Perché il centrodestra non è credibile

Perché il centrodestra non è credibile

Matteo Salvini sulle tasse ripete il vecchio fasullo automatismo veteroliberista (addirittura delirante e catastrofico, se prima non usciamo dal SEBC e non inauguriamo una VERA sovranità monetaria) e riduce spesso quello dei rom e dell’immigrazione a problema urbanistico, ben sapendo che, per mutare strategie continentali e geopolitiche, servirebbero consensi più che plebiscitari, per evitare che i pasdaràn della Costituzione blocchino qualsiasi iniziativa. Pur volendo dimenticarci delle offese ai meridionali che ‘non meritavano l’euro’, quando i centri sociali vengono oggi definiti da Salvini ‘squadristi’ e l’Unione Europea ‘peggiore di Mussolini’, abbiamo già capito con quale becerume culturale abbiamo a che fare. Salvini fino a pochi mesi fa giudicava Berlusconi impresentabile (ma fondamentale per le elezioni regionali) ed oggi non più, perché, comunque, alza il margine di presenze in piazza.

A Roma infatti alla manifestazione di marzo lui non c’era, ma c’era Casapound e, se a Roma non ci fosse stata la trasmissione-video della madrina Le Pen, avremmo avuto la percezione di una totale assenza di leader autentici e in grado di polarizzare sogni, esigenze e ‘rabbie progettuali’. Se Francia, Grecia, Spagna, Ungheria, Inghilterra ed in parte la stessa Germania stanno vivendo una interessante trasformazione dei loro assetti politici, la repubblica di Equitalia tramite la nuova Tecno-DC al potere, come una mamma anaffettiva ma soffocante e rassicurante, pare essere riuscita a sedare l’adolescente smania di avventura dei suoi figli, che oggi però coincide con l’istinto di sopravvivenza. A Bologna qualcuno in più c’era, ma di certo Piazza Maggiore più di ventimila persone non può contenere.

La sinistra nel recente passato riusciva a far credere che l’Italia fosse sotto un ‘regime berlusconiano’ ventennale, quando per almeno la metà del ‘ventennio’ ha governato essa stessa. Un regime che trasmetteva regolarmente: lunedì Gad Lerner, martedì Floris, mercoledì la Berlinguer, giovedì Santoro, Travaglio e Vauro, venerdì Bignardi, domenica la Annunziata. Senza contare La Repubblica, L’Unità, L’altro, Il Fatto, Europa, Il Riformista, La Stampa, Liberazione, Il Manifesto, L’Espresso. Oggi occorre che antiberlusconismo & berlusconismo siano definitivamente dimenticati, e il motivo è presto detto: hanno paralizzato l’Italia per venti anni con veti incrociati e scenari da farsesca guerra civile, consegnandoci nelle mani della tecnocrazia, a cui diedero nel 2011 la fiducia parlamentare più estesa della storia nazionale. La sinistra, dopo anni di antiberlusconismo, è diventa berlusconiana di rito toscano, facendo così cadere quella foglia di fico che fu paravento e alibi, per non fare i conti con l’implosione del Muro a Berlino.

La destra governante, invece, che in quegli anni sbatteva i pugni sul tavolo del governo, per cosa ha lottato….per il presidenzialismo?…no, per la sovranità monetaria?…no, per la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese?….no, per i diritti dei nostri connazionali di Istria e Dalmazia? no…per il pluralismo dei libri di testo scolastici? no…per cosa allora? Voto agli immigrati non cittadini ed eutanasia…..la destra di Fini, quella libertaria e spocchiosa, quella più sionista di Bush e più atlantica della vecchia DC, c’est fini…e quella ‘sociale e identitaria’ di Gianni Alemanno invece? Un miraggio. Alemanno voleva andarsene addirittura con Monti e Casini e sarà ricordato, al di là degli esiti processuali, come il primo ‘sindaco nero’ di Roma inguaiato però dai rapporti con le cooperative rosse!

Dopo il fallimento storico alle politiche di febbraio, con la sconfitta di Alemanno si è chiusa la parabola affascinante quanto improvvisata della destra postmissina avanzante. Prima succuba di Fini oggi disintegrata in tre micropartiti o diluita tra veteroalfanismo e neoberlusconismo, turbata dal fascino neoleghista e grezzo del barbaro sognante che scende a colonizzare Roma, ma purtroppo in modo più simile alla parodìa del film di Abatantuono, che alla cruda potenza di Brenno.

Il vero problema della Destra di AN è sempre stato l’opportunismo tatticistico, il rincorrere le contingenze a qualsiasi costo politico, umano e ideologico, nonché un clima da congresso permanente, che però non si risolve mai in prese di decisione reali. Errori che alla fine hanno disintegrato e dissolto una storia politica che vorrebbe, addirittura, essere oggi ricomposta con le medesime premesse. Il bellissimo romanzo sulla militanza giovanile tra FdG e Giovane Italia di Angelo Mellone, “Nessuna croce manca”, ha dato voce alle nostalgiche amarezze per i percorsi interrotti dalla dispersione di una comunità umana, sacrificata (ma talvolta suicidatasi) dai calcoli contingenti e miopi di una pletora di opportunisti.

Dopo venti anni si gira pagina? No, Storace e Meloni corteggiavano Pannella! Squallido l’innamoramento di una parte della destra post-missina per l’esecrando Marco Giacinto Pannella: “non lo condividiamo ma è giusto che venga nominato senatore a vita, perché ci dava la parola negli anni Settanta”; cos’è un voto di scambio posticipato? Il problema è uno solo per Storace, Alemanno e Meloni. Non il simbolo né il nome, ma il decidersi a chiudere la brutta storia (pure già vista) dell’alleanza coi liberali e popolari europei, una storia che è stata testata ed ha prodotto solo fallimenti negli ultimi venti anni. Questa è la condicio sine qua non per dare credibilità ad una virata sovranista, non di certo giocare invece a ‘chi assorbe chi’.

La vicenda della Fondazione AN? In pratica Gasparri e Matteoli (ex AN ma ancora nella Fondazione AN) che rimangono convintamente in Forza Italia e non credono nella rinascita della Destra, diventano determinanti per la scelte della Destra, in quanto alleata (legata mani e piedi) a Forza Italia. Quindi è BERLUSCONI il FONDATORE morale della nuova AN…..la compagine disintegrata della destra agisce per riflesso condizionato: siccome Berlusconi rifà Forza Italia (cosa patetica), bisogna rifare pure AN …..per poi unirsi ancora e magari nel futuro…PdL. Speriamo che Berlusconi rifaccia Milano 3 e il cantante sulle navi, così magari rifaranno il MSI e i miei coetanei assieme a me torneranno ad avere, magari, vent’anni! Dalla tragedia alla farsa.

Una tragicommedia ridicola che bisogna lasciarsi alle spalle. Allora, non la volante rossa nè le BR, archi costituzionali e ghetto forzoso nemmeno! Ci riuscì la ex amante di Gaucci a sfasciare una storia politica e suo fratello, il ‘cognato del presidente’, a sbeffeggiar il grande Colleoni.

Né il Duce e manco il Re, non la DC, e manco Craxi e Berlusconi. Per sfasciare l’altra storia politica, quella del PCI, ci volevano soltanto un giullare genovese ed un parolaio preso dal peggior film di Pieraccioni. Tiriamo perciò le somme: sciampiste e comici fanno più danni dei carri armati.

Il primo governo patriottico prossimo venturo dovrà cambiare la Costituzione come ha fatto l’Ungheria e trovare il modo di riacquisire (come fece Putin) tutto il maltolto causato dal tradimento della classe politica degli ultimi decenni, che dovrà finire sul banco degli imputati e risarcire i danni causati all’economia nazionale. Non credo sarà un governo di centrodestra.

Se hanno già sonoramente fallito “Fini – Bossi – Berlusconi”, perché dovrebbero invece riuscire “Meloni – Salvini – Berlusconi” ?

Questo terzetto MSB contro Euro e SEBC, dopo aver votato tutti i Trattati e il Governo Monti, è credibile come lo sarebbe Nichi Vendola chierichetto in una Messa Tridentina, celebrata per le anime dei caduti della Decima Mas.

Pietro Ferrari