L’omosessualità nella Grecia antica

L’omosessualità nella Grecia antica

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In tutti i tempi e in tutte le società sono esistiti, esistono ed esisteranno persone con orientamenti sessuali differenti, ma anche innaturali. Tuttavia nella Grecia antica l’omosessualità non era la norma come alcuni ci vogliono far credere, anzi era l’eccezione. La tesi che sostiene il contrario, infatti, è del tutto infondata.

Tra gli assertori della normalità della pratica omosessuale nella Grecia antica, vi è KJ Dover il quale, nel suo libro “Greek Homosexuality (1978) [trad. it. “L’omosessualità nella Grecia antica“, Torino, Einaudi, 1985] cerca di convincerci che nella Grecia antica l’omosessualità non veniva vista come la vediamo oggi.

Egli, infatti, scrive che i greci sapevano che le preferenze sessuali delle persone sono diverse, ma la loro lingua non ha sostantivi corrispettivi per i termini “omosessuale” ed “eterosessuale” poiché essi credevano che:

a) in realtà tutti reagiscono in diversi momenti a stimoli omosessuali e eterosessuali;

b) infatti, nessun uomo arriva ad avere rapporti sessuali sia attivi che passivi nella stessa fase della sua vita.

La cosa davvero strana è che un professore come Dover non abbia avuto a disposizione un vocabolario visto che ormai anche il famosissimo Liddell & Scott è a disposizione di tutti, anche gratis su internet. I greci, lo riconoscono tutti, hanno creato uno strumento di precisione incredibile: la loro lingua. Per noi, oggi, i termini “omosessuale” ed “eterosessuale” descrivono una condizione, senza esprimere un parere positivo oppure negativo. Per i greci non era così. Esisteva, infatti, un termine molto duro che descriveva gli omosessuali, era la parola ΚΙΝΑΙΔΩΣ= ΚΙΝ (muovo) + ΑΙΔΩΣ (dea della vergogna). Quindi per i greci gli omosessuali venivano apostrofati con questo termine terribile e dispregiativo. Esistevano anche altri termini molto dispregiativi per descrivere gli omosessuali, sia attivi che passivi. I greci conoscevano molto bene il fenomeno. Esiste anche il mito di Esopo che ci fa capire bene come la pensassero i greci a proposito.

Si racconta che Zeus quando plasmava gli uomini posizionava su ogni parte del corpo una virtù. Impegnato nel suo lavoro lasciò per ultima la virtù più importante, la vergogna. Non sapeva come rimediare. Unico posto senza virtù era rimasto l’ano, allora cercò di mettere la vergogna là. Però la vergogna, considerando il posto non alla sua altezza, non voleva saperne di entrare. Alla fine acconsentì, a patto che nient’altro entrasse dopo di lei. Disse a Zeus che se qualcosa fosse entrato da quella via, lei sarebbe volata via. Ecco perché venivano apostrofati in quella maniera gli omosessuali: persone senza vergogna.

Una delle fonti più antiche che si possiede riguardo al tema dell’omosessualità è il racconto di Demostene relativo ad un episodio avvenuto nel 346 a.C. In quell’anno, infatti, la città di Atene mandò degli ambasciatori presso il re Filippo II per stipulare un trattato di pace. Gli ambasciatori furono minacciati e scacciati, dal momento che le proposte del trattato erano irrisorie per il re. La popolazione ateniese giudicò colpevoli del fallimento della missione di pace anche gli stessi ambasciatori e, tra tutti, un tale Timarco.

Questi fu accusato da un altro degli ambasciatori, Eschine, di aver prostituito il proprio corpo in gioventù e per questo di dover essere considerato indegno di tenere il ruolo politico di ambasciatore per la città di Atene. Timarco fu per questo motivo condannato, in base ad una legge che prevedeva l’eliminazione di tutti i diritti civili e politici a chiunque avesse prostituito il proprio corpo ad un altro uomo per denaro. La pena, cioè la perdita dei diritti, secondo questa legge era la stessa per altri tipi di reati: maltrattamento dei propri genitori, dilapidazione del patrimonio, diserzione degli obblighi militari, fuga durante la battaglia.

Eschine fornisce una sua giustificazione a questa legge. Egli scrive, infatti, che “chi ha venduto il proprio corpo non esiterà a vendere anche gli interessi dello Stato”. Per questo chi commette il reato di prostituirsi per denaro non può più godere dei diritti civili e politici.

A nulla valse al povero Timarco il fatto che dopo pochi anni Eschine venisse a sua volta perseguito, per cattiva condotta nell’ambasceria presso Filippo II. Eschine fu prosciolto e Timarco fu letteralmente declassato dallo status di cittadino e dopo il processo si suicidò.

Ma il problema non era solo il mercimonio del proprio corpo, come sostiene qualcuno, perché conosciamo bene le leggi di Solone per quanto riguarda la questione.

Solone aveva così legiferato: Αν τις Αθηναίος εταιρήση, με έξεστω αυτω των εννέα αρχόντων γενέσθαι, μηδέ ιερωσύνην ιερώσασθαι, μηδέ συνδικήσαι τω δήμω, μηδέ αρχήν αρχέτω μηδεμιάν, μήτε ενδημον, μήτε υπερόριον, μήτε κληρωτήν, μήτε χειροτονητήν, μηδέ επικυρήκειαν αποστελλέσθω, μηδέ γνώμην λεγέτω, μηδέ εις τα δημοτελή ιερά εισίτω, μηδέ εν ταις κοιναίς σταφονοφορίες σταφανούσθω, μηδέ εντός των της αγοράς περιρραντηριων πορευέσθω.

Εάν δε ταύτα τις ποιή,καταγνωσθέντως αυτού εταιρείν, θανάτω ζημιούσθω.

Tradotto: se un cittadino ateniese avrà rapporti omosessuali

NON POTRA’ ESSERE UNO DEI NOVE ARCONTI (esecutivo), NON POTRA’ FARE IL SACERDOTE, NON POTRA’ FARE L’AVVOCATO, NON POTRA’ AVERE NESSUNA CARICA PUBBLICA ALL’INTERNO O ALL’ESTERNO DELLA CITTA’ ….NON POTRA’ ESSERE MANDATO COME AMBASCIATORE, NON POTRA’ ESPRIMERE LA SUA OPINIONE NE’ POTRA’ ENTRARE NEGLI EDIFICI PUBBLICI E NEI TEMPLI, NON POTRA’ ESSERE PREMIATO CON NESSUN PREMIO PUBBLICO, NON POTRA’ PASSEGGIARE NELL’AGORA’. SE QUALCUNO FARA’ UNA DI QUESTE COSE, MENTRE E’ NOTO CHE E’ OMOSESSUALE, VERRA’ CONDANATO A MORTE.

Penso che leggendo queste leggi ci si possa rendere conto di come venissero considerati in realtà gli omosessuali nell’antica Grecia. Quando chiesero a Solone il motivo di tutta questa severità, egli rispose che i kinedi, cioè quelli senza vergogna, sono viscidi e traditori. Inoltre, abbiamo ancora oggi un insulto che è sopravissuto fino ai nostri giorni: si tratta del dito medio alzato. I greci lo chiamavano ΣΚΥΜΑΛΙΖΩ=SKIMALISO, ed era il massimo insulto perché il significato era chiaro a tutti.

 

di Athanasios Lykotrafitis