Papa Bergoglio secondo Scalfari

Papa Bergoglio secondo Scalfari

La scorsa domenica 25 ottobre, l’edizione online del quotidiano La Repubblica ha pubblicato un articolo del guru del laicismo nostrano, Eugenio Scalfari, dal titolo eloquente: “Conservatori e temporalisti lo frenano ma Francesco non si fermerà”. Immediatamente a ridosso del controverso Sinodo sulla famiglia, l’amico di Jorge Mario Bergoglio ha sentito la necessità di ricordare per iscritto quali siano le speranze che i laicisti ripongono nel regnante pontefice.

Vi sono un paio di passaggi veramente degni di nota, nell’articolo di Scalfari, il primo dei quali è questo: “… Ricordo queste conversazioni perché mi danno la certezza che se fosse ammalato il Papa lo direbbe. Del resto alcuni mesi fa fu proprio lui a dire pubblicamente: “Non avrò molto tempo per portare a termine il lavoro cui debbo attendere, che è la realizzazione degli obiettivi prescritti dal Vaticano II e in particolare quello dell’incontro della Chiesa con la modernità”.

Più chiaro di così … L’obiettivo del papa che piace tanto ai laicisti, è dichiarato dallo stesso pontefice: fare incontrare la Chiesa con la modernità, ossia dare compimento a ciò che il Concilio Vaticano II ha deliberato, ma che il post-concilio – a detta dei progressisti, cattolici e non – non è ancora riuscito a realizzare pienamente.

Dopo aver denunciato la presenza nella gerarchia cattolica di elementi che rifiutano la “chiesa missionaria ed aperta” proposta da papa Francesco, alla quale verrebbe contrapposta una Chiesa legata alla Tradizione ed al potere temporale (come se, nella Chiesa, fedeltà alla Tradizione e missionarietà fossero concetti contrapposti), Eugenio Scalfari si concentra sulla spiegazione di quello che egli considera il “vero pilastro che tutto regge della politica religiosa di papa Francesco”.  E qui veniamo al secondo passaggio particolarmente degno di attenzione.

L’ex direttore di Repubblica indica nel concetto bergogliano di Dio unico il pilastro della “politica religiosa” di Francesco I, un concetto spiegato in maniera tale da renderlo compatibile (ovviamente) con la dottrina cattolica ma che, in vari passaggi, si presta a interpretazioni che possono portare ad una concezione eterodossa della divinità.

Quello che maggiormente colpisce in questa parte dello scritto scalfariano, è la seguente affermazione: “… operare in modo che tutte le religioni arrivino a queste conclusioni non è né facile né rapido. Cozza contro credenze diverse, valori diversi, interessi contrapposti. Non a caso Francesco è anticlericale e lo dice. È un percorso, quello di convincere tutte le religioni, quella cattolica compresa, alla fede nel Dio unico, estremamente accidentato. Non c’è bacchetta magica che possa risolverlo. Francesco lo sa e procede passo dopo passo. Il primo punta ad una sorta di confederazione delle varie Confessioni cristiane che in un secondo tempo dovrebbe portare alla riacquistata unità religiosa. Nel frattempo amicizia con le altre religioni monoteiste e avvicinamento a quelle non monoteiste. Questo è lo scenario. È escluso che papa Francesco possa portarlo a termine anche perché dovrebbe avere alle spalle una Chiesa cattolica che fosse strettamente unita verso questo scenario, ma neppure questa unità è completa. Lo scontro interno è su varie questioni, ma la vera causa è quella: Dio unico, religioni affratellate, sia pure ciascuna con la propria storia, proprie tradizioni, propri canoni e proprie Scritture.”

Dunque Eugenio Scalfari rivela che, secondo il papa, anche la Chiesa cattolica avrebbe la necessità di convertirsi alla fede nel Dio unico, così come lui lo concepisce. Evidentemente, a parere di Scalfari, il regnante pontefice non considera la Santissima Trinità – adorata dalla Chiesa quale Dio unico, Uno e Trino – il vero Dio, ma una concezione tra le tante la quale necessiterebbe di correzione, anzi di conversione.

Quindi la speranza del Santo Padre non sarebbe quella di convertire alla fede cattolica coloro che non la professano, bensì che tutte le religioni si convertano alla fede nel Dio unico, e così si ritrovino finalmente affratellate.

Questo quanto ci racconta lo Scalfari “esegeta” del papa, il quale presenta un pontefice determinato nel completare l’incontro fra Chiesa e modernità (in barba al principio di non contraddizione) e nel perseguire l’avvento di una super religione mondiale, destinata ad unire e sottomettere tutte le particolari fedi oggi praticate. Un programma, quello tracciato dall’ex direttore di Repubblica, che pare uscito direttamente da una loggia massonica, talmente spudorato da sembrare una vera burla nei confronti di quei cattolici che ancora si ostinano a rimanere attaccati alla Fede ed alla dottrina di sempre. Speriamo si tratti solo di un’allucinazione laicista di Eugenio Scalfari, e non delle vere intenzioni di papa Bergoglio il quale, come tutti sanno, ha il grave dovere, al pari dei suoi predecessori, di custodire e trasmettere integralmente il depositum fidei agli uomini del suo tempo.

Marco Sudati