I nostri auguri, Alain

I nostri auguri, Alain

Questa domenica l’icona del cinema francese, il “bello” per eccellenza, Alain Delon, ha compiuto ottant’anni. Perché i nostri auguri? Alain Delon non è certo stato un’icona politica né, a ciascuno il suo, un santo o esempio di particolari virtù; eppure è stato e resta oggi, prima di ogni altra determinazione, un uomo, un uomo vero, di carattere.

Secondo i tempi correnti, in cui è normale teorizzare, ad esempio, la fungibilità e la fluidità del genere sessuale, mentre è tacciato di omofobia chi possa a questo riguardo dissentire, si capisce facilmente come anche il solo fatto di restare uomo, un uomo tutto d’un pezzo, conti, e anzi conti molto.

Delon così è sempre rimasto, fin da quando a diciasette anni si arruolò nelle Forze Armate francesi, rimanendovi per cinque anni e servendo in Indocina nel corso del conflitto col Viet Minh comunista.

Esperienza capace di lasciare il segno in Alain: “Devo tutto all’esercito; se sono quello che sono, lo devo tutto all’esercito”, ha dichiarato in una trasmissione TV l’anziano veterano.

Evidentemente l’esperienza delle armi ha lasciato al divo quella formazione che tanto manca a così tanti, quella per la quale si è indifferenti al pensiero conformista e alla cultura dell’autocensura da pensiero unico, quella formazione per la quale si è istintivamente ostili a qualunque maitre à penser e alle molte assurde massificazioni del pensiero che si constatano nella società attuale.

Si sprecherebbero perciò i casi e le citazioni, da quelle degli anni  ottanta di “amicizia”  e “concordanza su diverse questioni” con Jean-Marie Le Pen, a quelle recentissime sulla questione delle coppie omosessuali, ormai vero e proprio “ segno di contraddizione” del mondo moderno; Delon ha semplicemente esplicitato un pensiero di lampante buon senso: “Non ho nulla contro i gay ma essere omosessuale resta contro natura, stiamo qua per amare e corteggiare una donna non per lasciarci sedurre o rimorchiare da un ragazzo[…] che due stiano insieme non me ne importa nulla ma non possono certo adottare dei bambini”.

Per non dire del sostegno e dei commenti sul caso Morano, che ha suscitato gran stracciamenti di vesti oltralpe.

L’eurodeputata Morano, eletta con l’UMP, la destra sarkozysta che si vorrebbe neogollista (cioè erede politica del generale De Gaulle) non ha fatto altro che citare il principale riferimento politico del suo stesso partito, capo di stato e fondatore della quinta repubblica francese, il quale dichiarò che i francesi sono “quanto meno prima di tutto un popolo di razza bianca, di cultura greca e latina e di religione cristiana”. Una semplice e puntuale citazione del fondatore della propria storia politica ha suscitato uno scandalo che ha del parossistico, oltre che dell’assurdo.  Queste ovvietà sono peraltro costate alla Morano qualunque futura candidatura coi Repubblicani (il partito nato dalle ceneri dell’UMP).

Anche su questo, Alain Delon non ha fatto che ribadire, voce isolatissima tra il mondo delle celebrità e del mondo pubblico francese, la propria indipendente posizione di buon senso e di constatazione dell’ovvio: “solo una domanda: il Kenya è un paese di quale razza ? Le persone sono negre. Questa è una polemica ridicola, grottesca, che non ha alcun senso”.

Alain Delon non è certamente né un santo né un eroe, ma in questo tempo, in cui la paura di uno stigma da pensiero unico, e unico perché “libero” e “aperto” e “tollerante”, è e rimane senza dubbio un uomo a tutto d’un pezzo e forse, perciò, in questi tempi in cui la normalità è l’eccezione, forse anche un po’ un uomo d’eccezione, cioè un po’ un eroe e un po’ un santo.

Buon compleanno, Alain.

Filippo Deidda