Hagakure – all’ombra delle foglie

Hagakure – all’ombra delle foglie

Capita spesso, in libreria, di trovare delle edizioni recanti il titolo “Codice dei samurai”. In realtà, con tutta probabilità, si tratta di un libro il cui titolo originale – se mai un titolo lo ebbe – è Hagakure. Si tratta di un testo fondamentale della letteratura e della cultura giapponese, consacrato alle stampe e alla conoscenza del grande pubblico solo nel 1906, ma in realtà molto più antico, e conosciuto in Occidente solo in piccola parte, e mai nella sua interezza. Nel 2002 Mondadori ne pubblicò una selezione con il titolo, forse eccessivamente romanzesco, di “Hagakure –  Il libro segreto dei samurai”, mentre l’anno successivo la Bur lo riproponeva con il titolo “Il codice dei samurai – Hagakure”. Le edizioni italiane, curate comunque nella selezione e nel commento, propongono alle stampe usualmente solo una parte degli undici volumi originali, il cui contenuto spazia in ogni direzione in cui il suo autore, personalità controversa ma interessantissima, era in grado di guardare. Un’opera complessa, quindi, che merita senz’altro un approfondimento.

Il testo venne composto nell’arco di circa sette anni da Yamamoto Tsunetomo, nella seconda metà del Seicento, quando il suo autore, samurai, si fece monaco Zen dopo la morte del suo signore feudale. Il Giappone, in questo periodo, era ancora immerso in quel sonno dorato che era lo Shogunato fondato mezzo secolo prima da Tokugawa Ieyasu, il grande Shogun che riunificò l’Arcipelago sotto il proprio dominio. E se il Sol Levante aveva ritrovato la propria prosperità – in un periodo non privo di contraddizioni, che si illuderà di chiudersi all’avanzare del tempo, e del mondo esterno – è altresì vero che non una guerra turberà la Nazione per duecentocinquanta anni circa. Viene allora da chiedersi che senso avessero, al tempo, i rigidi dettami che informavano la vita della classe samuraica, e, più radicalmente, quale fosse il ruolo del samurai.

Yamamoto Tsunetomo vive appieno il dilemma esistenziale che turba un uomo di guerra nato e vissuto in tempo di pace, in cui la gloria dei samurai non solo è passata, ma è un ricordo che sbiadisce nel tempo e nella mente dei suoi seguaci, fino a farli dubitare persino della sua realtà. È il tempo, questo, in cui la classe samuraica, come era vissuta nel mito e nella gloria dei suoi giorni di conflitto, si avvia verso un declino che la porta a trasformarsi in classe amministrativa al servizio dei daimyo, antichi signori feudali. E allora perché dare vita, proprio in questo periodo, ad un testo sull’etica samuraica che, col tempo, diverrà fondamentale per la letteratura nipponica?

Tsunetomo è un samurai senza conflitto, un guerriero senza guerra, che si trova costretto a vivere in un tempo in cui l’etica samuraica rischia di essere dimenticata, proprio come il passato, sepolto al di là della civiltà in cui si trova a nascere, quella dello Shogunato Tokugawa, il “Bakufu” che trasforma il Giappone in un Paese unito e in pace. E forse proprio per questo avverte, una volta ritiratosi in un monastero Zen, la necessità di mettere per iscritto, quasi di compendiare, le massime che devono regolare la vita del samurai, ma più in generale dell’uomo dotato di rettitudine e di senso dell’onore. Hagakure, che può essere tradotto come “all’ombra delle foglie”, è appunto la raccolta di quelle massime che Tsunetomo affida a un giovane discepolo, che, all’ombra delle foglie del monastero, le custodisce per tramandarle alle future generazioni. Forse un giorno i samurai scompariranno del tutto, e con essi l’etica che ne aveva informato ogni aspetto della vita, e così il vecchio samurai, che si era preparato ad una guerra che non avrebbe mai conosciuto, tramanda al futuro lo spirito che dovrebbe, in ogni circostanza, guidare la vita degli uomini giusti.

Un antico detto giapponese recita: “il migliore dei fiori è il fiore di ciliegio, il migliore degli uomini è il samurai”, e proprio per questo la raccolta di massime di Hagakure è un documento prezioso, perchè, oltre ad essere la testimonianza di un momento storico importante – lo Shogunato Tokugawa – è anche il documento che testimonia che in Giappone esiste una linea diretta di continuità tra il presente e il passato, quel legame potente e indissolubile a cui in Occidente – o almeno nell’Occidente di un tempo – viene dato il nome di Tradizione.

Così, se anche i samurai così come si erano conosciuti si avviano verso il proprio declino – un declino che durerà per più di duecento anni, fino alla Ribellione di Satsuma dell’”ultimo samurai” Saigo – l’etica del Bushido, ossia la via del guerriero, sopravviverà ad ogni sconvolgimento storico. E se con Tokugawa i samurai da guerrieri diverranno classe amministrativa, con la Restaurazione Meiji, nel 1868, agli stessi samurai si sostituiranno gli oligarchi di Governo, e ai daimyo i capitani dell’industria, delle potenti zaibatsu, e ai fiori di ciliego, nel momento più tragico della guerra, si sostituiranno i piloti kamikaze. Ma niente cambia veramente, e se anche una classe di governo si sostituisce ad un’altra, tutti raccolgono i frutti di chi li ha preceduti, e Hagakure passerà attraverso i secoli, dallo Shogunato alla Restaurazione, dalla Restaurazione al Giappone militarista, e da questo al Giappone postbellico, sino ad oggi. Hagakure, non si dimentichi, era anche il testo che alcuni kamikaze portarono con sé durante i loro ultimi voli, e così, in un periodo in cui più nessun samurai era rimasto in Giappone, le parole di Yamamoto Tsunetomo sopravvissero, tramandando un’etica che trascende, di fatto, la classe samuraica, e che va ad ispirare le basi di una Nazione che, nella tempesta della Storia, cerca di mantenersi sempre il più possibile fedele a se stessa e alla sua Tradizione.