Ricordo di Emanuele Zilli

Ricordo di Emanuele Zilli

Emanuele Zilli non è stato dimenticato. Il grigio autunno pavese nasconde, fra la propria tipica foschia e i freddi vicoli ciottolati, il calore dei suoi camerati. La morte di Emanuele Zilli non avrà mai una verità processuale, la giustizia italiana ha superficialmente archiviato, per opportunismo, un caso meritevole di approfondimenti. La verità storica è però evidente. Gli elementi oggettivi rilevati, la dinamica ed il contesto sociale dell’epoca, corroborano la tesi del delitto politico a discapito dell’incidente.

Tuttavia, questo non è il momento di riesaminare le possibili dinamiche di una aggressione rossa, è doveroso invece ricordare e celebrare il modello del militante ideale. Emanuele Zilli era originario di Fano Adriano in provincia di Matera. Di famiglia cattolica, si impegnò fin da adolescente nella Giovane Italia, frequentò il seminario ma conobbe la sua futura moglie e decise di sposarsi giovanissimo. Dal matrimonio ebbe in dono due bambine e si trasferì a Pavia, per trovare più agevolmente un posto fisso, come operaio in fabbrica. Nonostante gli impegni familiari e di lavoro, Emanuele ebbe la costanza di continuare ad impegnarsi per la Patria, militando nella sezione del MSI di piazza Grande ed inoltre come rappresentante del sindacato CISNAL. Si candidò anche alle elezioni comunali, perché “il ragazzo” era coraggioso e “ci metteva la faccia”, come si dice nel gergo di strada.

Emanuele aveva una qualità importante per un militante: la consapevolezza. A livello strettamente personale egli aveva la cognizione delle sue proprie qualità e lacune ma, soprattutto, aveva la consapevolezza di combattere per la Patria e per la Verità. Questo conduceva la sua indole ad una umiltà nobile, virtuosa, manifestamente Cristiana, che lo disponeva a rispettare le gerarchie e a rinunciare a qualche intima vanità per il bene comune. Egli ci appare quindi di una grandezza di animo cavalleresca e di una saggezza antica.

Emanuele Zilli rappresenta l’archetipo del perfetto soldato politico che proponiamo come esempio ai giovani militanti delle varie realtà identitarie. Con buona volontà e dedizione egli ci dimostra che famiglia, lavoro e attività politica si possono coniugare in armonia. E’ quindi naturale che cotanto ordine suscitasse la collera del disordine rosso: “Zilli fascista sei il primo della lista” si leggeva sui muri presso la sua abitazione. In diverse occasioni fu aggredito e pestato da gruppi di comunisti, in un caso un testimone citò: “un gruppo di trenta persone accanirsi contro un singolo”.

Tutto questo non stupisce ed anzi appare coerente con una trama che troppe volte si è ripetuta. Pertanto, considerato il clima di odio del 1973 e alcuni elementi oggettivi riportati dai resoconti dell’epoca, è lecito ostentare incredulità di fronte all’ipotesi dell’incidente mortale per una banale caduta da un ciclomotore.

Pur essendo personalmente convinto dell’ipotesi di omicidio, mi preme mettere in risalto il carattere della commemorazione del 5 novembre, che ogni anno ricorda Emanuele con un corteo silenzioso, composto, ordinato, per le strade di Pavia. Solenne, ma umile. Proprio come lui.