Linguaggio chiaro, idee chiare

(A proposito delle stragi di Parigi e di certi noiosi luoghi comuni)

Troppo spesso siamo ostaggi della suggestione espressiva. Le parole sfuggono dai binari del significato per assumere forme iperboliche – nel senso di hyperbolikós, “eccessivo, sproporzionato” – tradendo il loro senso proprio ed agendo come sicarie del dibattito: nazista, comunista, razzista, liberale, fanatico, sionista, machiavellico, etc…, ne sono gli esempi più comuni.

Chiunque auspica soluzioni autoritarie è un nazi/fascista; l’antiberlusconiano un comunista; razzista chi manifesta sentimenti identitari; liberale chi rifiuta catalogazioni lapidarie; fanatico chi manifesta fervore religioso; sionista chi ritiene che bisogna fare i conti anche con lo

stato d’Israele; mentre, chi assume la real-politik come criterio di risoluzione della politica diventa una sorta di evocatore dello spettro del satanizzato Fiorentino.

Nella disperata necessità di vincere la guerra fredda della comunicazione, sorta di pre-riscaldamento che a volte precede ed accompagna battaglie e guerre vere, s’impiegano anche termini politicamente neutri, eludendo la loro etimologia – dunque il loro significato reale ed originario – e storpiandone la funzione ad usum delphini.

Così sentiamo Tizio o Caio “CONDANNARE” Mevio o Sempronio, per aver detto o fatto qualcosa di politicamente scorretto secondo le idee dei primi, in tal modo utilizzando un’espressione che compete solo a chi ha potere sanzionatorio reale (un’autorità giudiziaria), e così facendo assurgere i propri strali ideologici a verità legittimata (in forza di quel verbo) da una sorta di sentenza privata.

Poi abbiamo quelli che esprimono “SOLIDARIETA’ “, parola così lunga e sillabosa da riempire la bocca d’aria, che in un neo-linguaggio (stabilito da chi, poi, non si sa) starebbe a significare qualcosa di ben più impegnativo di amicizia, fratellanza, vicinanza, sentimenti, quest’ultimi, troppo tiepidi rispetto alla necessità di fare qualcosa di forte ed eclatante per i destinatari di cotante attenzioni.

Ecco, se i lanciatori di “SOLIDARIETA’ ” ai “fratelli migranti” sapessero che però quella parola significa “assumersi o garantire il debito altrui”, sono certo che si esprimerebbero diversamente, salvo ritenere, come poi infatti avviene, che il ménage delle centinaia di migliaia di clandestini debba essere caricato sulle spalle degli Italiani (ecco qui una nuova figura giuridica: la SOLIDARIETA’ COI DANARI ALTRUI).

Dell’uso spregiudicato di termini neutri per sostenere propri personali punti di vista ne abbiamo recentissima riprova.

Secondo alcuni la MATRICE o i MANDANTI dei sanguinosi eventi parigini non apparterrebbero all’area islamico/fondamentalista. Ma, secondo una corretta espressione, il MANDANTE di un delitto è chi arma, incarica, finanzia gli esecutori al fine di compiere un DETERMINATO o più DETERMINATI fatti criminosi.

Se io, ad esempio, contribuisco a finanziare o favorire un gruppo sovversivo senza essere parte della programmazione di bersagli o soggetti da colpire, io non posso essere considerato MANDANTE delle specifiche attività criminose, tanto più quando i componenti di questa organizzazione hanno determinazioni che vengono adottate in maniera improvvisa e dettate da esigenze contingenti. Chi ha favorito il sorgere di quell’organizzazione, risponderà logicamente e giuridicamente, di ciò che ha specificamente fatto e programmato, ossia essere il favoreggiatore di una banda armata, di una associazione terroristica; lo si potrà certamente imputare di una RESPONSABILITA’ MORALE E/O POLITICA, ma non di essere il MANDANTE di quei fatti; allo stesso modo in cui un padre che educa un figlio alla pratica della droga non può essere ritenuto MANDANTE delle attività criminose del figlio, se spaccia o ruba per drogarsi; ne è RESPONSABILE MORALE, ne è CONCAUSA dal punto di vista dell’EFFICIENZA CAUSALE, ma non ne è MANDANTE.

Gli AMBIENTI/GOVERNI/SERVIZI di alcuni paesi occidentali o asiatici che hanno contribuito ad armare, finanziare, addestrare i terroristi dell’Isis sono CONCAUSA EFFICIENTE delle imprese criminose, sotto il punto di vista della RESPONSABILITA’ MORALE E POLITICA, ne sono MORALMENTE COMPLICI, ma non sono i MANDANTI delle stragi, a meno che non si provi che le abbiano programmate o abbiano contribuito, con azioni od omissioni, ad eseguirle.

Quindi, parlare di MATRICI NON ISLAMISTE (ho scritto ISLAMISTE, non ISLAMICHE) è assolutamente fuorviante ed errato dal punto di vista LOGICO e da quello LINGUISTICO, che sono fratelli gemelli.

Quanto al TIRARE I FILI del terrorismo islamico (riferito agli occidentali, a certi paesi arabi o ai sionisti) e al di là delle COMPLICITA’ MORALI E POLITICHE evidenti, mi chiedo QUANTO SIA MANOVRABILE gente così determinata ad uccidere e a farsi saltare per aria. L’aver agito da APPRENDISTI STREGONI non implica necessariamente la previsione e la volontà dei disastri che la loro pur perfida imbecillità ha provocato, non significa essere per forza BURATTINAI (il che comporterebbe ritenere i terroristi jihadisti dei BURATTINI, ma siamo sicuri che lo siano?).

Dunque, l’auspicio è che anche dalle nostre parti si ric