Il mondialismo americano e le sue contraddizioni

Il mondialismo americano e le sue contraddizioni

Il generale Heinz Loquaci – ex consigliere dell’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e autore del libro “Il conflitto del Kosovo. Percorsi di una guerra evitabile” – interpellato durante un’intervista alla rivista di geopolitica “Limes”, ha dichiarato, nel corso di un più ampio intervento: “La catastrofe umanitaria è iniziata dopo gli attacchi della NATO. E le catastrofi sono state due: prima quella degli albanesi durante la guerra e poi quella dei serbi cacciati dal Kosovo dopo la fine della guerra. In breve: la NATO ha impedito una catastrofe umanitaria fittizia, provocando due catastrofi umanitarie reali”.

Ma v’è una terza catastrofe, analoga a quella successiva alla guerra in Iraq: il pauroso, progressivo espandersi delle affezioni sulle truppe occupanti e aggressive – oltre che sui vinti, fra i quali i controlli sono stati finora assai scarsi – conseguenti agli effetti delle armi americane, in particolare i proiettili contenenti uranio impoverito. Non è stato finora chiarito se gli americani – ben consapevoli della pericolosità di questi proiettili – abbiano o meno avvertito i governi militari dei paesi asserviti e chiamati ad assecondare le arroganti strategie di dominio statunitensi. Ma questo è poco importante: da sempre gli americani occupano e presidiano con pochi mezzi, con propri aerei e con proprie navi aree strategicamente specifiche in tutto il mondo – in qualche caso occupando interi paesi – usando le proprie armi quando credono e contro chi credono partendo da dove credono, e usando i proiettili che credono senza chiedere il permesso a nessuno, né ai singoli paesi interessati, né all’ONU. I governi servili europei accettano e subiscono qualunque iniziativa nordamericana, anche quando nettamente contraria agli interessi o ai sentimenti del proprio popolo. In due casi – la Gran Bretagna e Israele – si tratta di vere e proprie provincie dell’impero USA dislocate una sull’Europa e l’altra nell’area del petrolio. L’egemonia militare americana e il feroce controllo finanziario delle banche cosmopolite, oggi anche padrone delle multinazionali, avvolgono in sostanza tutto il pianeta, pretendendo ora di omologarlo con la globalizzazione economica e culturale.

Ma quale è la reazione sottostante, quella dei popoli asserviti e ignorati?

La guerra in Iraq ha lasciato negli iracheni e in molti arabi un odio inestinguibile contro l’Occidente anglo sionista. In Iran questo odio è di ancor più antica data. Il profondo astio fra pachistani e indù ha radici di secoli, e quello degli afgani verso il corrotto Occidente è radicato ineludibilmente negli animi di vecchi, donne e bambini. Per quanto riguarda l’inconciliabilità storica fra mondo arabo e Israele, e in particolare fra palestinesi e israeliani, essa è di tale forza e profondità che solo l’abbandono della Palestina da parte di Israele potrà ricomporlo, ora o fra secoli. L’impenetrabile mondo cinese può consentire una convivenza pacifica finchè non si tenterà di perforarlo in termini di civiltà; e ancora più resistente al profondo regge il mondo nipponico. E come si può sperare di riparare l’odio ancestrale fra finnobaltici e russi? E la inconciliabilità fra musulmani d’Albania e serbi ortodossi, e la distanza fra eritrei e etiopi, e fra etiopi e somali, e i ricorrenti scontri sanguinosi fra le tribù africane che nessun confine disegnato dai pianificatori americani riuscirà mai a pareggiare? E le cento etnie europee e britanniche, e quelle sparse fra Filippine e Australia, e lo spirito di vendetta che cova al fondo d’ogni sudamericano verso gli USA e il loro imperialismo finanziario, e la forza crescente ed aggressiva dei maghrebini che gli americani tentano oggi di orientare verso l’Europa? Quanti altri Nasser, quanti Khomeini, quanti Saddam saranno ancora necessari a sacrificarsi per farne nascere altri dieci o altri cento? Come può sognare il mondialismo di governare insieme i Tamil e i Baschi, i Bretoni e i Ceceni, i cattolici e i musulmani di Timor sotto un’unica egida planetaria e un’economia globalizzata?

Finchè può, l’America terrà buoni i popoli che intende assimilare e cancellare col mito dell’Occidente e con l’immigrazione, quelli che resistono attraverso i bombardamenti e la cinica arroganza delle minacce, e tutti gli altri, carichi di debiti impagabili, a morire di fame nell’abbandono. Ma non potrà farlo per sempre. Gli USA sono un paese multietnico, multiculturale e multi confessionale, gonfio di drogati, di carcerati, di gay e di femministe, e retto culturalmente ed economicamente dalla sua minoranza sionista: sono contraddizioni interne che dovranno, prima o poi, esplodere.

Sergio Gozzoli