Divorzio breve o brevissimo matrimonio

In commissione giustizia al Senato è in discussione la norma conosciuta come «divorzio breve». La nuova norma presentata prevede che ci possa essere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio se richiesto da entrambi i coniugi, con ricorso congiunto, anche in assenza di separazione legale. Ma il divorzio immediato, per il momento, potrà avvenire solo nel caso in cui non vi siano figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o figli di età inferiore ai 26 anni economicamente non autosufficienti.

Ci stupiamo del fatto che solo sul finire del 2014 essi siano giunti a tale discussione. Non è un’Italia al passo coi tempi. In ossequio all’ideologia moderna ci saremmo aspettati una elastica forma di leasing coniugale: Moglie o marito in casa per 3 anni con possibilità di riscatto in caso di reciproca soddisfazione. Oppure incentivi alla rottamazione del coniuge tedioso o afflitto da continue emicranie. Ma perché non introdurre una carta fedeltà con raccolta punti? Fedeltà alla separazione però, alla terza si vince una macchina da caffè con cialde.

Il divorzio vince, la famiglia perde. La famiglia è sciaguratamente percepita come una sovrastruttura della società. E’ inevitabile perché il modello culturale imposto negli ultimi 50 anni è un modello edonista ed individualista votato al consumismo. Tutto diventa un prodotto: il marito, la moglie, i figli, ogni cosa ha un suo prezzo commerciale ma non più un Valore. E’ la nuova Europa dei mercanti.

Il divorzio breve per la maggioranza delle persone è la conquista di una nuova libertà individuale, una comodità e come tale il divorzio viene favorevolmente accolto. Tuttavia esse non comprendono che questa nuova libertà è in realtà una nuova schiavitù imposta dal “Potere”: gli italiani purtroppo non sapranno disporre di tale libertà con consapevolezza e ne saranno vittime.

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