Introduzione e Area Valutaria Ottimale

Introduzione e Area Valutaria Ottimale

Lo scopo di questa rubrica è quello di smontare tutte quelle tesi fantasiose ed economisticamente illogiche, che promuovono in maniera quasi intimidatoria la bontà della moneta unica europea (che, da ora in avanti, chiamerò semplicemente Euro). Il fine dei sostenitori dell’euro è quello di costringere il popolo a credere nella falsità delle loro teorie, se così possono essere definite, e a rinunciare quindi a una buona fetta del loro raziocinio.
In ogni articolo discuterò e smonterò, in maniera il  più semplice e chiara possibile, una o due tesi pro-euro (a seconda della lunghezza) approfondendo le argomentazioni con dati ed esempi storici, cosa che i sostenitori della moneta unica non hanno mai fatto, forse perché non ce ne sono affatto.

Area Valutaria Ottimale

Partiamo quasi dall’inizio, dico quasi perché altrimenti dovrei dilungarmi troppo; un’Area Valutaria Ottimale indica un insieme di paesi dotati dei presupposti, tecnici-economici che gli consentano di dotarsi di una moneta unica.  Esiste una vera e propria teoria, “Teoria delle aree valutarie ottimali”, che spiega quali sono e devono essere i pre-requisiti che un insieme di paesi (l’Europa nel nostro caso) deve avere per poter anche solo pensare di approcciarsi a una moneta unica.

Questa teoria parte dal presupposto che tra i vari paesi ci sia facilità nella mobilità dei fattori di produzione (le materie prime, ma soprattutto la manodopera) in modo tale che un lavoratore disoccupato di un paese in recessione possa tranquillamente trovare lavoro in un paese membro in crescita; peccato che non siano state considerate le enormi “barriere” economiche e previdenziali totalmente differenti e incongruenti dei vari paesi europei. Si vuole inoltre che i paesi godano di un’ottima flessibilità dei salari, in modo tale da poter recuperare competitività in caso di deficit; la flessibilità dei salari nei paesi europei esiste, peccato che sia vista solamente al ribasso ampliando ulteriormente il gap tra le classi sociali (i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri) soprattutto (anche se io direi solo, n.d.r), nei paesi periferici; in Italia ad esempio il 46,6% dell’intera ricchezza del paese è detenuta dal 10% delle famiglie, mentre è aumentata la quota delle famiglie con ricchezza negativa dal 2,8% al 4,1% (fonte OCSE-2014).  Altro punto di disomogeneità tra i paesi è dato dalle dimensioni di essi, la Germania ad esempio è 13 volte la Grecia in termini di prodotto, e non ci vuole un genio a capire che questo potrebbe causare qualche tensione di sorta.

Potrei dilungarmi a elencare altri punti della teoria che non sono rispettati in maniera esogena, senza colpa alcuna, dai paesi membri, ma finirei per entrare nel tecnico parlando con un gergo poco chiaro.

 

Come avrete potuto intuire l’Europa non aveva e non ha i presupposti per poter essere definita come un area valutaria ottimale, e la scelta di adottare la moneta unica era già economicamente sbagliata quando era solamente un’idea; quello che più spaventa è che chi di dovere ne era a conoscenza e l’entrata nell’euro non è stata una scelta tecnica o economica, proprio perché non poteva affatto esserlo. Queste persone sapevano benissimo che il sogno europeo si sarebbe presto trasformato in un incubo; un incubo col cambio fisso.