Bibi e la trottola della storia

Bibi e la trottola della storia

Hanno fatto discutere le dichiarazioni rilasciate dal premier israeliano Netanyahu, circa una settimana fa, al Congresso mondiale sionista, sull’origine dei massacri degli ebrei nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Il primo ministro ha infatti esternato la tesi secondo la quale Hitler non avrebbe voluto procedere allo sterminio degli ebrei, ma avrebbe solo auspicato di espellerli dall’Europa e che sarebbe stato invece indotto alla Soluzione Finale da un colloquio avuto nel novembre del 1941 col Gran Muftì di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, il quale avrebbe fatto presente al Führer che, se gli ebrei fossero stati espulsi dall’Europa, non avrebbero fatto altro che riversarsi in Palestina. Il suggerimento del Muftì al perplesso Hitler sarebbe quindi stato quello di “bruciarli” e di risolvere così il problema. Da qui poi la Soluzione Finale e ciò che ne è seguito.

Come si sa il tema è sensibilissimo, e non vuole certamente questo articolo sviscerarlo; eppure è senz’altro degno di nota che una tale dichiarazione, a memoria d’uomo inedita dal versante sionista, intervenga proprio in questi giorni in cui la tensione a Gerusalemme e negli altri territori palestinesi si è elevata fino a far parlare di possibile inizio di una Terza Intifada.

Fin troppo facile allora non cogliere la malizia, per nulla velata nel discorso di Netanyahu, di voler, non tanto sminuire il fatto in sé della memoria della Shoah, che è e resta indiscutibilmente il fatto giustificativo base per l’esistenza stessa d’Israele e il suo strumento di pressione morale – e non solo morale, visto che si conoscono molto bene i processi e le legislazioni volte a limitare, se non annullare, la libertà di ricerca storica o anche semplicemente di espressione esistenti in Europa sull’argomento -, quanto di estendere quello stigma morale dall’Europa alla Palestina.

Estendere cioè la colpa enorme e inespiabile dello sterminio ebraico anche ai palestinesi, guarda caso in un momento di recrudescenza del conflitto israelo-palestinese, col malcelato intento di far passare Israele sempre e comunque come eterna e perenne vittima. Tutto chiaramente in virtù di quei fatti legati alla Seconda Guerra Mondiale, novella Pasqua e Pentecoste della Storia e del popolo ebraico.

Resta solo da rimarcare, non potendo, come detto, sviscerare un tema così complesso in poche righe, l’eterno doppiopesismo esistente su queste questioni: se infatti per qualunque “gentile” è assolutamente impossibile anche solo avvicinare in maniera eterodossa l’argomento dell’olocaustica senza suscitare scandalo e gran stracciamento di vesti, all’ebreo, ad un’autorità israeliana, questo invece è senz’altro permesso, suscitando tutt’al più stupore o critiche sulla “opportunità” di tali dichiarazioni, come quelle di Itzjak Herzog, il capo dell’opposizione laburista israeliana, secondo il quale tali affermazioni, rivedendo la vulgata ufficiale sul tema, “farebbero il gioco dei negazionisti dell’Olocausto”. Si noti ancora come le uniche critiche, gli unici interventi ammessi in materia, siano sempre e comunque quelli di esponenti del mondo ebraico e sionista.

In conclusione, non serve la malizia, basta solo un po’ di buon senso per rendersi conto dell’abitudine che certi personaggi hanno di usare la storia come mero pretesto, ennesimo strumento a vantaggio della battaglia per i propri esclusivi interessi momentanei. Ognuno giudichi da sé.