Riflessione sul referendum in Irlanda

Riflessione sul referendum in Irlanda

Il risultato del referendum votato in Irlanda, favorevole alla pagliacciata delle unioni omosessuali che scimmiottano il matrimonio, è un ulteriore passo in avanti sulla via della dissoluzione morale, tanto sul piano individuale quanto su quello sociale.

Di fronte a questo autentico dramma che sta investendo soprattutto le nazioni già cristiane, la gerarchia della Chiesa cattolica, di fatto, non esercita alcuna vera e propria azione di contrasto. Anzi, spesso e volentieri il silenzio – salvo rari casi che, in quanto ad efficacia, equivalgono a zero – è rotto da dichiarazioni ambigue ed atti che lasciano sgomenti (ricordiamo tutti la comunione pubblicamente data dall’Arcivescovo di Genova, nonché Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. Angelo Bagnasco all’impenitente transessuale Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, partigiano di tutte le cause contrarie alla morale naturale e cristiana).

Di recente papa Bergoglio – che ama compiere gesti destinati ad essere enfatizzati dai media, notoriamente laicisti – ha incoraggiato Pannella ed Emma Bonino a “tener duro”, manifestando loro una certa umana simpatia che non può passare inosservata. Al cristiano che conosce l’infaticabile e oggettivamente malvagia attività condotta per decenni dai due epigoni della dissoluzione, viene, infatti, da dire: tener duro per fare cosa? Continuare a battagliare in favore di aborto, droga, omosessualità, eutanasia?

Certamente non sarà stata questa l’intenzione di papa Bergoglio, il quale avrà voluto manifestare la misericordia del Signore anche verso i più grandi peccatori, confortando i due “radicali liberi” provati da sofferenze fisiche. Misericordia del Signore che, occorre ricordarlo, deve sempre essere accompagnata dal pentimento e dalla conversione del peccatore. Il quale deve manifestare il fermo proposito di non peccare più e di rimediare, per quanto possibile, al male fatto.

Ma un atto simile – portato a conoscenza delle persone attraverso la mediazione degli organi di informazione, praticamente tutti o quasi contrari alla morale naturale e cristiana, nonché al magistero tradizionale della Chiesa – che razza di impatto può avere? Devastante, come quella famosa e tristissima dichiarazione “ad alta quota” nota come “chi sono io per giudicare?”, proferita, sempre da Bergoglio, in tema di omosessualità. Risposta dell’attonito cattolico: sei il Papa, colui che deve confermare nella Fede e nella morale i fedeli.

Di fronte ad un simile scenario, non ci si può stupire se la “cattolica Irlanda” ha visto vincere gli omosessualisti, i quali non hanno trovato alcun valido ed efficace contrasto.

Tutti coloro i quali sono schierati sotto lo stendardo di Cristo Re ed in difesa della Civiltà, non aspettano altro che essere guidati dalla Chiesa nella guerra contro il mondo moderno, che di quello stendardo è la negazione. Ma l’attesa è vana, questa Chiesa non vuole combattere. Anzi, prova fastidio nei confronti di chi si ostina ad usare ancora (dopo cinquanta anni di Concilio Vaticano II) un linguaggio forte e discriminante (o di qua o di là) che chiama le cose con il loro nome e che vede nella modernità filosofica e culturale (e nella nichilistica post-modernità) il nemico della Fede e della Cristianità.

Dunque, dinnanzi a questa sconcertante e clamorosa latitanza della gerarchia cattolica, che fare? Mantenere le posizioni e combattere fino a che si ha respiro. Questo è l’unico dovere che conoscono i legionari.

Che San Michele Arcangelo, principe della Celeste Milizia, ci ottenga la grazia di perseverare e di non venire mai meno.

Ne va dell’onore di Dio e, in via infinitamente subordinata, nostro.

 

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