Non esiste il dovere di farsi invadere

Non esiste il dovere di farsi invadere

Quasi tutti i più importanti organi di informazione, affrontano il tema della pressoché inarrestabile ondata immigratoria, che sta interessando l’intera Europa, come se l’unica preoccupazione di noi italiani ed europei fosse quella di accogliere senza se e senza ma i cosiddetti “migranti”; come se non ci fosse nessun altro tipo di problema da porsi, del tipo: possiamo davvero accoglierli tutti? Che impatto avrà sulla nostra vita e su quella dei nostri figli questo imponente e costante arrivo di uomini e donne provenienti dall’Africa e dall’Asia? Un’imponente e continua immigrazione che, occorre dirlo, ha assunto i caratteri di un’invasione.

Il vocabolario della lingua italiana, infatti, definisce l’invasione come la penetrazione di un territorio da parte di un popolo o di diverse genti, in cerca di una nuova sede ove stabilirsi. E questo è ciò che sta avvenendo.

Ora, fatta salva la doverosa attenzione da esercitare nei confronti di chi fugge da situazioni e luoghi che rendono oggettivamente impossibile la vita delle persone, soprattutto quella dei soggetti più deboli e indifesi (bambini, donne, anziani, ammalati) – l’accoglienza dei quali va comunque valutata in rapporto al bene della nazione accogliente, la quale può sacrificare qualcosa del suo benessere ma non compromettere la propria sicurezza e integrità – bisogna ricordare, a fronte della maggioranza di coloro che vogliono venire in Europa – i quali lo fanno allo scopo “farsi una nuova vita” – che non esiste il diritto assoluto dell’individuo di fare ciò che desidera (quello, per esempio, di andare a vivere dove gli pare), mentre esiste il dovere delle comunità, ed il diritto che ne consegue, di salvaguardare la propria sicurezza e la propria integrità.

Pertanto, ai sostenitori dell’accoglienza ad oltranza, è necessario far presente che non esiste il dovere di farsi invadere.

Da alcuni mesi i principali media – i quali suonano tutti, in maniera persino stucchevole, lo stesso spartito – parlano di “ondate di profughi che fuggono dalla guerre e dalla disperazione”, come se il problema del continuo flusso di immigrati in Europa non fosse un fenomeno che dura da decenni (tutto ha avuto inizio, lo ricordiamo, dalla caduta del muro di Berlino, avvenuta nel novembre del 1989), ma un’emergenza contingente e legata alle crisi che, in particolare dal 2011, stanno interessando il Nord Africa, parte dell’Africa sub-sahariana, il Vicino ed il Medio Oriente.

Certamente vi è del vero in questa maniera di presentare il problema – ossia le succitate aree stanno vivendo veramente il dramma di gravissimi conflitti, che hanno creato un autentico caos e tantissime sofferenze alle popolazioni coinvolte – ma vi è anche e soprattutto molta malafede.

Le aree da cui provengono coloro (i siriani in primis) che veramente fuggono “dalla guerra e dall’orrore”, sono state gettate nel caos dall’Occidente atlantista. I governi di USA, Regno Unito e Francia, per esempio, hanno avuto un ruolo decisivo nelle crisi che coinvolgono in maniera devastante l’Iraq, la Libia e la Siria, solo per citare le realtà che, in questo momento, più di altre mostrano gli impressionanti effetti del disordine provocato.

Ma quanto sta avvenendo non è ciò che la classe dirigente ed i media, suoi portavoce, presentano come un’emergenza contingente e limitata a chi fugge dalle guerre in corso, una cosa destinata a terminare appena risolte le crisi in atto (perché questo dovrebbe essere lo scenario di una vera emergenza profughi; qualcosa di limitato ad un periodo di crisi, una volta risolto il quale i profughi, o almeno la stragrande maggioranza di essi, se ne tornano in patria).

No, ciò che sta avvenendo è ben altro: siamo di fronte ad un’accelerazione del processo di mutazione etnica dell’Italia e dell’Europa, da anni avviato. 

Infatti, va assolutamente ricordato che la nostra Nazione e l’Europa occidentale sono – come già ricordato – oggetto di un continuo flusso di genti straniere dall’inizio degli anni 1990. Un arrivo costante di elementi allogeni, destinato a realizzare una trasformazione etnica delle nostre terre. Un cambiamento dei connotati fisici e spirituali, che hanno sin qui caratterizzato le nazioni ed i popoli europei.

A fronte di questo ormai evidentissimo destino, che non preoccupa affatto la classe politica dirigente italiana ed europea – la cui unica preoccupazione è, invece, quella di rispettare l’agenda imposta da chi persegue l’obiettivo di una nuova Europa, caratterizzata dal meticciato religioso, culturale e razziale – bisogna richiamare l’attenzione dei connazionali alle conseguenze di ciò che sta avvenendo, ricordando loro che in gioco vi è il destino dell’Italia, insieme a quello dell’intera Europa (soprattutto di quella occidentale). In gioco vi sono la sicurezza e l’integrità della nostra Patria; il destino delle donne e degli uomini di questa Italia e di questa Europa che la inetta e traditrice classe dirigente sta conducendo al caos ed all’autodistruzione.