Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, in corso Venezia a Milano mentre partecipa ad un convegno per presentare la riforma del fisco con "aliquota unica al 15%", 13 dicembre 2014. ANSA / MATTEO BAZZI

FLAT TAX: È davvero come vogliono farci credere?

La Flat Tax rappresenta, per la Lega Nord, la soluzione a tutti i mali dell’inefficiente e troppo burocratico sistema fiscale italiano. Quella che Salvini propone è una tassazione UGUALE per tutti, con un’aliquota fiscale del 15%, che di primo impatto sembrerebbe una cosa bellissima, quasi epica! Allora viva la Lega Nord, che pensa al popolo Italiano e non ai suoi interessi!

 

Ma analizziamo la cosa in maniera un pochino più approfondita; partiamo da quello che è il punto cardine (per fare cassetta di voti, n.d.r) della Lega Nord: “Pagare meno per pagare tutti!”, la cui traduzione in termini un po’ più tecnici è: abbassare la tassazione per evitare che le imprese delocalizzino e per eliminare, o quanto meno diminuire, l’evasione fiscale con tutti i suoi annessi e connessi. Potrebbe avere senso, peccato che negli anni le aliquote IRPEF si siano modificate (alzando quelle più basse e diminuendo quelle più alte), ma nonostante ciò l’evasione, da parte dei “ricchi”, è andata aumentando. La fuga dei capitali c’è sempre stata e continuerà ad esserci, e il motivo non è nemmeno tanto complicato a spiegarsi; nel nostro bel paese il metodo di calcolo della capacità contributiva (secondo il diritto tributario, un contribuente non può essere sottoposto a tassazione in assenza di elementi che ne contraddistinguano l’effettiva capacità di contribuire alle spese dello stato) è totalmente sballato e anti-economico, e permette a chi è in grado di accumulare cifre esorbitanti di dichiarare introiti irrisori; nonostante questo, i sopracitati mega evasori non solo delocalizzano, ma il fatturato che producono all’estero non viene speso in Italia per creare nuova produzione. Il problema è quindi più comportamentale che altro, e  l’ideale sarebbe quello di raggiungere l’equa redistribuzione del carico fiscale; ma manca la volontà di farlo. Inoltre invogliare i “grossi” dell’industria a rimanere in Italia provando a trasformarla in un paradiso fiscale è totalmente inutile, in quanto ci sono paesi che attirerebbero comunque i nostri capitali. Perché? Perché fanno solo quello da tempo e continueranno a farlo: di conseguenza lo sanno fare meglio di noi, e di Salvini.

Ma è davvero giusto eguagliare i poveri ai ricchi imponendo una tassazione unica? Ma soprattutto, facendo ciò si mettono sul serio sullo stesso piano i ricchi e i poveri? La risposta alla prima domanda è no, mentre alla seconda è si. Facciamo due conti, molto semplici: supponiamo di avere un contribuente A con un reddito di 1000€ e un contribuente B con un reddito di 500.000€ (trovatemelo uno che li dichiara e non li nasconde in Svizzera o negli Emirati, n.d.r). Con la flat tax al 15%,  il contribuente A pagherebbe 150€ di tasse, mentre il contribuente B ben 75.000€; quindi è vero che la tassa è uguale, ma è altresì vero che le cifre pagate sono ben diverse, direte voi. Pienamente d’accordo, ma guardiamola da un’altra prospettiva: il contribuente A con 850€ al mese non ci vive, mentre il contribuente B con 425.000€ va in giro col Maserati! C’è una profonda mancanza di equità, e se a questo ci aggiungiamo il fatto che il contribuente B, grazie ai metodi forfettari di calcolo della capacità contributiva e alla sua indole, dichiara un decimo e il resto lo delocalizza, siamo punto e a capo. Anzi, si andrà a recuperare quello che non ha pagato B da tutti i vari A di cui il nostro paese è ormai pieno. Posso aggiungere anche che, almeno nel breve periodo, con l’ingresso della flat tax si vedrebbe uno spostarsi del carico fiscale dai più abbienti (la cui aliquota verrebbe ridotta) alla classe media (la cui aliquota verrebbe aumentata), generando un altro paio d’anni di caos, almeno.
Analizziamo brevemente questa flat tax da un punto di vista più tecnico: il principio cardine della flat tax è la curva di Laffer, la quale mette in relazione l’aliquota d’imposta con il gettito fiscale. Questa curva prende una forma a campana arrivando a toccare quello che in matematica si chiama “punto di massimo globale della funzione”, il quale secondo Laffer rappresenta il livello massimo di prelievo fiscale applicabile per massimizzare il gettito. In parole povere, oltre a una certa aliquota la gente riterrebbe poco conveniente pagare le tasse perché troppo alte, facendo così diminuire le entrate nelle casse dello stato, favorendo  elusione, evasione e sottrazione dell’imponibile. Questa è una teoria affascinante, per carità, ma rimane una semplice teoria, e il motivo è semplice: calcolare a priori quale sia l’aliquota ottima richiederebbe la conoscenza dettagliata di quale sarebbe “il prezzo giusto” da pagare individualmente, per poi regolare tutti questi dati a seconda delle fasce di reddito, del mantenimento dello stesso, dell’età, della tipologia di lavoro, della stima sugli anni di vita rimasti come contribuente attivo, e chi più ne ha più ne metta. Questo fatto, di totale impossibilità di calcolo, unito a quello che un giorno la flat tax secondo il Carroccio dovrebbe stare al 20%, mentre il giorno seguente  è stata improvvisamente abbassata al 15% (e magari domani Salvini se ne esce che 10% non è cosi male), mi dà la quasi certezza, e concludo, che sia tutta una manovra politica, con numeri tirati fuori dal pallottoliere per il bingo.