Giornalisti dopati

Giornalisti dopati

Per carità, tutto è possibile, anche che tutti gli atleti russi che hanno partecipato ai giochi olimpici di Sochi fossero dopati.

Ma, alla luce di quanto sta accadendo a livello geopolitico, con la Russia che sta riconquistando un ruolo da protagonista nello scenario internazionale, questa nuova accusa lascia quantomeno perplessi.

Sarà forse un caso che l’attacco della WADA (l’associazione mondiale anti-doping) giunge in questo delicato periodo? Proprio quando gli interessi degli USA nel vicino oriente vengono pesantemente minacciati dal deciso intervento di Putin in Siria, con lo scopo di stanare e distruggere i terroristi dell’Isis?

Sorge un amletico dubbio, in tutta questa baraonda mediatica: sono gli atleti russi ad essere dopati in massa o lo sono forse i giornalisti occidentali, sempre pronti a sostenere le politiche espansioniste degli USA?

Il ministro dello sport della Federazione russa, Vitoly Mutko, si è espresso molto chiaramente circa l’intenzione della WADA di sospendere gli atleti. Egli ha detto innanzitutto che c’è una grande differenza fra le informazioni che danno i giornalisti e la realtà dei fatti, che va soprattutto provata.

Nel corso di sei mesi (prima dei giochi olimpici di Sochi) TRENTA esperti della WADA hanno studiato il lavoro del laboratorio anti-doping di Mosca, sezionando ogni singola molecola. Nulla era stato riscontrato di anomalo, tanto che al termine delle verifiche fu assegnato un rating A++ (!).

Attendiamo con trepidazione delle prove valide che sostengano l’accusa rivolta alla Federazione Russa, ma nel frattempo rimaniamo col dubbio: giornalisti o atleti dopati?

L’impressione netta è che si voglia in tutti i modi possibili e più o meno leciti emarginare la Russia, evitando con qualsiasi mezzo che possa trovare un’intesa con l’Europa, soprattutto per quanto riguarda le strategie militari e politiche da porre in atto in Siria.

Angelo Galluzzi