epa05023805 A wounded man is put into a fireman truck next to the Stade de France where three bombs exploded in the North of Paris, France, late 13 November 2015. At least 18 people were reported dead in attacks, French media report, citing police in the capital.  EPA/ETIENNE LAURENT

Ragionare a freddo sui fatti di Parigi

Tutto il mondo è rimasto scosso da quello che è accaduto a Parigi nei giorni scorsi, ma prima che i giustificati sentimenti possano prendere il sopravvento su ognuno di noi, bisogna innanzitutto ragionare a mente lucida.

La questione importante sul quale soffermarsi non è “Come? Chi?”, ma bensì “Perché?”; certo tutte le prove sembrano portare al fantomatico “Califfato Islamico”, con capitale a Raqqa. Il passaporto di un profugo siriano, rivendicazioni e membri del commando che gridavano “Allah’U Akhbar” sembrano orientare gli inquirenti verso la matrice islamica dell’attentato.

Ma cosa differenzia questo atto terroristico da tutti gli altri? La scelta dei bersagli. Ebbene sì, in questo caso (e nel caso dell’aereo russo abbattuto in Sinai), non si tratta di un attentato volto a colpire un obiettivo simbolico occidentale. In questo caso, nessuno al mondo, anche nel “Mondo Islamico” e addirittura all’interno del fondamentalismo islamico, nessuno potrebbe mai essere d’accordo con quello che è successo.

Questa azione non ha nulla a che vedere con il terrorismo (o patriottismo, dipende dalla fazione con cui si è schierati, chiunque è terrorista finché non vince, volto ad accattivarsi il consenso della popolazione) in senso stretto, qua si tratta di una pura e semplice strage di civili fine a se stessa: non si tratta di colpire una determinata fazione, un determinato gruppo etnico o una determinata religione. Per esempio gli attentati anarchici di fine ‘800 erano volti ad eliminare le monarchie europee, gli attentati dell’IRA nel Nord Irlanda erano volti a colpire gli “occupanti Inglesi”, quelli dell’ETA, quelli di Hamas in Palestina e persino gli attentati di Al-Quaeda contro “il grande Satana occidentale” o quelli dell’ISIS contro i vignettisti di Charlie Hebdo (rei di aver insultato il profeta Maometto, con conseguente supporto di buona parte del mondo islamico), avevano un ideale che potremmo anche dire “nobile” (sempre restando nell’ottica di una visione di parte).

Qua si tratta di vero terrorismo, cioè il semplice obiettivo è seminare il terrore fine a sé stesso, intimorire l’avversario, farlo vivere nella paura.

Ma chi è questo avversario? Di primo acchito verrebbe da dire la Civiltà Occidentale, in particolare la Francia, colpevole dei bombardamenti sullo Stato Islamico.

Ma proviamo ad analizzare la situazione: volendo colpire davvero la “civiltà occidentale” o la “Cristianità” sarebbe stato meglio colpire Washington, Londra o Roma, e per quanto riguarda i bombardamenti sullo Stato Islamico, la Francia non impiega forze superiori a quelle di Russia, Usa o Siria, ma anzi, i suoi restano bombardamenti marginali.

Il primo bersaglio colpito, non bisogna dimenticarlo, è stato lo stadio dove si svolgeva l’amichevole Francia-Germania, ovvero i due stati più potenti del continente, il che evidentemente non è una coincidenza. Il vero bersaglio era l’Europa: non l’Europa Cristiana (la si attacca colpendo Roma), non l’Europa dell’UE (si poteva scegliere Bruxelles, visto che la maggior parte degli attentatori veniva da li), non Israele, gli USA o l’Europa della “Civiltà Occidentale”, ma la vera Europa, quella fatta dai suoi cittadini, che escono la sera, che vanno a vedere la partita allo stadio e che vanno ai concerti. Il messaggio è chiaro: ogni cittadino europeo non è al sicuro, colpiremo nelle sue città storiche più importanti e grandi e non colpiremo i suoi capi o “bersagli sensibili”, ma colpiremo nei luoghii in cui ognuno si sente più al sicuro, nella sua quotidianità, in strade e piazze affollate. Un genere di terrorismo col quale noi italiani abbiamo già avuto a che fare nei decenni scorsi. Si possono ricordare attentati di matrice dubbia, ma con la stessa finalità, come Piazza Fontana, Ustica o la stazione di Bologna; terrorismo volto a intimorire i cittadini di una nazione, a piegarli a determinati “interessi”.

Senza saltare a conclusioni complottistiche e a identificare i mandanti in qualche oscuro “governo ombra”, in qualche superpotenza straniera o in un “network islamista mondiale”, bisogna chiedersi una cosa: se tutto ciò è vero, e il “nemico” vede in noi, l’Europa e i suoi cittadini, questo “temibile” e “pericoloso” nemico da colpire al cuore, quando inizieremo noi a prendere coscienza di noi stessi e diventare quel “Leviatano” che i nostri nemici così tanto temono?

Edoardo Bertolotti