Il cattolicesimo e la guerra

Il cattolicesimo e la guerra

Nell’epoca postcattolica in cui imperversano neochierici pacifisti, immigrazionisti e terzomondisti, l’idea stessa della guerra viene bandita dal lessico ‘ecclesialmente corretto’, come concetto clandestino e rivoltante. Il Libro di Giobbe insegna però che “vita est militia”. Un cattolico come deve giudicare il fenomeno antico ma sempre attuale della Guerra? Guerra “sola igiene del mondo” come voleva Filippo Tommaso Marinetti in compagnìa di un variegato filone bellicista che abbraccia De Maistre ed Hobbes, oppure sciagura suprema “senza se e senza ma”, come vorrebbe il vastissimo mondo pacifista che va dagli anarchici ai ‘cattogandhisti’? La guerra è necessaria ed in guerra tutto è permesso oppure non esiste mai una guerra giusta? La Chiesa come si è posta in questo cruciale dilemma? Tra kantismo utopico e machiavellismo cinico, tra gli idealisti bellicosi e l’idealismo bellico, perché se è vero che i cristiani non sono “del mondo” è pur vero che devono vivere”nel mondo”. La tensione irriducibile tra le astrazioni di purezza e il cinismo amorale si risolve nel realismo cristiano: la guerra può e deve essere contenuta ed evitata, ma non è estirpabile da questo mondo così imperfetto, caduco, abitato da persone tutte aventi il fardello del Peccato Originale. La guerra come extrema ratio e con modalità determinate, anche perché Gesù non solo venne a “portare la spada” ma a dare una Pace che non è “quella che dà il mondo”, promettendo beatitudine ai “pacifici”, non ai pacifisti oltranzisti. Vediamo in modo sintetico come il tema è stato trattato nel corso dei secoli.

Nostro Signore, ebbe ad istruirci così (Mt 10, 34-37): “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre piú di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia piú di me, non è degno di me”. Questa SPADA divide i campi, chiama alla battaglia interiore, a quel “Combattimento Spirituale” che Lorenzo Scupoli seppe presentare alle anime ascetiche, avide di luce e di munirsi delle sue armi, rigettando una cum l’Apostolo delle Genti, “le opere delle tenebre” con la dolce certezza che Cristo ha già vinto il mondo, il peccato e il demonio: “Si Spiritus nobiscum, quis contra nos?”, e così la Militia diventa conquista delle anime, Carità vera che vuole il Bene di tutti e che tutti vorrebbe sollevare portandoli alla Fede, perchè quel Sangue versato sul Calvario riscattò gli uomini dalla tirannìa di Satana. Ecco con quale spirito combatte il ‘volontario pontificio’ da Miguel de Cervantes a Patrick O’Cleary, da Lepanto a Mentana.

La Chiesa Trionfante del 1 Novembre e quella Purgante del giorno seguente, sono unite alla Chiesa Militante in quanto non fummo chiamati solo a riconoscere il Cristo Re dei cuori, ma anche il Cristo Re delle Nazioni come, da paterno insegnamento, la “Quas Primas” di Papa Ratti ci propone a credere.

Ecco allora come tutti gli irenismi, i pancristismi, i rosacrocismi, si rivelano come stagni già morti, già riprovati da Dio e dai suoi Vicari in terra. L’ecumenismo fu un progetto del protestantesimo per dare una pseudo unità ai suoi frastagliati ed innumerevoli rami, tralci secchi, perché divisi dalla Vite che invece nutre di Vita la sua Sposa che è la Chiesa Cattolica, ma questa gerarchìa ecclesiastica “ecumenica” viene costantemente condannata dalla “Mortalium Animos” di Pio XI.

Sant’Agostino nel De Civitate Dei (lib. 19) insegna come: “Il fine della guerra giusta è la pace e cioè la disposizione di ogni cosa secondo i principii della legge naturale e divina: la tranquillità nell’ordine, non solo quindi pace tra gli uomini ma soprattutto pace degli uomini con Dio (come ebbe ad insegnare lo stesso Pio XI: “Pax Christi in Regno Christi”) e deve essere dichiarata da una autorità competente a seguito di una colpa da punire e con una retta intenzione tesa ad evitare mali maggiori. Il Vescovo di Ippona non avrebbe benedetto le guerre del Nuovo Ordine Mondiale, iniziate in pompa magna contro l’Iraq nel 1991, proseguite in Serbia nel 1999 ed ora forse dirette in Siria o in Crimea.

Il più santo tra i dottori e il più dottore tra i santi, cioè San Tommaso d’Aquino (II II q 40) si espresse sulla liceità anche della guerra offensiva, quando un male peggiore della stessa sia motivo della stessa o per legittima difesa, ma occorre che la guerra sia diretta alla sottomissione dello Stato in torto ma non alla sua distruzione o alla sua resa incondizionata. Se il fine della guerra è la pace, in buona sostanza, bisogna poi concluderla con trattati il più possibile tesi ad armonizzare le volontà per evitare nuovi conflitti. Appare evidente invece come la sola volontà di potenza e di soppraffazione siano generatori di una guerra infinita. La guerra difensiva è giusta e moralmente lecita se diretta a tutelare un diritto minacciato o a difendere un diritto leso e in questo caso la guerra è solo in apparenza offensiva, ma sempre che siano state esaurite le vie politiche e diplomatiche per risolvere le questioni.  

La Chiesa, dopo anni di violenze da parte degli arabi mussulmani, benedisse e promosse le Crociate e gli ordini monastico-cavallereschi, per difendere il diritto dei pellegrini di visitare i Luoghi Santi, mentre San Bernardo di Chiaravalle così si esprimeva sulla loro liceità nel De Laude Novae Militiae: “ … i cavalieri di Cristo non peccano se uccidono il nemico ma ne ricevono gloria”. Insomma se la guerra è un male, può non essere il peggiore dei mali e può, anzi deve, essere combattuta se è giusta, necessariamente a certe condizioni.

La Legittima Difesa che vale per il singolo soggetto, nella medesima misura vale per lo Stato. San Pio V e Maria di Nazareth Regina delle Vittorie, infatti, vollero il magnifico sacrificio di Lepanto, mentre Pio IX definì sacrilega l’invasione della Città Santa e con l’Enciclica Respicientis dichiarò ingiusta, violenta, nulla e invalida, l’occupazione italianaerano incorsi nella maggiore scomunica e nelle altre censure e pene ecclesiastiche non solo coloro che avevano perpetrato l’invasione, l’usurpazione e l’occupazione dello Stato Pontificio, ma anche i loro mandanti, i loro fautori, i loro coadiutori, i loro consiglieri”.

La dottrina che distingue la guerra giusta da quella ingiusta è confermata infallibilmente anche dal Catechismo di San Pio X – (spiegazione di C.T. Dragone S.S.P).: “Quando la guerra è giusta il soldato può uccidere il nemico senza peccato. Chi viene mobilitato non è tenuto a far ricerche se la guerra è giusta o meno, ma ne è obbligato chi si arruola volontario”. Anche Leone XIII con il Magistero Ordinario della Quod Multum lodò gli ungheresi che guerreggiarono contro gli islamici per salvare la loro patria e con l’Enciclica Caritatis esaltò le “splendide battaglie” in cui i polacchi furono “difensori, e fedelissimi, della religione e della stessa civiltà”. Durante la Guerra Civile Spagnola, Pio XI, nella Allocuzione ai Rifugiati Spagnoli del 14 settembre 1936, esclamava: “La Nostra benedizione si volge in modo speciale a quanti si sono assunti il difficile e pericoloso compito di difendere e restaurare i diritti e l’onore di Dio e della Religione”.

Il progresso tecnologico e la secolarizzazione hanno però trasformato la guerra in qualcosa di diverso da quelle che venivano combattute e sospese dalle “tregue di Dio” o evitate dalla comune riverenza verso il Papa, padre dei Re cristiani che oggi viene scimmiottato dai Segretari dell’Onu.

Con la fine degli Stati Cattolici, anche la scomunica perde la sua vis deterrente, essendo una pena rivolta a sovrani cattolici che teoricamente devono riconoscere una supremazia al Papa, anche indirettamente nel dominio temporale. Una scomunica sarebbe anche oggi sempre possibile per i soldati cattolici che partecipano ad una guerra ingiusta, ma evidentemente una tale pena metterebbe il cittadino che subisce una coscrizione obbligatoria, in condizioni di pericolo, in quanto dovrebbe diventare disertore. L’eroismo non può essere imposto a tutti, e probabilmente la presenza dei cappellani militari viene incoraggiata dalla Chiesa proprio per salvare il salvabile nella coscienza dei soldati che a loro ricorrono.

Il coinvolgimento eccessivo dei civili nei conflitti, rispetto al passato, è diventato un problema insormontabile, denunciato da Pio XII in un  Radiomessaggio del 1943, definendo chiaramente come nefasta un’abitudine di tutte le guerre contemporanee: “Sono da condannarsi i bombardamenti aerei massicci, non limitati ad obbiettivi militari e strategici, come pure l’uso distruttore e indiscriminato della bomba atomica e di armi simili”. Pertanto anche una guerra giusta può essere combattuta in modo illecito e criminale, così come una ingiusta lo rimane anche se combattuta in modo corretto. Nel Novecento, come ricordato anche in altri scritti cattolici, il gesuita Angelo Brucculeri identificava cinque condizioni in base alle quali la guerra “può essere permessa ed avere un suo valore etico”: Auctoritas principis (solo il potere sovrano ha diritto di dichiarare la guerra), Iusta causa (ovvero la necessità di difendere un diritto di sommo rilievo: il diritto all’esistenza, alla libertà, al proprio territorio, ai propri beni, al proprio onore; la causa deve proporzionarsi ai gravi mali, che si affrontano nella guerra, deve essere certa, deve esservi fondata speranza che i vantaggi prevarranno sui danni), Ultima ratio (se sono falliti i mezzi pacifici di soluzione della controversia), Intentio recta (l’intenzione dei belligeranti, dice S. Tommaso, deve essere di fare il bene e schivare il male), Iustus modus (l’uso della violenza deve essere diretto contro le forze armate nemiche, tutto ciò che non è richiesto per la rivendicazione del diritto è illecito).  A questo punto le “guerre preventive”, per pericoli o minacce ipotetiche o quelle “umanitarie” per tutelare i “diritti dell’uomo”, rientrano nel novero delle guerre giuste? Vi è il rischio di valutazioni soggettive, capziose ed arbitrarie non conformi al diritto naturale ma al mero interesse egemonico o a costruzioni ideologiche. Quali (spesso supposti) diritti umani non possono essere calpestati e in che modo? Quale autorità morale e superiore è legittimata a decidere quando ciò avviene? Un mondo che ha rifiutato il Signore della Pace che è pure il Signore degli Eserciti, non troverà se non “pianto e stridore di denti”, terribilmente preannunciati dalle guerre ingiuste combattute in modo criminale.

Pietro Ferrari