L’opera di Franco Giorgio Freda

L’opera di Franco Giorgio Freda

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Queste righe non vogliono essere l’apologia del pensiero e nemmeno di tutta l’azione dell’Editore padovano, dal quale mi dividono importanti convinzioni politiche e dottrinarie, ma la conoscenza dell’opera di Franco Giorgio Freda e della sua influenza sull’ambiente nazional-rivoluzionario italiano ed europeo sono fondamentali per la comprensione delle idee che caratterizzano il variegato mondo della destra radicale. Le attività di Freda nelle molteplici vesti di autore, editore, militante e prigioniero politico s’intrecciano in tutti questi anni. Ho seguito un rigido criterio cronologico. Perdonate eventuali inesattezze e lacune e, se possibile, segnalatemele: le fonti alle quali ho attinto talora sono in disaccordo tra loro.

Franco Giorgio Freda nasce a Padova l’11 febbraio 1941. All’anagrafe è iscritto come Franco. La levatrice lo registra solo con il secondo nome. Famiglia e amici lo chiamano, da sempre, Giorgio. Il padre Michelangelo è irpino di Monteverde (Avellino). Politicamente la famiglia Freda ha idee conservatrici. La madre, Nella Silvestrin, è originaria del Polesine e proviene da un ambiente anarchico-socialista. Freda ha una sorella, Rossana, di un anno più giovane, marxista da sempre. Michelangelo Freda fu fascista, ben oltre l’ultima ora, sebbene con posizioni più moderate rispetto a quelle assunte, in seguito, dal figlio. Dopo la guerra, riprende il suo lavoro di funzionario statale, direttore dell’ufficio imposte. Continua l’attività politica come segretario della sezione di Adria del partito dell’uomo qualunque. Il 14 luglio 1948, giorno dell’attentato a Togliatti, Michelangelo Freda si trova per strada con il figlio e subisce una violenta aggressione da parte di un gruppo di comunisti. Negli anni successivi Michelangelo Freda, con la famiglia, vivrà a Piove di Sacco (Rovigo) e a Padova. Freda frequenta il Liceo Ginnasio Tito Livio di Padova, lo stesso di Giorgio Napolitano. Inizia in quegli anni le sue letture di Nietzsche, irriso dai compagni. Durante gli studi universitari presiede il Fuan San Marco, organizzazione degli studenti del Msi. La sua militanza dura circa un anno. Uscirà dal partito che giudica non in ordine, appiattito su posizioni filo-atlantiste e troppo moderato. In seguito, definirà questa esperienza un errore di gioventù.

1963: si laurea in giurisprudenza con una tesi filosofica intitolata “Platone, lo stato secondo giustizia” con il professor Enrico Opocher. Nietzsche e Platone sono due amori ai quali rimarrà sempre fedele, autori tra loro ideologicamente in contrasto e proprio per questo, nei gusti di Freda, indissolubilmente legati.

1963: Sul periodico “Tradizione” Freda pubblica il manifesto del gruppo tradizionalista di Ar. Importanti le posizioni espresse: contro la degenerazione affaristica dei partiti, gli eccessi della democrazia, che trasforma la volontà popolare in voto di scambio, le derive materialiste della civiltà borghese. Ma anche proposte politiche: uno stile di vita austero, sobrio e aristocratico, europeo e tradizionalista, per superare la visione nazionalista della destra, tutta marcette militari e inni nostalgici.

1963: 2 Novembre. Freda diffonde un volantino al cui proposito il senatore del Pci Terracini presenta un’interrogazione parlamentare all’attenzione del Ministro dell’interno, ritenendone il contenuto antisemita.

1963: 9 Dicembre. Freda fonda la casa editrice Ar. Ar è il radicale di quei termini di origine indoeuropea che esprimono la vigoria fisico-morale (aretè, in greco, “aristocrazia”). La Casa Editrice è affiancata dalla Libreria Ezzelino, ricavata in un’ex-autorimessa in via Patriarcato a Padova. Un cenacolo notturno dove il giovedì sera si tengono letture degli autori della destra radicale. I frequentatori sono in maggioranza ragazzi dai diciotto ai vent’anni, delusi dal Msi e dalla sua politica perbenista, un ex-appartenente alle Brigate Nere e un ex reggente di Ordine Nuovo. Freda propone autori allora sconosciuti anche all’interno dell’area della destra radicale e addirittura demonizzati, senza farsi prendere la mano da vane nostalgie reazionarie. Dà la possibilità ai lettori di riconoscersi in una visione del mondo aristocratica (anche se Freda preferisce definirla dorica). Una realtà attivistica, eroica, che traspare dagli scritti di Leon Degrelle e Corneliu Zelea Codreanu, diretti verso una dimensione ascetica dell’esistenza e della partecipazione alla vita politica. A quei tempi, oltre all’autore da proporre, non esisteva nemmeno il lettore delle edizioni Ar, occorreva formarlo. Un’opera pedagogica tesa a distinguere il militante dal clima culturale dell’Italia del periodo, caratterizzato dal consumismo post boom economico e dal perbenismo di facciata. In questo lavoro di formazione personale, Freda richiede lealtà e coraggio. Di coraggio ne ha tanto, Franco Freda. Il lettore di Ar proviene da svariati lidi e si avvicina a questi autori perché stanco della monotonia del conformismo imperante.

1964: Ar pubblica il suo primo volume: Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane, di Arthur de Gobineau, diplomatico e scrittore francese vissuto nella prima metà dell’ottocento. Uno scritto a favore di un determinismo razziale, politicamente scorretto, in direzione ostinata e contraria. Freda sottolinea in questo modo il fatto che Ar non cerca consenso commerciale.

1966: Freda scrive, tramite i Nuclei di Difesa dello Stato, a molti ufficiali dell’Esercito italiano una comunicazione di stampo anticomunista, invitandoli ad attivarsi in tal senso.

1967 Freda conosce Giovanni Ventura a un congresso rivoluzionario. Diventerà suo sodale. Freda definirà il suo amico “un miliziano oltre le linee” in occasione della morte di quest’ultimo, avvenuta nel mese di Agosto 2010. Diversissimi nei tratti e nei modi, uniti da un pensiero comune: vogliono fare la rivoluzione. La vita e la persecuzione giudiziaria li porteranno a dividersi.

1969: Freda, pare in collaborazione con Al Fatah, organizza a Padova una manifestazione a favore della resistenza palestinese. Secondo Freda, si tratta della prima dimostrazione pubblica contro i crimini del sionismo. Nel corso dell’anno l’atmosfera politica si surriscalda con l’inizio della strategia della tensione: tra aprile e ottobre si registrano una quindicina di attentati dinamitardi (riusciti o falliti) che provocano danni e anche feriti.

1969: 17 Agosto. Freda espone al congresso di Ratisbona, durante il comitato di reggenza del Fronte Europeo Rivoluzionario, gruppo vicino a Giovane Europa, la relazione che diventerà il libro “La Disintegrazione del Sistema”.

1969: Le edizioni Ar pubblicano il testo “La Disintegrazione del Sistema”, opera nella quale Freda propone un’inusitata alleanza con l’estrema sinistra, finalizzata a combattere il sistema liberalcapitalista. Un pugno nello stomaco per alcuni, una provocazione per altri. Un libello nel quale rivela capacità di analisi e lungimiranza straordinarie. La prima parte del saggio è un attacco, frontale, nei riguardi dell’Europa, vero e proprio mito fondante del mondo neofascista. Freda rigetta un’Europa semplice indicazione geografica e illustra come si trovino concezioni politiche e ideologiche molto più affini nei guerriglieri sudamericani e nei terroristi palestinesi rispetto agli spagnoli e agli inglesi, succubi degli Usa. La mia patria è dove si combatte per le mie idee, si potrebbe parafrasare. Un’Europa come concezione dello spirito, non solo intesa come rapporti di buon vicinato. La seconda parte del libro delinea la fisionomia del suo vero stato. La vita non si esaurisce nella materia ed è la spiritualità a dare significato all’esistenza. Esso dovrebbe garantire l’unità organica del corpo sociale, mirando conseguentemente alla «costituzione di un clima di tensione ideale, in cui ognuno sia e rimanga al proprio posto, svolgendo con coerenza e fedeltà e libertà le proprie inclinazioni». Freda non si ferma a descrivere la sua utopia, ma illustra come realizzarla: mediante una ricetta inedita. Mentre il sentore comune della destra era di unirsi ai borghesi per sconfiggere i comunisti, lui propone di allearsi con i comunisti per affrontare i borghesi. Tutti uniti da un obiettivo comune, “La disintegrazione del sistema”. Questo stato delle cose è in agonia: si tratta di accelerarne la fine per poi ricostruirlo, su nuove basi. Nella quarta parte del trattato “Organizzazione dello stato popolare”si batte contro la visione mercantilistica ed economicistica del mondo, creata da capitalismo e liberalismo. Rompe gli argini con il suo vecchio ambiente e teorizza l’abolizione della proprietà privata, scavalcando a sinistra la sinistra più estrema. Sono poi trattate, nell’ordine: un nuovo modello di gestione delle aziende; la politica economica, mirante a programmare i consumi, tendente a debellare la produzione capitalistica di beni, che porta inevitabilmente all’esasperazione del consumo; l’educazione popolare, tesa a rendere la scuola un avviamento al lavoro, eliminando le sovrastrutture umaniste e le sublimazioni scientiste: la formazione scolastica diventa subordinata alle esigenze produttive dello Stato Popolare; la giustizia, da riformarsi tramite l’elezione di giudici popolari; l’abolizione di Polizia, Carabinieri ed Esercito, da sostituirsi con una milizia popolare.

Ce n’è per tutti i gusti, insomma. Dopo tanti anni, quelle ricette sono ancora lì. Si può essere d’accordo o no, ma è difficile restare indifferenti.

1969: 12 dicembre. Strage di Piazza Fontana. Alle 16,37 a Milano esplode una bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Altri tre ordigni esplodono nella stessa giornata a Roma. Il bilancio finale registra sedici morti e centocinque feriti.

1969: 13 Dicembre. Freda subisce una perquisizione a proposito degli eventi di cui sopra ma non è inserito nella lista degli indagati.

1970: Edizioni Ar pubblica “Diario dal carcere” di Corneliu Codreanu.

1971: 13 Aprile. Freda è arrestato, nell’ambito dell’inchiesta per Piazza Fontana, su ordine del giudice istruttore di Treviso, Giancarlo Stiz.

1971/1985: Detenzione di Freda: sconterà quattordici anni di carcere per associazione sovversiva. Freda ne fa un titolo d’onore.

1972: 23 febbraio. Si apre a Roma il processo sulla strage di Piazza Fontana, la corte si dichiara incompetente e rinvia gli atti a Milano.

1972: 28 Agosto. Freda è accusato di essere l’ideatore della strage di Piazza Fontana.

1972: Le Edizioni di Ar pubblicano “Guardia di Ferro”, di Corneliu Zelea Codreanu, fondatore e capo carismatico della Legione dell’Arcangelo Michele, conosciuta anche con il nome di Guardia di Ferro. Il libro si potrebbe definire un breviario dello stile di vita legionario: le indicazioni di Codreanu mirano a contribuire alla formazione politica delle nuove generazioni. Per quanto concerne il volume delle Edizioni di Ar, bisogna notare che per la prima volta quest’opera di Codreanu fu edita nella sua interezza in Italia: non a caso il volume è aperto da una lettera che Horia Sima, comandante della Legione dopo la morte di Codreanu, inviò a Freda per complimentarsi in merito a questa pubblicazione. (Nota dell’autore: nel 1995 la svolta di Fiuggi e il passaggio dal Msi ad AN è tutta nella decisione di togliere dallo statuto la frase “Il Msi è un partito ispirato a una concezione spirituale della vita” come ha fatto giustamente notare Giordano Bruno Guerri).

1972: Il tribunale sposta, per motivi di ordine pubblico, il processo a Catanzaro.

1973: Fondazione del comitato di solidarietà per Freda.

1974: 18 marzo. I giudici di Milano rinviano a giudizio Freda e Ventura.

1974: 16 Maggio. Il giornalista de “L’Europeo” Guido Gerosa pubblica un memoriale sulla vita di Freda in carcere. Emerge il ritratto di un uomo che legge, medita, fa ginnastica tre volte al giorno per mantenersi fisicamente in forma. Vegetariano in tempi non sospetti, beve infusi di the e coltiva piante aromatiche. Il tema del testo sono i ritratti delle persone con le quali entra in contatto: i magistrati D’Ambrosio e Stiz, l’anarchico Valpreda, il militante Nardi. Chiusa finale: un parere (importante) sul fascismo e sulle modificazioni che ha comportato. Freda lo descrive come un movimento troppo democratico per i suoi gusti, intento a cercare il consenso popolare, invece di riguardare un ristretto gruppo di persone. Rivendica inoltre il diritto al pudore delle proprie opinioni politiche, non ritenendo conveniente mostrarle al primo venuto.

1976: Soggiorno obbligato per Freda all’isola del Giglio.

1978: Freda elude i controlli e fugge dal soggiorno obbligato di Catanzaro. Si nasconde per alcuni mesi a Reggio Calabria.

1979: 23 febbraio. La Corte d’Assise di Catanzaro condanna Freda all’ergastolo per la strage di Milano del 12 dicembre 1969, per gli attentati di Roma dello stesso giorno e quelli della primavera-estate 1969.

1979: 1 Marzo. Pubblicata un’intervista a Freda a cura di Mario Cartoni su “L’Europeo”. In

maggio Freda lascia l’Italia e ripara in Costarica. .

1979: 22 Agosto. L’Interpool cattura Freda in Costarica e lo riporta in Italia.

1980: Organizza l’ordine dei ranghi, una comunità ideale aristocratica oggetto, tanto per cambiare, delle attenzioni della magistratura.

1980: 28 Febbraio. intervista di Freda a “L’Espresso”. Gli argomenti affrontati sono la posizione giudiziaria e il suo atteggiamento nei riguardi dello stato, il terrorismo delle Br, la fine delle esperienze di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.

1980: 22 maggio. Inizia il processo d’appello per Freda.

1980: 19 ottobre. Intervista di Freda a “L’Espresso”. Freda affronta il tema della strage di Bologna e il proposito, sempre valido, dell’unione delle forze di estrema destra e di estrema sinistra per la “disintegrazione del sistema”.

1981: 20 Marzo. Freda è assolto per il reato di strage dalla Corte d’appello.

1982: maggio. Nel supercarcere di Novara, Freda subisce un’aggressione da parte di Egidio Giuliani che, con rudimentale punteruolo, lo colpisce ripetutamente al volto. La cicatrice della ferita inferta rimarrà per sempre sul suo labbro. Mandante dell’azione è Sergio Calore, destinato a divenire un noto pentito. Freda ritiene l’agguato subito il risultato di semplice invidia nei suoi confronti. Si rifiuta in seguito di testimoniare contro il suo aggressore, e affronta un processo per falsa testimonianza.

1982: Freda è condannato a quindici anni per associazione sovversiva.

1984: In occasione del ventennale, Ar pubblica una rivista catalogo, documento fondamentale della rete culturale e militante che fa riferimento alla figura di Freda.

1985: 19 Febbraio Il Corriere delle Sera, tramite il giornalista Giancarlo Pertegato, pubblica un’intervista concessa da Freda a Bari. I temi trattati sono diversi: il futuro di Freda, la politica estera (Cina, Iran, Libia), la figura dell’intellettuale-militante, la trattativa internazionale con il Costarica per il rientro di Freda in Italia.

1985: 17 Aprile. Freda concede un’intervista a Francesco Santarelli del periodico Meridiano Sud. Spazia in vari campi: l’ideologia dell’estrema destra, Giannettini e i servizi segreti, Ventura, Delle Chaie, Pozzan e la famigerata riunione di Padova del 18 aprile 1969, punto cardine dell’accusa. Freda sostiene che quella notte, non si tenne alcuna riunione.

1985: 12 Luglio.  Il pubblico Ministero Toscani, nel processo-bis di Piazza Fontana, chiede l’ergastolo per Franco Freda.

1985: 1 Agosto. La corte d’assise di Bari assolve Freda.

1985: 17 novembre intervista di Freda a Storia Illustrata. Alla luce della sentenza favorevole a Freda di pochi mesi prima, questo colloquio ha un’impronta storico-politica e non giudiziaria. Si dibatte del fascismo storico e dei suoi ideologi, della militanza di Freda nel Msi, delle figure di Khomeini e Gheddafi, della liberazione dell’Europa dal colonialismo americano.

1986: Pubblicazione di “Parla Freda”, con le sue deposizioni alla corte d’assise d’appello di Bari.

1987: Marzo. Freda interviene a Radio Popolare. Prende posizione sulla situazione iraniana, rilevando che tale comunità ha il coraggio di prendere le distanze sia dagli Usa sia dall’Urss. Non teme quelli che sono definiti fanatici fondamentalisti. Noi li vediamo come tali, perché ormai abbiamo assimilato una cultura da stirpe decadente e annoiata. Queste presenze vive ci sembrano lontane e le riteniamo inferiori. Ma ciò è tutt’altro che vero.

1987: Lo scrittore Ferdinando Camon e Freda hanno un colloquio riportato nel testo “Monologhi a due voci”.

1987: La Corte di Cassazione stabilisce la non imputabilità di Freda per la strage di Piazza Fontana, confermando le sentenze assolutorie di appello di Catanzaro e Bari.

1989: Fonda la rivista di studi economici e finanziari “L’Antibancor” nella quale tratta in anticipo dei temi dello strapotere portato avanti da banche e finanza cosmopolita. Ne saranno redatti cinque numeri, fino al 1996.

1989: Ar inizia a partecipare, con un proprio stand, alla Fiera del libro di Torino.

1989: Nasce a Salerno la libreria Ar, che, pur essendo formalmente autonoma, conferisce grande importanza ai volumi contenuti nel catalogo delle edizioni Ar.

1990: 21 Dicembre. Freda fonda il Fronte Nazionale. Il punto di vista di questo movimento è indicativo: la questione razziale posta in anticipo, il tema dell’invasione di stranieri impostato con preveggenza. Freda desidera tutelare le genti europee, e non riduce il suo volere al solo piano puramente materialista vedendo nell’arrivo dei migranti una minore capacità di beni disponibili per i locali. Si tratta invece di un dramma metastorico. Intuisce la possibilità di una guerra occulta tra la luce e i poteri delle tenebre, tra anime vigorose e decadenti. Ritiene nostro dovere destare le coscienze, trattando il tema di un’educazione militare dell’anima. Invita i popoli europei a non lasciarsi travolgere dal fenomeno in atto. Occorre lottare, senza tumulti né violenze, ma con fermezza, per salvaguardare le nostre comunità nazionali e razziali.

1992: 9 febbraio. “Panorama” pubblica il testo di un colloquio di Freda con il giornalista Corrado Incerti che gli chiede un parere sul fenomeno naziskin, allora di grande attualità. L’autore padovano parla di “connazionali che sbagliano” e che andrebbero rieducati. Inevitabilmente il discorso si porta sul programma del Fronte Nazionale: chiusura totale delle frontiere agli extraeuropei, espulsione immediata dei clandestini, revoca del soggiorno di chi ha beneficiato della Legge Martelli e della cittadinanza a chi l’ha ottenuta dopo il 1970. La preveggenza di Freda è fuori discussione. Interrogato in proposito, Freda chiarisce un concetto fondamentale: negli anni settanta lo scontro era ideologico, tra comunisti e fascisti, ma le comuni radici culturali erano europee. Invece ora la questione è diventata da sociale a razziale. Si sofferma poi sulla pigrizia della destra italiana, incapace di reagire con fermezza. Confida nella cultura di estrema destra, perché possa produrre adeguato riparo. In tal senso fa riferimento a Oswald Spengler che, nel 1933, descrisse adeguatamente l’incapacità di difendere la propria identità.

1993: Gennaio. Mario Triggiani ottiene da Freda un’intervista pubblicata sul periodico “L’Italia”: gli anni settanta visti dal carcere, il fermento ideologico, le trame nere, i movimenti nazi-maoisti, il pericolo che lo stato vede a destra e che porta alla chiusura di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.

1993: Il Giornale, tramite Antioco Lostia, pubblica un’intervista a Freda che rifiuta la definizione d’ispiratore dello spontaneismo armato di destra. In quei gruppi vede poca ideologia. Alla domanda se si ritiene un cattivo maestro risponde dicendo che non è degno di essere definito tale, ma solo un ripetitore di pensieri prodotti da altri in esclusiva. Un mezzo, un tramite. Sul termine cattivo invece dà un’interpretazione originale. Cattivo sì, ma nel senso che è stato messo in cattività. Lo stato avverte un pericolo a destra e corre ai ripari in diversi modi: pone fuori legge Ordine Nuovo nel ’73, promulga la legge Reale nel ’75 e scioglie Avanguardia Nazionale l’anno successivo.

1995: Freda è condannato per ricostituzione del partito fascista per la vicenda del Fronte Nazionale, insieme con altri quarantacinque appartenenti al movimento. La pena è di sei anni di reclusione.

1999: 7 maggio, la prima sezione della cassazione condanna Freda a tre anni di reclusione per la vicenda del Fronte Nazionale. È accolta la richiesta del difensore di Freda, l’avvocato Carlo Taormina, di derubricare il resto da ricostituzione del partito fascista a violazione della legge Mancino. Insieme a Freda sono condannati a pene minori altre quarantuno persone tra cui Cesare Ferri (venti mesi) e Aldo Gaiba (sedici mesi).

1999: “Margini” tramite l’avvocato Taormina, difensore di Freda nel procedimento per il Fronte Nazionale, pubblica un’intervista a Freda.

2000: Freda è arrestato e sconta un residuo di pena di sette mesi, viene interrogato in veste di testimone nel processo per la strage di Milano e il ministro dell’interno pubblica il decreto che dichiara sciolto il Fronte Nazionale, accusato di incitare alla discriminazione razziale.

2000: Edizioni Ar pubblica “I lupi Azzurri”, una raccolta di tutti i documenti del Fronte Nazionale: lo statuto, le relazioni del reggente (Freda), i manifesti politici. Trovano posto nel testo anche brani di Giovanni Damiano, Francesco Ingravalle, Aldo Brandirali, Piero Buscaroli e Carlo Taormina. Giovanni Damiano è il curatore dell’opera e l’autore di una pregevole introduzione nella quale rileva che abbiamo a che fare con un “razzismo senza razze”, una contraddizione in termini. Il titolo “I lupi azzurri” traduce letteralmente un’espressione antico-irlandese tesa a designare il proscritto, l’individuo espulso dalla propria comunità poiché non addomesticabile. “Lupi Azzurri” sono quindi i membri del Fronte Nazionale, messi al bando poiché non assimilabili.

Le relazioni del reggente del fronte sono le basi ideologiche del sodalizio: si va dal carattere aristocratico del movimento ai tratti rilevanti che identificano il militante, dagli elementi di pedagogia politica alla definizione del concetto di cultura etnica integrale. Uno dei punti fondanti è la definizione del razzismo morfologico quale “funzione di estremo baluardo di resistenza contro l’aggressione dell’individualismo, del razionalismo, del cosmopolitismo, dello storicismo progressista, ossia della coesione di forze che tendono all’indifferenziazione generale”. Fondamentali sono le indicazioni sulla minaccia costituita dall’oligarchia finanziaria internazionale e sul senso di colpa indotto in noi ritenuti “non accoglienti” verso lo straniero. Nel manifesto del 1993 Freda accoglie su di sé tutte le responsabilità politiche e giudiziarie dell’attacco della magistratura nei suoi confronti, liberando i militanti da tale impegno. Freda coglie i pericoli che può portare questa idea di Europa mercantilistica di cui sentiamo oggi gli effetti, mette in guardia dalle conseguenze del trattato di Maastricht e profetizza i problemi di tale orientamento in settori quali emissione monetaria, energie alternative, nazionalizzazione d’imprese strategiche, risanamento degli istituti previdenziali, agevolazione per artigiani e piccoli imprenditori e protezionismo per tutti i beni nazionali (la Cina allora era lontana). Si passa poi ai manifesti politici del Fronte Nazionale, cioè al messaggio diretto ai nostri connazionali esterni al movimento: righe incisive, agili e scattanti, con stile inimitabile. Freda parla di nazionalismo europeo e colonialismo americano, dei profughi albanesi trasformati dall’opinione pubblica da delinquenti comuni a perseguitati politici, del sindacato che ha bisogno di nuovi iscritti. Tocca argomenti quali l’invasione demografica da parte degli stranieri che hanno famiglie numerose, i pericoli della criminalità rom, il proselitismo per chi sente proprie le idee del Fronte, l’invasione messa in atto dalle masse di migranti. Sono quindi pubblicate due ricerche richieste dai magistrati quale documentazione del dibattimento: la perizia di Enzo Santarelli per l’accusa e il parere storico-politico di Francesco Ingravalle, proposto dalla difesa. E’ quindi la volta di due discorsi del convegno “Il diritto al diritto”, tenutosi a Verona il 21 marzo 1998, organizzato dal Comitato di solidarietà pro detenuti politici dall’instancabile Agostino Sanfratello. Documenti altrettanto importanti sono la parte conclusiva dell’arringa del difensore di Freda, Carlo Taormina e le considerazioni finali di Giovanni Damiano.

2001: 30 giugno. In primo grado, sono condannati all’ergastolo per la strage di Milano Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni, mentre a Stefano Tringali è inflitta una condanna a tre anni di reclusione per favoreggiamento.

2002: Ottobre. Chiara Stellati, per la sua tesi di laurea, intervista Franco Freda. Il testo è pubblicato sul periodico “Margini”.

2004: 12 marzo. La Corte d’Appello assolve Maggi, Zorzi e Rognoni, e riduce a un anno la pena a Tringali.

2005: 3 Maggio. La cassazione conferma la sentenza di assoluzione dell’anno precedente.

2005: Ar pubblica “Piazza Fontana, una vendetta ideologica”. Il volume ripercorre l’intero iter processuale, contiene un’appendice intitolata “Il diritto al diritto: l’esposto del difensore di Freda”, e una lettera spedita da Freda alla Procura della Repubblica di Brescia e al Consiglio Superiore della Magistratura nella quale l’autore afferma di aver intenzione di costituirsi parte civile contro Laura Bertolè Viale, un magistrato che aveva rilasciato un’intervista nella quale aveva affermato: «ci sono voluti trent’anni per capire che Freda e Ventura erano colpevoli».

2007: Aprile. Freda consente ai collaboratori delle Edizioni AR, Carlo Farini e Anna K. Valerio, la pubblicazione del volume “Monologhi (a due voci) ”, interviste concesse da Freda dal 1974 al 2007.

2008: Ar pubblica “In alto le forche” che comprende tre scritti di Freda apparsi su “Tradizione” nel 1967-69 e un’intervista con lo stesso saggista sul nichilismo e il ’68.

2008: 6 Maggio. Il “Corriere della Sera” intervista Franco Freda sui teppisti di Verona: Freda parla chiaro: non è un episodio di estremismo politico ma d’insania.  “I teppisti di Verona li ha generati questa società”. La terapia? “I lavori coatti – risponde Freda – Pare che il veneto manchi di autostrade”. Ancora: “La pazzia non è di destra nè di sinistra: non la si può ideologizzare. Così come la schiuma umana è schiuma e basta”. “Teppisti conformi”, dunque, “anche sotto il profilo più escrementizio: più che dell’efferatezza nazifascista sono scarti della vuotezza patologica della società odierna”.

2012: Febbraio. Freda interviene alla presentazione dell’edizione di Ar, con testo originale in fronte di “Queste le parole di Zarathustra” di Nietzsche. Dimostra padronanza totale dell’argomento e spazia da giudizi sul valore della militanza politica all’appropriarsi da parte dei regimi del pensiero del filosofo tedesco.

2012: Marzo. Intervista a Libero di Francesco Borgonovo. Si prende spunto dal film (appena uscito) del regista Marco Tullio Giordana, sulla strage di Piazza Fontana, che segue le tesi del libro di Paolo Cucchiarelli e la teoria della doppia strage. Tra i personaggi dell’opera non poteva mancare Freda. Il 31 Marzo. “Il Corriere del Veneto” interpella Freda sulla fondatezza della tesi della cassazione che attribuisce “per i giudici ma non per la giustizia” la responsabilità della strage del 1969 a Freda. L’autore padovano nega ogni addebito ripetendo che non vi fu alcuna pista veneta.

2012: 28 Aprile. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno nega la concessione di una sala municipale, inizialmente concessa, a Freda per la presentazione di un testo.

2012: 10 luglio. Il quotidiano “Libero”, diretto da Maurizio Belpietro, affida a Freda il ruolo di editorialista di una rubrica fissa denominata “L’inattuale” sulle sue pagine culturali.

2013: 30 settembre. Il Gip di Milano archivia l’indagine sulla teoria della “doppia bomba” sostenuta da Paolo Cucchiarelli nel suo libro “Il segreto di Piazza Fontana”. È archiviata anche la posizione di tre persone legate a Freda (Toniolo, Biondo e Balzarini) per gli otto attentati ai treni della primavera del 1969.

2013: Dicembre In occasione dei cinquant’anni delle edizioni Ar, Freda concede un’intervista a Chiara Stellati, per Radio Bandiera Nera.

2014: Ottobre. Il testo “La disintegrazione del sistema” è pubblicato in edizione boema per i lettori della repubblica ceca. In quest’occasione Freda concede un’intervista sulla politica internazionale, con apprezzamenti sulla figura di Putin, sulla possibile resa di alcuni stati come la Francia e la Svezia a causa della loro politica di apertura delle frontiere e poi ancora impressioni: il suo incontro personale con Evola, considerazioni su Pol Pot e sulla comunità organica dei lettori di Ar.

 

Pillole di Franco Freda

“E’ questa, della crescita dell’albero, l’unica forma naturale di evoluzione che io – seguendo gli insegnamenti di Goethe e di Spengler – riconosco normale e giusta. E l’albero cresce e progredisce senza distaccarsi dal suo territorio, si perfeziona sviluppando la sua chioma in conformità con lo sviluppo delle sue radici. Qualora venisse sradicata dalla sua terra, questa magnifica figura di vita vegetale si dissolverebbe – così come la sua forma di vita si estenuerebbe, decadrebbe e, alla fine, si estinguerebbe qualora lo spazio assegnatole dalla natura venisse occupato da altre piante.”[‘L’albero e le radici’, p.132]

Oggi dalla questione sociale si è passati a quella razziale”. E’ finita l’epoca delle guerre civili europee, sta per cominciare quella delle guerre razziali. “Sotto l’urto d’imponenti immigrazioni extraeuropee, gli stati nazionali si dissolveranno”.

“le società e i tempi moderni conoscono esclusivamente sfruttatori e sfruttati: ma a entrambi viene imposta la schiavitù del denaro”.

“nessuna terapia è possibile … nemmeno una operazione chirurgica riesce ormai efficace … occorre accelerare l’emorragia e sotterrare il cadavere”.

“Io non ho alcuna qualificazione per essere un maestro – quindi non ho miei discepoli. Sono, piuttosto, un condiscepolo più anziano che fa da ripetitore, da lettore agli altri”.

“la sentenza non rappresenta un problema che riguarda me: riguarda chi l’ha ordinata e chi l’ha emessa” (1980).

“Fervori e fermenti politici che c’erano vent’anni fa non ci sono più: ora di politica non s’interessa più nessuno” (1993).

“dalle idee senza parole alle parole senza idee” (a proposito della trasformazione dell’estrema destra. 1985).

“se c’è una latitanza oggi, è proprio quella del coraggio”

“Noi non nutriamo dubbi, possediamo certezze: favorire la penetrazione di crescenti masse terzomondiali nelle terre tradizionali dei Bianchi d’Europa, impedire la coesione e la resistenza etnica di questi ultimi, sono gli obiettivi tattici il cui raggiungimento segna il compimento della strategia globalistica perseguìta dall’oligarchia finanziaria internazionale” (1993).

Mi scusi, signor pubblico ministero: ha detto “iniziative umanitarie”? In una Nazione che ha otto milioni di poveri? In una Nazione in cui i pensionati con cinquecentomila lire al mese non riescono a risolvere il problema dell’alloggio, noi dovremmo occuparci dei problemi degli stranieri? Otto milioni di poveri ci sono in questa Nazione! Io debbo considerare i poveri del mio Paese, i vecchi del mio Paese, non gli allogeni, i cui figli sottrarranno posti di lavoro ai figli del popolo del mio Paese. Per cui considero vere organizzazioni criminali quelle che lei definisce organizzazioni “umanitarie” – in primo luogo la Caritas, per esempio.”
[‘L’albero e le radici’, p.86-Ultima edizione anno 2008]

Chi partecipa di una visione del mondo che, analogicamente rispetto a quella democratica, dobbiamo definire aristocratica, non può che ancorarsi a canoni di comportamento di tipo gerarchico. Gerarchia significa rispetto delle differenze. Significa rispetto dei gradi e delle qualità dell’anima.”
[‘L’albero e le radici’, p.53-Ultima edizione anno 2008]

Più di una bibliografia …

Ho indicato le fonti consultate: un’ampia panoramica di libri, articoli, siti e video, destinati a chi desidera approfondire l’argomento, migliorare la propria consapevolezza politica e ricavare nuovi spunti per l‘azione militante. Franco Freda scrive poco. Per sua scelta. Parla solo quando ha cose da dire e lo fa nel suo stile inimitabile: secco, austero, con un uso chirurgico dell’aggettivo. Naturalmente parto da ciò che Freda scrive in prima persona. Un’agile e inusuale lettura è rappresentata da: Franco G. Freda, “In alto le forche – il ’68 e il nichilismo” a cura di Vincenzo Campagna, edizioni Ar, 2008. Un testo celiniano, sprezzante, d’istintiva vitalità.

Fondamentale è l’opera -Franco G. Freda, “La Disintegrazione del Sistema” a cura di Francesco Ingravalle, edizioni Ar, 2010. Lo scritto originario è del 1969. Intere generazioni di militanti (non solo di destra) hanno tratto da queste note un documento d’ispirazione nella propria attività politica. Profetico, sempre più attuale con il passare degli anni.

-Franco G. Freda, “Monologhi (a due voci)- Interviste 1974-2007” a cura di Carlo Farini e Anna K. Valerio, edizioni Ar, 2007

-Per la vicenda giudiziaria occorre invece rifarsi a ”Piazza Fontana – Una vendetta ideologica” edizioni Ar, 2005.

-Nicola Rao, “La fiamma e la celtica” sessant’anni di neofascismo da Salò ai centri sociali di destra”, edizioni Sperling e Kupfer, 2006. Si tratta, a mio avviso, del miglior libro mai scritto su neo e post fascismo. Un intero capitolo è dedicato a Freda e al nazi-maoismo. Sono analizzati con estrema precisione i contenuti politici e dottrinari de “La disintegrazione del Sistema”. L’importanza data a Freda e all’influenza delle sue idee su fatti, persone e movimenti della destra radicale non è riconosciuta a nessun altro autore.

-Arianna Streccioni, “A destra della destra – dentro e fuori l’Msi, dai Far a Terza Posizione”, edizioni Settimo Sigillo, 2006

-Nicola Rao, “Il sangue e la celtica – dalle vendette antipartigiane alla strategia della tensione – storia armata del neofascismo”, edizioni Sperling e Kupfer, 2008

-Ugo Maria Tassinari, “Fascisteria – storie, mitografia e personaggi della destra radicale in Italia”, edizioni Sperling e Kupfer, 2008. Freda appare e riappare, in molteplici vesti e situazioni.

-Mario Caprara-Gianluca Semprini, “Destra estrema e criminale”, Newton Compton Editori, 2007. Ritratti di personaggi che hanno attraversato in vari ruoli il panorama neofascista. Cattivi maestri, cani sciolti, appartenenti a Terza Posizione. Fra i cattivi maestri, ovviamente Franco Freda.

-Giovanni Fasanella, Antonella Grippo, “L’orda nera” edizioni Bur, 2009

-Adalberto Baldoni, Sandro Provvisionato: ”Anni di piombo” edizioni Sperling e Kupfer, 2009

-Gabriele Adinolfi-Roberto Fiore, “Noi terza posizione”, edizioni Settimo Sigillo, 2000

-Gerardo Picardo, “Destra radicale”, edizioni Settimo Sigillo, 2007

-Mario Caprara-Gianluca Semprini “Neri! La storia mai raccontata della destra radicale, eversiva e terrorista”, edizioni Newton Compton, 2009

 

Franco Freda online

Non possono mancare, in omaggio alla modernità, i siti, le pagine facebook e i filmati pubblicati da youtube su Franco Freda. Inevitabile una visita al sito delle Edizioni Ar, ove è possibile immergersi nel clima tipico dello stile frediano, con riferimenti ad autori della tradizione, e soprattutto consultare il mitico catalogo delle Ar.

Su Facebook troviamo diverse pagine, costantemente aggiornate: Franco (Giorgio) Freda (scrittore), Franco Freda (personaggio politico), La disintegrazione del sistema. Una marea di citazioni, immagini, interviste sull’attività politica di Freda degli ultimi cinquant’anni. Una segnalazione a parte merita la pagina “Amici della libreria Ar, interfaccia facebook del sito delle Edizioni Ar. Indispensabile per chi vuole tenersi aggiornato sull’argomento ed è a caccia di testi rari.

Politica online ospita il confronto su “L’Albero e le Radici”. E’ quindi possibile curiosare tra le opinioni dei lettori ed esprimere il proprio parere, per chi lo desidera.

Ma sentire parlare Freda è un’altra cosa. Ecco quindi che ci viene in aiuto youtube. Per chi desidera ripercorrere la vicenda giudiziaria è necessario documentarsi riguardando la deposizione di Freda nel processo di Catanzaro datato 03 febbraio 1977. Sono passati sette anni e quattro processi dai fatti. Angelo Campanella e Piero Ottone commentano il dibattimento in un documento di Rai Storia. Freda veste in quest’occasione i panni del perfetto prigioniero politico, irredento da dare in pasto alla pubblica opinione e al sistema alla ricerca di un colpevole per i fatti di Piazza Fontana. Freda non cerca in nessun modo di ingraziarsi la corte, non si deve giustificare di nulla, anche se la posta in palio è l’ergastolo. In piedi, davanti al presidente della corte Piero Scuteri che lo interroga, assume toni sprezzanti e provocatori. Vuole vincere di prepotenza, esercitando anche sui giudici l’influenza che esercitava sui militanti.

 

Articolo di Davide Montani