Referendum in Ucraina, Mosca invita al dialogo

Referendum in Ucraina, Mosca invita al dialogo

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Le regioni orientali di Donetsk e Lugansk scelgono l’autonomia. Alta l’affluenza alle urne. Il Cremlino: “Rispettiamo il volere della popolazione evitando la violenza”

“Mosca rispetta la volontà della popolazione della regione di Donetsk e Lugansk. E conta su un’implementazione pratica del risultato del referendum in maniera civile, senza alcuna ripetizione di comportamenti violenti, bensì attraverso il dialogo”. Sono state queste le dichiarazioni fatte dal Cremlino all’indomani del referendum per l’autonomia organizzato nelle regioni orientali dell’Ucraina.

“Per favorire il dialogo – ha fatto sapere il Cremlino -, accetteremo qualsiasi sforzo da parte di mediatori, anche quello dell’OSCE”. Mosca ha inoltre sottolineato la grande affluenza alle urne. “Condanniamo l’uso della forza e l’uso delle armi, che purtroppo hanno già fatto vittime”. Secondo Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, il Presidente russo Vladimir Putin si esprimerà in merito al referendum separatista non appena si consocerà l’esito ufficiale delle votazioni.

Secondo i dati preliminari, nella regione di Donetsk ha votato “sì” l’89,07% della popolazione, contro il 10,19% dei “no” e lo 0,74% di schede non valide, ha fatto sapere Roman Lyagin, capo della commissione elettorale centrale.

Nel frattempo, nella vicina Lugansk una percentuale compresa tra il 94 e il 98% degli elettori si è detta favorevole all’indipendenza, secondo lo spoglio di 28 delle 32 circoscrizioni elettorali del territorio.

I dirigenti delle due regioni separatiste propongono la realizzazione di organi statali e militari e, in futuro, la creazione di uno stato indipendente insieme ad altre regioni orientali e meridionali, come Kharkov e Odessa.

Il presidente ad interim dell’Ucraina, Olexandr Turchinov, ha però assicurato che “il referendum separatista organizzato a Lugansk e a Donetsk non ha alcun valore giuridico”.

“Questa farsa propagandistica non avrà alcuna conseguenza giuridica, a parte la responsabilità penale per gli organizzatori”, ha detto in un comunicato diffuso dalla Rada Suprema. Turchinov ha aggiunto che la votazione è stata promossa dalla Russia al fine di “destabilizzare la situazione in Ucraina, compromettere le elezioni presidenziali e rovesciare le autorità ucraine”.

Sergei Lavrov, ministro russo degli Esteri, ha invece dichiarato: “Prendiamo atto dell’alta affluenza al referendum, nonostante il tentativo di sabotare il voto con l’impiego di guerriglieri ultra-radicali, con l’uso dell’esercito e delle armi, contro i cittadini pacifici”.

Il capo del Consiglio di presidenza per i diritti della persona, Maksim Shevchenko, ha detto che la popolazione dell’Ucraina Sud-orientale vorrebbe vedere al potere i propri rappresentanti, e non funzionari nominati dall’alto. “Tutti auspicano un cambiamento della situazione in Ucraina – ha detto Shevchenko a Ria Novosti -. La gente dice: non vogliamo più votare per i politici che ci raggirano. Vogliamo gestire da soli il budget locale e regionale. Vogliamo tutt’altre relazioni con Kiev. Vogliamo vedere al potere i nostri rappresentanti, e non gente eletta da altri”.

Secondo alcuni osservatori, Mosca ancora un volta ha utilizzato il referendum come un mezzo per invitare Kiev al dialogo con i rappresentanti delle regioni Sud-orientali.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, durante una conferenza stampa del 12 maggio, ha infine detto che non ha senso portare avanti i negoziati sull’Ucraina negli incontri di Ginevra-2 senza la partecipazione dei rappresentanti di queste regioni. “Per il momento non sono previsti nuovi incontri sull’Ucraina. Ma noi vorremmo che proseguissero gli sforzi per risolvere la situazione, senza alcun rallentamento”.

(Testo realizzato sulla base di materiali tratti da Ria Novosti, Itar Tass e Efe)