EDITORIALE

Era l’estate di dieci anni fa, quando con un gruppo di amici e camerati inaugurammo il progetto editoriale di Ordine Futuro.

Allora la rivista cartacea nacque, come era giusto che fosse, sostenuta da grandi ambizioni che, nonostante l’impegno, si rivelarono troppo al di sopra dei nostri – ahimè come sempre – risicatissimi mezzi.

Alcune delle firme e alcuni dei “compagni” di avventura sono ancora oggi pronti ad un nuovo audace varo: lanciare online Ordine Futuro.

Nell’iniziare questa nuova “stagione” editoriale, il pensiero va doverosamente a quanti, nel corso degli anni, hanno contribuito a realizzare e mantenere in vita la nostra rivista. Per tutti cito il compianto Sergio Gozzoli, il quale ci ha onorato della sua presenza e del suo disinteressato aiuto, amico e “suggeritore” sempre disponibile a dare il suo contributo alla buona battaglia per la ricostruzione nazionale.

Questa lunga premessa era doverosa in quanto noi oggi non partiamo da zero, né ricominciamo da tre. Ci presentiamo con questa nuova veste, ma sempre fedeli alla linea. Siamo insomma intenzionati a far crescere, tra l’altro, il proposito dei Circoli di OF. Vogliamo offrire, a chi sappia raccoglierla, una possibilità: è mia speranza, infatti, che, col contributo di tutti, OF diventi anche una palestra per coloro che si dimostreranno valide “penne”.

Cerchiamo lettori ovunque, a cominciare da coloro che, per vari motivi, non hanno avuto l’opportunità (se non occasionale) di avvicinarsi alla testata e di seguirne le tesi e le idee. Improba si è rivelata, sino ad oggi, la possibilità di ottenere una tribuna adeguata, per farci ben conoscere all’esterno; come, del resto, avere una distribuzione adatta all’impegno profuso ed alle capacità dei tanti collaboratori che qui ringrazio.

Quindi mi rivolgo a te, lettore di questo “primo numero”, il mio auspicio è che tu non sia un lettore passivo, ma capace di riflessione e di rilancio della discussione cosi che OF sia strumento “interattivo” nel nostro panorama editoriale.

Abbiamo davanti quindi una sfida: riempire di idee e contenuti uno spazio, ottenere visibilità, una tribuna tutta nostra, anzi vostra. Una tribuna che sia finalmente in grado di mantenere aperta una finestra sul mondo, con la continuità’ e la velocità’ che questi tempi richiedono per dibattere, quasi in tempo reale, i temi più scottanti, e per fare sempre arrivare il più lontano possibile la nostra voce.

La battuta, infelice, “con la cultura non si mangia” è già preistoria, ma il significato è chiaro. Noi dobbiamo continuare la nostra battaglia di controinformazione e di svelamento degli inganni con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. In un certo senso, curare la modernità con i mezzi che la modernità stessa mette a disposizione.

Dobbiamo essere avanguardia per combattere la “notte dei popoli”, che la tecnocrazia imperante sta apparecchiando.

Sembra, a volte, che il nostro impegno sia solo di testimonianza, ma così non è. E le notizie che giungono dalle urne di alcune nazioni europee sono di buon auspicio.

Ungheria, Polonia … è un buon vento quello che spira da est e sono lieto di annunciare, in questa circostanza, che il nostro Segretario sarà tra gli oratori della manifestazione per l’indipendenza polacca del prossimo 11 Novembre.

Saremo, ne sono certo, movimento in luogo della quiete, sentiero di montagna là dove la pianura tutto livella.

Termino, con un saluto, che rubo a Giovanni Guareschi: “Bisogna sentirsi europei. Ma per sentirsi europei è necessario prima, sentirsi violentemente italiani.”