie esperienze riportate dimostrano che è POSSIBILE dotarsi di strumenti alternativi di pagamento, anche tra soli privati, che la moneta prende valore essenzialmente da una CONVENZIONE sociale (locale, nazionale o internazionale), è pur vero che nella pratica, la “fiducia” nell’utilizzarla risiede soprattutto nel constatare che è il potere PUBBLICO (Comune, Regione, Stato) ad ACCETTARE tale moneta. Se il Comune, lo Stato o la Regione, EMETTONO una loro moneta sovrana, la utilizzano come mezzo di pagamento e di riscossione dei tributi nel proprio bilancio, anche il più diffidente tra i privati sarà portato a richiederla ed utilizzarla.

Cosa non dovrebbero fare (o aver fatto) gli Enti Pubblici invece? Rincorrere le sirene degli adescatori finanziari come è accaduto a Milano. Deutsche Bank, Depfa bank, Ubs e Jp Morgan sono state condannate per truffa aggravata ai danni del Comune di Milano: una sanzione per ogni banca di un milione ed 87 milioni confiscati. Le banche avrebbero raggirato il Comune stipulando nel 2005 uno swap trentennale senza informarlo dei rischi, anche perché Il Comune aveva “fretta” di concludere l’operazione.

Ci sono purtroppo centinaia di Comuni italiani in situazione critica e secondo il PM Alfredo Robledo, quasi nessuno è stato assistito da esperti in matematica finanziaria al momento della sottoscrizione di contratti derivati. Autentiche bombe ad orologeria da disinnescare. Come cittadini teramani avremmo bisogno di rassicurazioni riguardo la situazione di indebitamento del Comune: http://www.ilfattoteramano.com/2013/12/27/la-bomba-derivati-port/

L’imminente campagna elettorale per le elezioni comunali, non potrà eludere questo incombente problema.

di Pietro Ferrari