Nevada, l’assedio al Bundy Ranch: una battuta d’arresto all’arroganza di Washington contro gli allevatori

Centinaia di uomini armati inclusi molti “miliziani di estrema destra”,  costringono gli agenti federali di Washington a rilasciare una mandria confiscata al suo legittimo proprietario.

Nevada del sud: la lotta scatenata dal governo centralista di Washington fin dagli anni ‘80 in spregio ai diritti e alle libertà locali di agricoltori e allevatori ha subito una inaspettata e imbarazzante sconfitta nel Nevada, dove il governo federale si arroga il controllo dell’80% delle terre da pascolo che appartengono legittimamente ai ranchers. Fin dagli anni ’80 gli allevatori hanno lanciato con la “Sagebrush rebellion”, una sfida al governo centrale rivendicando i propri diritti calpestati dal governo federale. Nel 1993, il rancher Cliven Bundy è stato citato in giudizio per aver smesso di pagare tasse illegittime al governo federale e aver ignorato le intimazioni a lasciare i pascoli tradizionali.   La scorsa settimana, agenti del BLM (Bureau of Land Management) sono stati inviati a confiscare le mandrie di Bundy ma dopo aver radunato circa 400 capi di bestiame (su 900 posseduti dal rancher) si sono trovati in una situazione difficile, affrontati da centinaia di miliziani e altri contestatori armati di pistole e fucili. Sabato, tra le due parti sono volati insulti, grida e minacce in un clima (è il caso di dirlo) da film western fino a che i federali hanno dovuto restituire tutto il bestiame al proprietario, perché, hanno dichiarato, la “tensione aumentava”.

Il risultato della protesta dimostra che persino all’interno degli Stati Uniti, una reazione di popolo coordinata e determinata è in grado di opporsi ai soprusi del potere. Lo stesso Bundy ha dichiarato che “i cittadini” gli hanno restituito la mandria e che in gioco non c’è solo una questione di soldi e di bestiame, ma di libertà da un Governo che opprime i propri cittadini. Esponenti delle milizie giunti fin dal Montana, hanno dichiarato di essere pronti all’uso delle armi e di averne bisogno per proteggersi dagli agenti armati di un governo tirannico. Gli oppositori sostengono che dietro l’operazione governativa ci sarebbero  le multinazionali che mirano a impadronirsi delle risorse di acqua e petrolio nel sottosuolo e alla quali Bundy rifiuta di piegarsi.

Da decenni ormai, il Governo federale, abusando del proprio mandato e della stessa costituzione, opprime i diritti e le libertà dei singoli Stati e delle comunità locali e parallelamente, conduce una campagna contro agricoltori e allevatori americani a tutto favore di banche, multinazionali dell’alimentazione e apparati burocratici e polizieschi. Questa strategia mira a disintegrare un mondo – quello dei liberi proprietari bianchi – che rappresenta non solo una sacca di resistenza all’omologazione delle multinazionali, ma anche l’unico elemento sociale “tradizionale”. Questo aspetto è difficile da capire per noi europei che abitiamo sulla nostra terra da millenni ma negli Stati del West americano, dove le radici sono recenti e fragili, una famiglia di allevatori con circa 140 anni di storia come quella di Bundy, è quanto di più “antico” e radicato ci possa essere.

La protesta di sabato scorso, ci aiuta a capire la politica federale che da una parte predica retoricamente contro le armi detenute legalmente dai cittadini e contro il loro diritto legale a organizzarsi in milizie ma dall’altra tende freneticamente a militarizzare le proprie forze di polizia per la repressione interna.

(Chi parla inglese può approfondire i fatti anche su youtube: vedi filmati come BREAKING: Militia arrives at Bundy Ranch o Revolution in Nevada to Save Cliven Bundy)