Il principe Konoe e un nuovo ordine in Asia

Il principe Konoe e un nuovo ordine in Asia

Che la Storia sia importante per capire il presente, e che il passato sia fondamentale per capire il futuro, questo credo sia assodato ormai. Anche se poi ci sono sempre alcuni intellettuali, provocatoriamente slegati da qualsiasi appartenenza, che non sia quella del pensiero che permea il proprio tempo, che mai adottano uno sguardo più ampio. E tra i vari che sono imprigionati nel passato, e tra i molti che non sanno guardare oltre il presente, ci sono poi alcuni che sanno anche immaginare il futuro. E, sotto questo punto di vista, la storia di Konoe Fumimaro, un nome che in Occidente è poco conosciuto, è una storia molto interessante. Forse è una storia tragica, forse è la storia di un grande malinteso, storico e politico, ma senza dubbio è una storia da non dimenticare.

Konoe Fumimaro è stato uno degli uomini che più ha influenzato la politica del Giappone degli anni Trenta e Quaranta. Due volte Primo Ministro dell’Impero Giapponese, e personalità intellettuale di rilievo, discendente dall’antico clan Fujiwara, era figlio dell’educatore Konoe Atsumaro, cui venne conferito il titolo di Principe, per lontane parentele con la Famiglia Imperiale. Tra gli studenti di Atsumaro si ricorda soprattutto Yoshida Shigeru, che diverrà un celebre diplomatico e futuro Primo Ministro del Giappone postbellico. La famiglia Konoe era, anche a quel tempo, una famiglia influente. E il suo ultimo discendente, Fumimaro, segnerà la storia del suo popolo.

Konoe era un esponente della politica “civile”, in quel tempo in cui anche l’Esercito e la Marina esercitavano una certa influenza nell’ambito dell’elaborazione delle politiche nazionali. Nonostante il fine fosse comune, ossia la grandezza della Nazione e la tutela del Kokutai, ossia il sistema della politica nazionale, le visioni delle varie oligarchie al governo furono spesso divergenti. E Konoe, convinto nazionalista, era un esponente della società civile – nel caso in specie, dell’antica nobiltà di ascendenza samuraica – e si oppose a più riprese alle visioni di molti esponenti dell’Esercito.

Il Principe divenne per la prima volta capo di Governo nel 1937, restando in carica fino al 1939. È in questa occasione che avvenne il celebre incidente del Ponte di Marco Polo, la scintilla che fede scoppiare quell’eterno conflitto che divenne noto come seconda guerra sino-giapponese, e che continuerà senza soluzione di continuità per tutto il corso della Seconda guerra mondiale. Nel 1937, quando ciò avvenne, Konoe divenne il teorico, insieme al Ministro degli Esteri Hirota Koki, della “sfera di co-prosperità dell’Asia orientale”. Il Principe espose chiaramente quella che sarebbe divenuta la dottrina politica a cui tutti gli statisti del Sol Levante, pur nelle varie divergenze attuative, si sarebbero attenuti, sino ad incarnare la stessa idea nella sua persona, e dannandolo eternamente agli occhi dei nemici politici. Si era segnato un punto, in quel 1937, da cui non si poté più tornare indietro.

Si trattava infatti di costruire un nuovo continente asiatico, un nuovo ordine in Asia, ricostruendo alla base la stessa fisionomia politica del territorio estremorientale. Un progetto ambizioso, forse troppo per alcuni, in cui non sarebbe stato possibile sbagliare. L’Asia avrebbe dovuto essere liberata dal colonialismo occidentale, anche economico, e dal comunismo dilagante, sino a restituirla alla singole particolarità nazionali e tradizionali. La grande rivoluzione a carattere nazionalista avrebbe visto il governo di Tokyo come punto di riferimento, a motivo del superiore sviluppo economico, tecnologico, militare, e, in un certo senso, anche spirituale. Nel 1932 si era creato lo Stato del Manciukuo, governato dall’ultimo Imperatore cinese, nel 1936 il Menjiang, nel 1937 la Cina meridionale, e nel 1942 fu la volta delle Filippine e dell’Indonesia.

Nel 1940 il Principe si fece anche promotore di una nuova iniziativa politica, questa volta in Patria. Fu per sua mano che venne fondata la Taisei Yokusenkai (che si potrebbe tradurre come “associazione di sostegno al governo imperiale”), una grande associazione politica costruita su base nazional-sindacalista che avrebbe dovuto, nelle intenzioni di Konoe, riecheggiare i sistemi europei a partito unico. Tuttavia, la società nipponica era troppo diversa da quelle occidentali, e la grande frammentazione politica rese impossibile sovrapporre la Taisei Yokusenkai a un vero e proprio partito unico. Tuttavia, si trattò comunque di un notevole esperimento politico, che sortì l’effetto – questo sì – di massimizzare l’apporto della partecipazione delle masse alla costruzione di una più forte cultura nazionale. La grande Asia, nel suo periodo di fondazione e allo stesso tempo di conflitto più acceso, aveva bisogno di ogni sforzo, anche intellettuale.

Tra il 1940 e il 1941 Konoe fu nuovamente eletto Primo Ministro, e questi furono ancora anni cruciali per il Paese. Si dovette affrontare un grande dilemma, che tormentò Konoe fino alla fine: quali alleanze sarebbero state necessarie per costruire la nuova Asia? Alcuni, come l’ambasciatore Yoshida, ritenevano necessario proseguire nell’ottica dei buoni rapporti con l’Impero Britannico, che allora godeva della quasi egemonia sui mari orientali, e per estensione con gli Stati Uniti: del resto la prima alleanza di rilievo del Giappone fu appunto quella del 1902 con Londra. Altri, come il nuovo Ministro degli Esteri, Matsuoka Yosuke, ritenevano preferibile un’alleanza con le Potenze dell’Asse, e un parallelo accordo di non aggressione con l’URSS, e quest’ultima visione fu quella che prevalse, nonostante tutti i rischi connessi.

La situazione precipitò con la campagna tedesca in Russia, ed allora il Giappone fu costretto a scegliere. Matsuoka, fautore di un intervento bellico contro i Sovietici, fu destituito, e Konoe e il suo Governo scelsero di proseguire con le campagne asiatiche, poiché impegnarsi su due fronti sarebbe stato eccessivamente rischioso. Ma un altra minaccia si affacciava all’orizzonte: l’entrata in guerra del “gigante addormentato”, degli Stati Uniti, sembrava approssimarsi. Konoe aveva in tutti i modi cercato di evitare il coinvolgimento di Washington nella guerra, come molti altri suoi colleghi nella politica e nella burocrazia imperiale, ma la guerra era definitivamente sfuggita di mano, le visioni si moltiplicavano in seno all’oligarchia al potere, e non era più possibile tornare indietro. Persuaso più che mai che la guerra dovesse terminare, se il Giappone voleva conservare i progressi fino ad allora ottenuti, Konoe rassegnò le proprie dimissioni, e l’allora Ministro della Guerra, Generale Hideki Tojo, prese il suo posto. Poche settimane dopo Mitsuo Fuchida avrebbe guidato l’attacco a Pearl Harbor.

Il Principe, con l’aiuto di Yoshida, che condivideva le sue preoccupazioni circa la possibile distruzione del Giappone e la perdita dell’Impero, cercò di persuadere l’Imperatore Hirohito a far cessare le operazioni e ad uscire dal conflitto, giocando anche un ruolo nella caduta del governo Tojo. La fine della guerra, tuttavia, arrivò solo dopo la distruzione di Hiroshima e Nagasaki, e dopo la morte delle migliaia di abitanti innocenti delle due città. Konoe e Yoshida avevano dimostrato di avere ragione, e se per il secondo si sarebbe aperta la strada per una grande carriera politica – sarà lui a restaurare la grandezza del Giappone rialzandolo dalle macerie – per Konoe le cose sarebbero andate diversamente.

Inizialmente membro del primo governo costituitosi dopo la resa – guidato dal Principe Higashikuni – e successivamente ultimo Signore Custode del Sigillo Privato, Konoe cercò di tornare sulla scena politica. Del resto ,si era opposto fin quando aveva potuto alla guerra con gli Stati Uniti, ma il Processo di Tokyo era alle porte, e la giustizia dei vincitori aveva bisogno di condurre a termine il proprio spettacolo. Hirota Koki, l’altro fautore del nuovo ordine in Asia, nonostante le proteste della popolazione – e del vecchio amico Yoshida – venne impiccato il 23 dicembre 1948. Konoe, invece, accusato di crimini di guerra, preferì togliersi la vita con il cianuro.

Una storia tragica, senza dubbio, quella del Principe Konoe, ma una storia che il Giappone non ha dimenticato, e anzi ricorda ogni volta che i suoi capi di governo, da Abe a Koizumi a Aso, si recano a Yasukuni a pregare per i caduti di guerra. Nessuna retorica, nessun fanatismo, ma memoria.