Piange Parigi

Piange Parigi

Non si sono fatte mancare le solite reazioni mediatiche ai tragici fatti avvenuti venerdì notte a Parigi. E con esse, i consueti maestri del pensiero, che si premurano a precisare che questo non è lIslam, che è necessario distinguere, che in fondo potrebbero essere dei semplici sbandati, e che la soluzione è la democrazia. Si dirà che alla forza non si deve rispondere con la forza, che la nostra forza sono la democrazia liberale e laccoglienza, e piano piano tutto sarà dimenticato. Magari, come la scorsa volta, ci sarà anche qualcuno che dirà che le vere vittime sono i musulmani facile quando si è morti al grido di Allah è grande.

Sì, perché queste reazioni sono il frutto della generale ingenuità diffusa, o piuttosto lultimo rigurgito farisaico di una élite benpensante che gode soltanto nel sentirsi superiore alla gente comune, a farsi vedere illuminata, magari radical-snobistica; certo, fino a quando una simile tragedia non tocchi concretamente le loro vite.

Allora, di fronte allondata di strumentalizzazioni e di ipocrisie latenti che aspettavano solo un pretesto per rompere gli argini, sarebbe forse utile fare qualche precisazione, a beneficio del libero pensiero.

LIslam è una realtà composita, ed è bene non fare confusione: basti pensare che lIran, sciita, è una forza che sta concretamente combattendo lo Stato Islamico (IS), che ne minaccia lesistenza. Ma come sarebbe semplicistico affermare in generale che tutti gli islamici sono terroristi, è altrettanto semplicistico e fuorviante, dove non in malafede, affermare che lIS e i suoi atti di terrore non centrino nulla con lIslam. LIS nasce come gruppo qaedista iracheno, staccatosi dal gruppo principale e proclamatosi Stato, Califfato, appunto perché al-Qaeda non possedeva una strategia tanto radicale allinterno del proprio programma di terrore. LIS è uno Stato, unorganizzazione territoriale complessa, con una burocrazia interna, una polizia e un esercito proprio. Sottovalutarne la portata non può che essere controproducente.

Tuttavia, lIS presenta una nuova forma di governo, quella del Califfato, che affonda le proprie radici in una storia antica, forse dimenticata, e che rigetta lidea dei confini territoriali. LIS non riconosce lidea di confini e del fatto che la sua sovranità sia relegata allinterno di essi: si rivolge a tutti i Sunniti del mondo nella stessa misura, per cui non fa alcuna differenza se essi si trovino in Siria o in Europa. La forza disgregante che esso esercita allinterno dei nostri stessi confini è evidente, e si serve di reclutatori esperti, che fanno parte di una rete organizzata e che si infiltrano stabilmente nelle comunità islamiche presenti sul nostro territorio. Dire che nulla avrebbero a che fare con lIslam è semplicemente sintomo o di farisaica malafede o di un marcato distacco con la realtà.

Sì, perché lintrinseca pericolosità dellIS sta appunto nel suo potersi trovare virtualmente in ogni comunità sunnita presente sul territorio occidentale: ovviamente non è così, ma il suo rendersi invisibile ne raddoppia la forza. Non è possibile come fanno taluni intellettuali o presunti tali tracciare una linea di demarcazione tra estremisti e moderati, tra jihadisti e liberali. Si tratta di una realtà multiforme e liquida, di una sorta di mondo di mezzoin cui le identità e le finalità si confondo, e per ciò stesso pericolosissimo. Un mondo che è necessario porre sotto stretta sorveglianza.

Ci si potrebbe chiedere se era davvero necessario giungere a un fatto di sangue così grave perché lEuropa in specie la Francia si accorgesse che i confini non sono un retaggio del passato, ma che la loro difesa non è solo un diritto, ma un dovere per ogni governante. Era davvero necessario pagare un prezzo di sangue tanto alto per capire che il sogno delle frontiere aperte portava con sé, intrinsecamente, una debolezza evidente, tale da non poter reggere a visioni radicali che mirano alla distruzione del nostro mondo?

Una realtà radicale come lIS si nutre delle debolezze dei suoi nemici, e fragili sistemi democratici, come quello tunisino, banalmente descritto come lultimo frutto del sognodelle primavere arabe, offrono un ampio spazio di manovra al Jihad internazionale. Stati falliti come la Libia, dopo la volontaria destabilizzazione del Paese ad opera di una coalizione occidentale, regalano ai miliziani la possibilità di controllare nuove aree proprio di fronte alle nostre coste. Ancora, latteggiamento dellEuropa non manca di offrire loccasione allo stesso IS per dilagare anche nelle nostre strade.

LEuropa, non più fortezza. Si è cullata nellidea, fin troppo semplice e priva di fondamenti culturali o antropologici, che i regimi democratici e liberali avrebbero trionfato spontaneamente su ogni altra forma di governo. E così si è creduto che, destabilizzando i regimi laici del Nord Africa, anche a costo di appoggiare i terroristi, la democrazia sarebbe spontaneamente fiorita, in contesti eterogenei che nulla avevano a che fare con i modelli democratici. Si è creduto, ancora, che aprendo le frontiere si sarebbe giunti allintegrazione pacifica dei popoli, in un prolifero scambio di culture e di idee, verso un radioso futuro. Infine, di nuovo, si è creduto che disprezzando la nostra stessa cultura, eliminando i riferimenti alla nostra storia nazionale, europea, e soprattutto cristiana, avremmo mostrato rispetto per le altre culture, e che tale rispetto sarebbe stato reciproco. Verrà il giorno forse è arrivato, bagnato dal sangue di innocenti in cui ci chiederemo, con stupore, come abbiamo fatto ad essere tanto fuorviati.

La realtà è ben altra. Destabilizzando i regimi laici nordafricani, abbiamo creato lo spazio vitale necessario alla piaga dellIslam espansionistico per prosperare, mentre lOccidente applaudiva alle democrazie che si sarebbero spontaneamente create dalle ceneri dei perfididittatori Assad, Ben Alì, Mubarak, e così via. Aprendo le frontiere, abbiamo permesso un movimento di genti incontrollato e fuori da ogni legalità, con gli evidenti rischi che ne conseguono. Non consapevoli fino in fondo dello scontro di civiltà in atto che non si è mai fermato da secoli, o credete che l11 settembre sia una data casuale? abbiamo rinunciato allaffermazione della nostra identità europea e cristiana, riempiendoci la bocca di belle parole, e abbiamo creato un marasma indistinto di vuoto e debolezza, ossia la condizione ideale perché questo vuoto fosse riempito da culture propense allinvasione.

Mai lEuropa, dal tempo della caduta dellImpero Romano, fu tanto vicino a quel sentimento che i Latini erano soliti chiamare con il termine di cupio dissolvi. LEuropa si è cullata nel suo sogno di tranquillità, non comprendendo che la pace si paga con un costo, e che la pace è sempre armata. Abbiamo pensato, parafrasando forse a sproposito Fukuyama e Leopardi, che la Storia fosse ormai finita, e che le magnifiche sorti e progressive avrebbero trionfato senza sforzo. Ci siamo arrogati il diritto di credere che la nostra democrazia liberale e decadente, piena di belle parole ma che sta obiettivamente perdendo il contatto con la realtà, fosse il migliore dei mondi possibili, e che quindi avrebbe trionfato anche se noi avessimo chiuso gli occhi, per pensare solo ai nostri bei sogni. Ma la Storia non perdona chi dimostra una tale superbia, e nemmeno chi si straccia le vesti ad ogni guizzo di realtà che, a volte, sembra riportarci alla ragione.

Mai lEuropa fu più puttana disposta a farsi violentare, culturalmente, identitariamente, e adesso anche con la forza. Che una tragedia di queste proporzioni non susciti la solita ipocrisia intellettual-borghese, cara a ricchi farisei e a pensatori sprovveduti, eppure tanto incensati da una critica ormai assuefatta non è strano. Sì, perché la Storia non è finita, e il nostro non è necessariamente il migliore dei mondi possibili. Se Parigi chiude le frontiere come biasimarla? che non si pensi che sia un segno di debolezza, o la fine del del grande sogno europeo, o similia. Non si dicano le solite, odiose frasi, secondo cui dobbiamo affrontarli con la tolleranza, con linclusione. Odiose, perché fatte e proposte a beneficio dei soliti che intendono mostrarsi migliori, e insensate. È necessario affrontare la realtà, e per farlo è assolutamente necessario recuperare la volontà di sopravvivere. Cosa che, oggi, non è nemmeno più scontata.

Federico Clavesana